Agricoltura: pericolo estinzioni

Centinaia di specie vegetali e animali selezionate da generazioni di agricoltori rischiano di essere soppiantate dai prodotti di massa meno variegati. Un'associazione si occupa di salvarne semi ed esemplari e promuoverne di nuovo la diffusione in Italia.

Agricoltura biologica e biodiversità sono concetti affini ma diversi. Per biologica si intende, in sostanza, quell'agricoltura portata avanti senza l'uso di additivi o antiparassitari sintetici. Ma la moderna agricoltura industriale, per quanto possa essere biologica, ha comunque sacrificato moltissimo alla biodiversità, sia animale che vegetale. Le logiche della produzione di massa, della distribuzione globale e, ultime ma non ultime, delle esigenze di marketing, hanno portato a selezionare varietà di animali, verdure, cereali, legumi e frutti sempre più limitate e simili sui vari mercati.

Trasporti transcontinentali, sistemi di refrigerazione, pubblicità globali di prodotti confezionati venduti identici in ogni paese del mondo hanno fatto perdere ai consumatori il gusto e persino la memoria dei prodotti più tipici della propria tradizione locale: in un qualunque supermercato del pianeta si può essere sicuri di trovare mele dalla buccia rossa e la polpa bianca, carote arancioni, polli e galline della stessa razza dal piumaggio bianco; persino la forma e la misura delle banane tende alla standardizzazione.

I motivi alla base sono la selezione di varietà più produttive, resistenti, grandi, ma anche la volontà di omologare la domanda e quindi allargare i mercati. Se a questo si aggiunge la manipolazione genetica che promette prodotti sempre più "remunerativi" ma sempre meno naturali, il quadro di un impoverimento progressivo delle colture e degli allevamenti (dunque della biodiversità in agricoltura) è completo.

Dal 1996 un'associazione si occupa di promuovere sia l'agricoltura biologica, con l'obiettivo della tutela della fertilità naturale del suolo e della salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento, sia, soprattutto, la biodiversità. Si tratta di "Civiltà Contadina" (vai al sito), associazione di volontariato che ha il suo motore nella collaborazione tra agricoltori ma è aperta anche a ortolani, vivaisti, amatori e, in astratto, a chiunque abbia a cuore questo "salvataggio" di specie dall'estinzione. Il rischio infatti è che si perdano definitivamente nell'oblio le migliaia di varità "minori" di cereali, legumi, frutti, specialità regionali o addirittura tipiche di un solo territorio, una valle, una piana, un'isola, che fino a quando l'agricoltura era condotta con tecniche tradizionali caratterizzavano la storia e la gastronomia di ogni contrada italiana; tramandate per secoli di padre in figlio con infiniti incroci e selezioni.

Il contributo pratico principale di "Civiltà Contadina" è  la cosiddetta "Arca dei semi", centinaia di semi di piante italiane conservati a -21 gradi nella "Banca del seme" dell'associazione. Semi recuperati dagli associati (i "seed savers") in seguito a ricerche nelle campagne, negli orti, nei paesi, nei casali, o grazie a donazioni di vecchi contadini che conservavano quello che era una volta il tesoro di famiglia. Periodicamente i soci, organizzati in gruppi locali, regionali, provinciali, a volte comunali, si incontrano e si scambiano idee, tecniche, esperienze... e semi, per provare a diffondere di nuovo prodotti che le persone normali, i consumatori, non conoscono più.
Un simbolo di quest'impresa è il pollo Ancona, una razza autoctona che per secoli ha caratterizzato gli allevamenti italiani, dalle grandi aziende al più piccolo pollaio domestico. Ora si trova sull'orlo dell'estinzione, soppiantato da razze che per dimensioni, peso e produttività, sono più adatte all'allevamento in batteria. Il "rilancio" del pollo Acona è uno dei progetti attivi dell'associazione; un altro è la promozione dei frutteti storici: come per gli ortaggi, anche diversi frutti sono stati accantonati per far largo a quelle poche varietà che si trovano comunemente allineate sui banchi dei supermercati. Ad esempio i frutti a polpa rossa: pesche, ma anche mele e pere il cui colore particolare è indice di un ricco contenuto di polifenoli antociani, utili alla salute delle cellule.

Diversi vivaisti in Italia si stanno dedicando alla perpetuazione di questo patrimonio vegetale.
Chiunque può partecipare al salvataggio: "Civiltà Contadina" organizza corsi base di orticoltura biologica, e non occorre neanche avere terra da coltivare. Una delle idee è di convincere le autorità istituzionali a destinare a frutteti storici ed orti sinergici i terreni pubblici incolti. Una delle collaborazioni più auspicabili e, in prospettiva, decisive, è la quella con le scuole per la creazione di orti scolastici.
Questo è uno degli esempi più validi di come comunità locali possano promuovere un nuovo modello di sviluppo che tenga in ugual conto le esigenze produttive, le tradizioni, le ricchezze locali e la salvaguardia dell'ambiente. Come altre storie simili, l'esperienza esemplare di "Civiltà Contadina" è stata inserita nel progetto "Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia - Le comunità rurali e montane insegnano come mangiare tutti e mangiare bene", realizzato da Earth Day Italia  con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e presentato recentemente all'EXPO 2015.