30 Luglio 2019
Giuliano Giulianini
ACQUA
30 Luglio 2019
Giuliano Giulianini

Tevere: patrimonio storico e naturale, o minaccia incombente?


Quattrocento chilometri tra montagne, campi agricoli e metropoli; dighe, riserve naturali, porti, canali e muraglioni. Dalle sorgenti in Romagna allo stadio della Roma, il grande fiume che attraversa l’Italia centrale può rappresentare un’occasione di rilancio del rapporto uomo-natura o, se trascurato e mal gestito, diventare un pericolo per centinaia di migliaia di persone che vivono sulle sue sponde.

Che cosa hanno in comune Romolo, Remo e Carlo Verdone? Sono tre personaggi chiamati in causa come testimonial della storia del fiume Tevere in un recente convegno. I gemelli del mito per averlo scelto come sito per la fondazione della loro città. L'attore romano invece è protagonista di uno spezzone tratto da un suo film che ha aperto il dibattito organizzato dall'ISPRA e dall'Autorità di Bacino dell'Appennino Centrale intitolato “Tevere nostrum. Sicuro. Pulito. Da vivere. Un fiume Parco Nazionale”. Nello sketch comico Verdone si chiedeva se questo fiume serve o non serve ai romani. Il convegno, più seriamente, si è chiesto se non sia arrivato il momento di restituire al Tevere la sua funzione naturale di luogo di vita e di incontro, di passaggio e scambio con il territorio. L'idea è quella di istituire un Parco Nazionale del Tevere, non solo nel tratto che attraversa la Capitale, ma lungo tutto il suo percorso, dall'Umbria al Mar Tirreno. 
Ecosistema, la rubrica radiofonica di Earth Day Italia trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha approfondito questa suggestiva proposta con uno dei promotori: Erasmo D'Angelis, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale.

Iniziamo con le bellezze del Tevere. Un parco nazionale, che cosa dovrebbe mettere in risalto di questo fiume? Ovviamente noi conosciamo molto bene la parte “romana”, ma il Tevere è lungo 400 chilometri.

Il Tevere è il nostro più antico monumento. Ha attraversato millenni di storia, di cultura, racconta tanti aspetti del nostro carattere, del nostro sviluppo di italiani. Ma racconta anche tutte le sfide che ci sono state lungo le sue rive per costruire Roma e tante altre città che sono davvero delle meraviglie universali. Il Tevere non è soltanto Roma. Ci sono 56 aree urbane, 56 città, lungo i 405 km del suo corso: dalla sorgente di Verghereto in Emilia Romagna, passando per la Toscana, poi per l'Umbria, arrivando nel Lazio, fino alla foce naturale di Ostia. C'è da dire anche che è l'unico fiume-mare italiano: l'unico fiume che abbia una capitaneria di porto, a Fiumicino. Un fiume che, oggi più che mai, è un'infrastruttura ecologica vitale, perché connette tutta l'Italia centrale. In tempi di cambiamenti climatici e quindi di difesa dell'ambiente, delle acque e della natura, difendere e tutelare questo ecosistema è davvero un obbligo. Il Tevere già oggi scorre in un mosaico di 18 ambienti tutelati. Sono diversi ecosistemi: riserve naturali, parchi nazionali, parchi fluviali, aree protette, oasi, che sono tanti habitat di flora di fauna. C'è una strepitosa naturalità. Abbiamo analizzato tutto il percorso e le sponde, di destra e di sinistra; ebbene: su 405 km, solo 56 sono urbanizzati. Tutto il resto è natura, anche selvaggia fortunatamente, a partire da tante aree del nostro Appennino.
Abbiamo un ambiente davvero meraviglioso, ma maltrattato e super sfruttato in alcuni tratti urbani; in particolare nel tratto romano. Però intorno al Tevere ci sono tante istituzioni, associazioni ecologiste, civiche e sportive, agricoltori, produttori, università ed enti scientifici di ricerca che lavorano. Cioè, è la tipicità italiana che fa nascere l'idea di un parco nazionale: perché in Italia non abbiamo uno Yellowstone. Nei nostri parchi nazionali non c'è solo “natura”, ma anche storia e cultura. Ci sono addirittura delle attività produttive invasive: ad esempio sulle Alpi Apuane ci sono le cave. Quindi i parchi italiani sono tante sfide. Dentro ci sono 1600 piccoli centri urbani che sono altrettanti tesori; ci sono quasi 3000 produttori agricoli; ci sono anche località turistiche. I nostri sono parchi vissuti, dove c'è davvero tutta la storia dell'Uomo. Questa sfida del Tevere “parco nazionale” rientra pienamente nella filosofia dei parchi italiani, dove si protegge tanta natura, ma anche tanta storia del costruito e dell'uomo.

