Birra Pedavena, fare innovazione partendo dalla tradizione

Pedavena è una piccola località nel bellunese nota per la sua fabbrica di birra. La storia di questo stabilimento ci mostra come sfuggire alle logiche di mercato per tutelare una tradizione è possibile. Vediamo come

Quando una fabbrica non risponde più alle esigenze di mercato la prima decisione che viene presa è quella di chiuderla e di delocalizzarla, con enormi conseguenze per tutta la cittadinanza. Ma sfuggire da queste logiche di mercato si può. È quello che è successo a Padevena, piccola località nel bellunese nota per la sua fabbrica di birra.

Caratteristica principale di questa fabbrica è proprio il suo forte legame con il territorio e con la popolazione che vi abita.

Fondata nel 1897 dalla famiglia Luciani, “conosce fin da subito uno sviluppo eccezionale, si legge nel sito ufficiale dello stabilimento, grazie all’utilizzo di materie prime di elevata qualità: l’acqua oligominerale delle Dolomiti Bellunesi, il luppolo profumato e il lievito purissimo”. Negli anni 70 viene ceduta ad una multinazionale che in seguito decise di chiudere lo stabilimento. “Era il 2004, racconta Gianni Pasa mastro birraio e direttore dello stabilimento. “L’azienda proprietaria dello stabilimento decise la sua chiusura perché non più corrispondente alle esigenze di un grande sito produttivo”. Non era solo la chiusura di uno stabilimento ma la fine di una tradizione e di una cultura, quella della birra.

Subito i lavoratori della fabbrica fecero sentire la loro voce affinché si evitasse la chiusura dello stabilimento. Partirono alcune azioni fra cui una petizione che raccolse moltissime firme. Grazie a queste reazioni la multinazionale, si legge nel sito, concesse “una proroga della chiusura dello stabilimento fino a settembre del 2005” e nel febbraio 2005 decide per la sua vendita.

Tuttavia il 30 settembre, non trovando compratori, “la sirena della Birra Pedavena, che ha scandito per più di un secolo la vita del paese, suona per l’ultima volta”. Ma la chiusura non fu definitiva: dopo 8 mesi di fermo la Birra Castello decise di comprare lo stabilimento.
Si capì subito che sfuggire alle logiche di mercato era possibile, riproponendo delle birre che venivano fatte nel passato. Il primo obiettivo di Birra Castello fu, infatti, quello di riallacciare il legame storico con il territorio, punto forte di tutta la produzione. L’unica via, quindi, era puntare su una produzione artigianale con materie prime coltivate direttamente in loco, come l’orzo.

Un connubio quello tra territorio e tradizione che si è rivelato fin da subito vincente.

Intercettato da Earth Day Italia che, in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha voluto realizzare una rassegna quei casi di comunità rurali che, pur basando la propria economia sull’agricoltura e la produzione agroalimentare, hanno saputo “inventare” nuovi modelli di sviluppo per il territorio. Da questa selezione sono nate 15 storie racchiuse in cinque reportage che sono stati presentati all’Expo il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente.