8 Ottobre 2014
Redazione
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8 Ottobre 2014
Redazione

Una risorsa tutta da esplorare: il mare

“Eurocean2014” accende i riflettori sulle potenzialità della “Blue Growth”, dove l’Italia può essere protagonista

Si sono accesi i riflettori su una risorsa ricca e spesso sottostimata di potenziale innovazione, crescita e occupazione rappresentata: i mari.

È in corso presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (aula Convegni - Piazzale Aldo Moro 7 - entrata via dei Marrucini, Roma) la Conferenza “Eurocean2014”.

Organizzato dal Cnr e dalla Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione, insieme a Commissione Ue, European marine board, Ogs e Conisma,l’incontro vedrà la partecipazione del Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur) Stefania Giannini e del Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, oltre quella del Presidente del Cnr Luigi Nicolais.

Con la strategia Europa 2020, l’Unione Europea sta cercando di rilanciare l’economia reale e uscire dalla crisi, per sostenere occupazione, competitività e coesione sociale. Il potenziale di crescita dell’economia del mare, la “Blue Growth”, è un’opportunità che l’Europa, con i suoi 89mila chilometri di coste e l'Italia con i suoi 8mila Km, non possono perdere.

Le cifre lo evidenziano con chiarezza: “Oltre 5,4 milioni di posti di lavoro e un valore aggiunto di quasi 500 miliardi di euro annui: questi i numeri dell'economia europea del mare, cosiddetta economia blu, che rappresenta anche il 75% del commercio esterno dell’Ue basato sul trasporto marittimo, cui si aggiunge il 37% del commercio interno”, sottolinea Enrico Brugnoli, direttore del Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr. E spiega come l’Italia “per posizione geografica e ruolo nell'Unione Europea” non possa che avere un ruolo da protagonista per lo sviluppo sostenibile dell'economia del Mediterraneo.

Non vanno però sottovalutate le competenze scientifiche e gli investimenti economici necessari: “Occorre incrementare le conoscenze scientifiche di mari e oceani per una gestione sostenibile e occorre investire (in termini economici e di risorse umane) – mette in guardia Brugnoli - per aumentare le conoscenze e, soprattutto, per mappare i fondali marini, gestire i rischi legati all’ambiente marino, sia costiero che profondo, e per lo sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche e minerarie”.

 
 

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