Land Grabbing, impatto ambientale e violazione dei diritti umani

Secondo Banca mondiale il fenomeno ha coinvolto tra i 50 e 80 milioni di ettari di terra in particolare nel Sud del Mondo. Vediamo di cosa si tratta

Federica Corsi, Policy Advisor di Oxfam Italia sul fenomeno del Land Grabbing.
L’intervento è stato trasmesso dalla Radio Vaticana all’interno di “A Conti Fatti” programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it in collaborazione con Earth Day Italia.

Dottoressa Corsi, che cos’è il Land Grabbing e da che cosa è scaturito questo fenomeno?
Si tratta di acquisizione di terra su larga scala, ovvero superiore ai 200 ettari di terreno. Queste acquisizioni diventano accaparramento di terra, “Lad Grabbing”, quando violano i diritti umani, non valutano l'impatto ambientale e sociale, con condizioni contrattuali poco chiare, e senza consultarsi con le comunità locali, senza ricevere, quindi, il loro consenso libero, preventivo e informato. Le cause ascrivibili a questo fenomeno sono varie, ne cito principalmente tre: l'aumento della produzione agricola non a fini alimentari dove la terra e l'acqua sono sempre più contese per la produzione di biocarburanti e di altre culture che servono per l'approvvigionamento energetico; le crisi alimentari e la volatilità dei prezzi alimentari. I paesi importatori di cibo acquisiscono terre all'estero per assicurarsi la copertura dei bisogni alimentari del proprio mercato interno ed essere in questo modo meno dipendenti dalle fluttuazioni del mercato internazionale; infine c'è il fenomeno della speculazione sulla terra: la terra diventa un bene rifugio da acquisire e su cui investire per trarne profitto futuro, ma senza alcun interesse verso quello che è il suo reale valore produttivo.

Quali sono le conseguenze sociali del Land Grabbing?
Gran parte di queste acquisizioni vengono concluse da investitori stranieri in paesi che soffrono la fame, che hanno sistemi di governance deboli, e minori tutele giuridiche per le comunità locali. A pagarne le conseguenze sono, quindi, le popolazioni più povere, che vedono violati i loro diritti, che si trovano a perdere l'accesso alle risorse come terra e acqua da cui dipende la loro sopravvivenza e sono soggetti, quindi, a maggiore insicurezza alimentare.

Quali sono i paesi più soggetti al fenomeno? E quali i paesi accaparratori?
Esiste un data base a livello globale, il “land matrix”, dove vengono registrate tutte le acquisizioni su larga scala. Secondo questo data base globale, nelle prime dieci posizioni dei paesi che investono su grandi acquisizioni di terra troviamo gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi, la Gran Bretagna, Singapore. Tra i paesi, invece, che sono esposti al fenomeno di lad grabbing, troviamo l'Indonesia, Mozambico, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo.

Come Oxfam voi avete analizzato diversi casi specifici di land grabbing in Africa e in America latina. Può citare una vicenda reale a titolo di esempio?
Abbiamo seguito un caso in Guatemala, nella Valle del Polochic, dove, nel 2011, 14 comunità sono state sfrattate dalle proprie terre ad opera di un'azienda produttrice di zucchero. Circa 800 famiglie hanno perso la loro terra e hanno visto distrutti i loro raccolti. Il caso è stato oggetto anche di una campagna internazionale da parte di Oxfam per chiedere al governo di dare compensazione a queste famiglie sfrattate. A fine 2013 c'è stata una parziale vittoria: 140 famiglie hanno visto riconosciute i loro titoli di proprietà da parte del governo e il presidente del Guatemala si è impegnato a continuare questo riconoscimento anche per le restanti 629 famiglie.

Che cosa possono fare i governi e le organizzazioni per difendere le popolazioni povere da questo fenomeno?
C'è prima di tutto la necessità di regolare gli investimenti che avvengono nei paesi. I governi hanno una responsabilità cruciale nel controllo e nella regolazione degli investimenti da parte dei settori privati. Da parte del settore privato, invece, c'è la necessità di essere protagonista e di assicurare che non ci siano violazioni verso quelle comunità locali dove si andranno a fare degli investimenti. Quello che, come Oxfam, noi chiediamo nella campagna “scopri il marchio”, che si rivolge in questo momento alle 10 più grandi multinazionali del cibo, è che queste aziende adottino delle politiche di tolleranza zero al Lad Grabbing. Queste aziende hanno il dovere di assicurare che vi sia sempre il rispetto del consenso libero, preventivo e informato delle comunità locali per qualsiasi investimento agricolo che loro realizzano in questi paesi. Inoltre devono condurre delle valutazioni indipendenti su quelli che sono gli impatti sociali/ambientali dei propri investimenti; che monitorino quello che è l'operato diretto dell'azienda, ma anche quello che è l'operato dei propri fornitori. La nostra speranza è che l'adozione di queste politiche da parte di aziende importanti nel campo alimentare possa anche essere motivo di emulazione da parte di tutto il settore del business privato.