Abbiamo parlato delle bellezze ma purtroppo il Tevere porta “a valle” anche delle brutture: delle situazioni difficili. Ci sono relitti, strutture abbandonate, anche industriali; e poi ormai, nel sentire comune, è un fiume inquinato anche se, come abbiamo imparato da questo convegno, molto meno che in passato. Qual è la situazione delle criticità ambientali del Tevere?

Il Tevere, sui 405 km di corso ha circa 230 km soggetti a piene ed erosioni. Problematiche che riguardano tutte le arginature e le sponde. Quindi è un fiume abbastanza rischioso: a carattere torrentizio, si dice, come tutti i nostri fiumi. Per molti mesi dell'anno scorre a 200 metri cubi al secondo: molto basso, poca portata. Ma in caso di nubifragi, per qualche giorno di pioggia intensa, arriva anche a 3000 metri cubi al secondo. Quindi fa un balzo notevole. Perciò abbiamo questa larga parte del fiume che è soggetta ad alluvioni ed esondazioni. Ovviamente il tema riguarda le aree urbane, in particolare Roma, che nell’area centrale è difesa dalle piene da 150 anni (dal 1870) dai muraglioni; ma a nord e a sud ancora non ci sono difese. Le stiamo progettando: ad Orvieto abbiamo lanciato l'idea di un sistema di invasi che possano contenere 50 milioni di metri cubi di acqua di piena, a monte della città e a della sua zona.
La qualità delle acque è un problema nell'attraversamento urbano. Era un grande problema fino a 10-15 anni fa. Oggi perfino Roma è una città con acque largamente depurate. Su quattro milioni di abitanti ne restano circa 30.000 [serviti da scarichi] ancora da avviare a depurazione; però [Roma] non è più la cloaca che ricordiamo. [Il Tevere] è un fiume sempre più in via di ri-naturalizzazione, con un'acqua che dev’essere sempre difesa, perché riceve anche 42 affluenti, e lì ci sono problemi di depurazione che vanno risolti.

Abbiamo ascoltato con interesse l'intervento del professor Mario Tozzi che ha messo voi proponenti di fronte a una scelta quasi filosofica: ha chiesto di scegliere fra un parco-fiume di un fiume “naturale” e “naturalizzato”, oppure un fiume “ingegnerizzato”, “canalizzato”, con dighe e bacini artificiali. Lui ne ha fatto una questione culturale: vogliamo un fiume riportato all'antico, dal quale “ritirarci” facendo passi indietro? Qual è il vostro progetto?

La nostra è la versione A, la prima che ha detto Mario. Perché è evidente che il Tevere ha alle spalle una storia di rettifiche, deviazioni, cementificazioni, strozzature. Dai tempi dei romani ha subito tante modifiche e interventi: sbarramenti, dighe che ancora servono a laminare (“depotenziare”, nda.) le piene. Il punto è: fatti ormai questi “danni”, queste modifiche che ci troviamo sul groppone, può partire il modello di una nuova programmazione, che ovviamente dev’essere integrata con tutti i fattori condizionanti per un fiume. Cioè l'uso e il consumo dei suoli, l'urbanistica, lo sviluppo economico, la vita sociale, e così via. Però è ora di dire basta a tutto quello che significa consumo delle sponde del Tevere, e avviare questo recupero del rapporto con il fiume. Il fiume è l'identità di una città. Pensiamo a Roma: aveva una cultura fluviale che ha perso: non si vede più. Il fiume purtroppo scorre come un intruso dentro la città. Quando il fiume è una ricchezza, è cultura fluviale: sono millenni di storia che ci portiamo dietro. Se perdiamo questo, perdiamo l'anima di una città; e poi ci si incattivisce. Perché il fiume serve anche a questo: a darci un po' di pace con le acque, con la natura, a vedere il mondo con occhi diversi. Ciò che diceva Tozzi è vero: il fiume non va più maltrattato. Va vissuto. È davvero la nostra ricchezza interiore; la ricchezza e la bellezza della natura.

