Recuperare gli avanzi con stile. Dalla doggy alla family bag

L’iniziativa di Ministero dell’Ambiente, UnionCamere Veneto e Conai contro lo spreco alimentare

Una volta era la doggy bag, letteralmente la "borsa del cane". Così veniva chiamato il contenitore per alimenti nel quale si raccoglievano gli avanzi di un pasto consumato al ristorante da poter portare a casa.

In teoria per rimediare un pasto per il cucciolo di casa, in pratica spesso venivano consumati dagli stessi avventori del ristorante.
Una pratica molto diffusa, ad esempio, nel Regno Unito o, ancora, in Francia, dove i grandi ristoranti sono obbligati a fornire la bag, e i supermercati a distribuire i  prodotti in scadenza ad organizzazioni benefiche che si occupano di redistribuirli agli indigenti.
 
Noi italiani, invece, siamo un po’ più “timidi”. Non sempre è semplice chiedere la bag, si ha la sensazione di elemosinare un pasto (sebbene di fatto sia stato già pagato), si temono gli sguardi dei camerieri, come dimostra una ricerca condotta da Waste Watcher, l’Osservatorio nazionale sugli sprechi di Last Minute Market, secondo cui il 41% degli italiani si imbarazza a chiedere al ristorante la doggy bag.
Che sia anche una questione di nome? Potrebbe disturbarci dal punto di vista psicologico l’idea di mangiare degli avanzi destinati (doggy bag) al cane?
È possibile, e forse è anche per questo che, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, il Ministero dell’ambiente ha rilanciato il progetto “Family bag” in collaborazione con Unioncamere Veneto e il sistema CONAI-Consorzi di Filiera.
La prima fase del progetto coinvolgerà 100 ristoranti selezionati da Unioncamere Veneto nella provincia di Padova. A loro il Sistema Conai-Consorzi di Filiera ha provveduto a far recapitare delle Family bag di design realizzate con i diversi materiali di imballaggio. Bag di plastica (Consorzio Corepla), di alluminio (Consorzio Cial),  di carta (Consorzio Comieco) di legno (Consorzio Rilegno) e di acciaio (Consorzio Ricrea).
Un modo per stimolare l’adozione di un comportamento sano, se si pensa che circa un terzo del cibo prodotto finisce in spazzatura, uno spreco spaventoso, a maggior ragione in considerazione del costo ambientale ed economico che è stato sostenuto per produrre un cibo da destinare al cestino.


“Mi sono impegnata personalmente per avviare questo progetto, che rappresenta un passaggio culturalmente importante per tutti gli italiani” ha dichiarato il Sottosegretario del Ministero dell’Ambiente Barbara Degani. “Family Bag rappresenta l’upgrade delle doggy bag, affrancando attraverso contenitori di design e dall’estetica curata questo concetto dal ghetto del nostro immaginario e dal pudore di richiederlo a fine pasto. Perché non sprecare deve essere il nuovo stile di vita, e richiedere una Family Bag significa comportarsi in maniera virtuosa.”.
Dopo l’avvio della fase pilota in Veneto, il progetto sarà gradualmente esteso ad altri territori e regioni italiane.
Chissà che non sia la volta buona, sarebbe ora che il Paese del buon cibo per eccellenza divenisse anche un esempio sul fronte della lotta allo spreco alimentare.