21 Gennaio 2015
Redazione
ACQUA
21 Gennaio 2015
Redazione

Pesticidi, le nostre acque esposte a un “cocktail” di sostanze chimiche

Sono 175 le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane. Lo afferma l’edizione 2014 del rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell’ispra

Nel nostro pianeta sono presenti circa un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua, il 97% dei quali costituito da acqua salata dei mari ed il restante 3% da acqua dolce sotto forma di laghi, fiumi e acque sotterranee. Bene limitato, non per altro viene chiamo l’oro blu, questa preziosa risorsa viene spesso inquinata dalla scellerata attività dell’uomo. Una di queste è legato all’attività agricola e all'uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi che penetrano nel terreno fino a contaminare le falde acquifere, le maggiori riserve idriche delle città. Questo presenta, quindi, seri rischi per la qualità dell’acqua potabile che noi quotidianamente consumiamo.

A farci una panoramica sullo stato delle nostre acque ci ha pensato l’Ispra nel suo rapporto “nazionale pesticidi nelle acque”. E la situazione fotografata non è delle migliori: “sono 175 le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane nel 2012, si legge nel rapporto. In cima alla lista, gli erbicidi: il loro utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne facilita la migrazione nei corpi idrici. Rispetto al passato è aumentata, però, significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi”.

A fare da contraltare però c’è un dato comunque positivo: nel biennio 2001-2012 c’è stata una diminuzione delle vendite di questi prodotti, passati da 147.771 a 134.242 tonnellate (-9,1%), con un calo maggiore (-30,2%) dei prodotti più pericolosi. Il dato evidenzia un uso sicuramente più ragionato delle sostanze chimiche in agricoltura, cosa peraltro favorita dalla politica agricola comunitaria e nazionale ma anche dall’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a basso impatto. Evidenzia però l’istituto che questo trend positivo non si riflette sui risultati del monitoraggio, che sottolinea una presenza ancora diffusa nelle acque nazionali di questi elementi.
Vediamo qualche dato. Nelle acque superficiali, afferma l’Ispra, il 17,2% dei punti di monitoraggio (253) presenta concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Mentre nelle acque sotterranee, è il 6,3% dei punti di monitoraggio (152) che supera i limiti. Altro dato importante è che in questi campioni sono spesso presenti miscele di sostanze diverse: ne sono state trovate fino a 36 contemporaneamente. Questo peggiora ancora la situazione perché aumenta in maniera esponenziale l’effetto dannoso di queste sostanze per l’uomo e l’ecosistema.

I campioni esaminati nel 2011 e 2012 sono stati 27.995 provenienti da 19 regioni e province autonome. Le concentrazioni misurate sono spesso basse, ma la diffusione della contaminazione è molto ampia. Dati alla mano, la presenza di queste sostanze risulta più diffusa nella pianura padano veneta, mentre altrove la situazione è ancora abbastanza disomogenea: “dal Molise e dalla Calabria non è pervenuto nessun dato, afferma il rapporto, e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come il numero delle sostanze cercate”.

 
 

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