Durante il convegno avete “incassato” diversi endorsement e pareri positivi. C'erano il Ministero delle infrastrutture, Acea, la Capitaneria di porto, diversi studi economici sulla fattibilità del parco, e così via. Però l’istituzione di un parco nazionale è decisa da un ministero, dalle regioni competenti e dai comuni che attraversa. A questi livelli che risposte avete alla proposta di un Parco del Tevere?

C'è grande interesse da parte di tanti comuni, anche di Roma, per far sì che il Tevere sia sempre più protetto. Ovviamente quella che stiamo avviando è una procedura lunga: ci vuole del tempo e ci vogliono analisi. Però intanto siamo partiti. Vent’anni fa partì l'idea di un parco interregionale del Tevere: cioè delle quattro regioni. Si discusse per un po' e non si arrivò a nulla. Oggi forse possiamo ricucire queste 18 aree protette intorno al fiume e portare avanti questa operazione, sperando di portarla in porto. È ciò che serve anche all'Italia per dare il segnale che davvero riusciamo a proteggere questa natura; e che queste acque finalmente non diventano, come sono state a lungo, un ricettacolo di rifiuti: qualcosa che ci scorre accanto e che nemmeno vediamo.
Certamente, dal punto di vista della burocrazia e di tutte le procedure, è una montagna. Però questa montagna la vogliamo scalare insieme alle istituzioni, a tanti cittadini, a tante associazioni che sono venute al convegno e ci hanno dato una mano. Io vedo che, dai pescatori sportivi ai canoisti, tutti quelli che in qualche modo vivono il fiume, lungo tutto il percorso, ci spingono a fare questa operazione. Il Tevere (lo ricordo sempre) è l'unico grande fiume d'Europa che non ha nemmeno un museo. Una scuola che voglia informarsi sul fiume non può andare in un luogo e ammirare tutto ciò che esso che è riuscito a fare: in fondo il Tevere ha dato i natali a Roma, all'Italia. Quindi abbiamo davvero l'obbligo di fare questa grande operazione culturale, ecologica; un'operazione che appartiene a tutti noi: sta nel nostro animo.

In questo periodo storico c'è un altro grande progetto a Roma, su un'ansa del Tevere. Un progetto che coinvolge molta della politica e dell’emotività cittadina: l'insediamento urbano dello stadio della Roma. Sarebbe compatibile (o si può rendere compatibile) con il progetto di ri-naturalizzazione del fiume, anche in ambito urbano?

Si, bisogna vedere bene dove realizzeranno lo stadio. Sulla prima versione (Tor di Valle, nda.) ha lavorato anche l'Autorità del Tevere, tre anni fa. Ciò che abbiamo detto su tutti i tavoli (ed è stato accettato) è che le prime opere sono la messa in sicurezza, per quasi 20 milioni di investimenti, di tutta l'area intorno al futuro stadio. È un'area molto urbanizzata, con diverse decine di migliaia di persone a rischio alluvioni. Io non c'ero, ma hanno dato il via alla prima versione dello stadio a patto che, appunto, la prima pietra fossero le opere di sicurezza. Ho visto che oggi c'è un'altra localizzazione: nell'area di Fiumicino. Staremo a vedere. Però, per quanto riguarda noi ovviamente, bisogna stare attenti alle aree a rischio; perché il Tevere purtroppo è un fiume molto urbanizzato, cementificato, spesso anche in maniera abusiva. Ostia e Fiumicino, che sono la foce naturale e la foce artificiale, sono largamente abusive: quasi il 70% dell'edilizia è nato in maniera spontanea, molto “tollerata”, persino sulle golene del Tevere (le parti del letto del fiume invase per prime dalle piene, nda.).

Purtroppo lei ha già dato quest'allarme: 28 miliardi di danni potenziali...

Infatti: abbiamo 250.000 romani a rischio alluvione: la più alta densità di popolazione d'Europa. [Occorre] davvero la massima attenzione e cautela nel verificare le aree [per lo stadio]: capire bene quali sono le opere di difesa. Il problema è abbastanza complesso; non si affronta in tre secondi dicendo: “lo localizziamo lì” e “lo facciamo lì”. Quindi bisogna davvero studiare, analizzare e capire bene che cosa fare per mettere in sicurezza soprattutto una città come Roma.

Intervista ad Erasmo D'Angelis del 30 luglio 2019

Il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale illustra la proposta di istituire un parco nazionale lungo tutto il corso del fiume Tevere.

 
 

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