Spreco alimentare, ogni anno in Italia 13 miliardi di euro nella spazzatura

Papa Francesco contro lo spreco, in udienza il Banco Alimentare

Ogni anno in Italia lungo la filiera agroalimentare, dai campi al consumatore finale, si producono 5,6 milioni di tonnellate di cibo in eccedenza, di cui 5,1 milioni diventano spreco, per un valore di 12,6 miliardi di euro l’anno, 210 euro per persona. Uno paradosso insostenibile, tanto che Papa Francesco oggi riceve in udienza proprio chi, quotidianamente, lotta contro questo spreco: il Banco Alimentare, con le aziende donatrici di alimenti, i suoi volontari, le strutture caritative e i bisognosi che ricevono gli aiuti.

Secondo l’indagine “Surplus Food Management Against Food Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari. Dalle parole ai fatti”, promossa da Politecnico di Milano e Fondazione Banco Alimentare, lo spreco alimentare viene generato per il 53% dalle aziende della filiera, ma anche il consumatore fa la sua parte (47%). Il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze è però in aumento (si è passati dal 7,5% di 4 anni fa al 9% circa oggi) grazie al diffondersi di best practice e a una maggiore consapevolezza sociale.

Anche il recupero ha i suoi costi (da 0,2 a 2 euro al kg in funzione dello stadio della filiera), ma considerando il valore del cibo recuperato si ha un “effetto moltiplicatore” (rapporto tra valore recuperato e costo per il recupero) che varia da 3 a 10 euro. Il costo dello spreco alimentare, però, non è solo sociale ed economico ma anche ambientale: un impatto pari a 13 milioni di tonnellate di Co2, quelle utilizzate per produrre questi alimenti.

L'eccedenza alimentare è il cibo che viene realizzato, trasformato, distribuito o preparato per il servizio ma che non viene consumato. Anche in questo caso la maggior parte dell’eccedenza (57%) viene generata dagli attori economici della filiera dal settore primario a quello della ristorazione, ma anche il consumatore influisce notevolmente sul fenomeno (43%). Le eccedenze alimentari che non vengono recuperate per il consumo umano si trasformano in spreco.

Ben il 91,4% dell’eccedenza alimentare si trasforma in cibo sprecato che, quindi, non viene recuperato. L’entità del recupero (tra l’8 e il 9%) è leggermente in crescita rispetto alla rilevazione di 4 anni fa, frutto di una maggiore attenzione (anche a seguito della congiuntura economica) e al diffondersi di best practice (ad esempio, le iniziative dei punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata).

Dalle aziende al consumatore, i diversi stadi hanno differenti tassi di recupero dell’eccedenza (eccedenza che non diviene spreco): si passa dal 57% nell’industria di trasformazione al 10% circa nella distribuzione e ristorazione.

Nel 2014, la Rete Banco Alimentare ha recuperato circa 40.448 tonnellate di eccedenze alimentari, 1.043.351 porzioni di piatti pronti e 319 tonnellate tra pane, frutta e altri prodotti freschi dalla ristorazione organizzata, dalle mense aziendali e dalle mense scolastiche. Da maggio 2015 a settembre ha recuperato da Expo quasi 20 tonnellate di alimenti, tra cui prodotti freschi (frutta, verdura e latticini), a seguire pane, panini imbottiti e alimenti misti secchi, tra cui pasta, farina e legumi.

Ogni giorno gli alimenti vengono ridistribuiti gratuitamente a 8.669 strutture caritative che aiutano circa 1.910.000 poveri in Italia. Un'attività resa possibile grazie al lavoro quotidiano di 1.869 volontari.

Il quadro normativo ha dimostrato di essere efficace nel promuovere la donazione di alimenti e il recupero di eccedenze alimentari ai fini di solidarietà sociale. Nel 2003 è stata approvata la cosiddetta “legge del Buon Samaritano”, che considera le onlus “consumatori finali”. Nel 2013, poi, la legge 147/2013 ha stabilito che i donatori di alimenti devono garantire un adeguato stato di conservazione, trasporto, deposito e uso dei prodotti alimentari donati, ciascuno per la parte di competenza.

Manca però un sistema di incentivi alla donazione delle eccedenze; sono previste invece delle agevolazioni fiscali dal punto di vista dell’Iva (esenzione della donazione e possibilità di recupero dell’IVA versata per la produzione o acquisto) e dal punto di vista delle imposte dirette.

Per passare da 500mila a 1 milione di tonnellate di cibo recuperato occorre approvare una legge che sia utilizzabile dai donatori e dai beneficiari, che stimoli le donazioni attraverso procedure certe e semplici. Oggi spesso la decisione di non recuperare cibo è motivata dalla complessità burocratica richiesta alle aziende.

In conclusione, se da un lato il quadro normativo italiano ha dimostrato di essere efficace nel promuovere la donazione di eccedenze, dall'altro si avverte l’esigenza di un’armonizzazione del quadro normativo perché possa efficacemente indirizzare donazione, recupero e distribuzione ai fini di solidarietà sociale, all’interno di un sistema in cui ogni attore possa essere incentivato nel ruolo che gli compete, ivi compresa l’Autorità Pubblica nella prevenzione dello spreco alimentare e nella lotta alla povertà.