26 Gennaio 2015
Stefania Galli
ALIMENTAZIONE
26 Gennaio 2015
Stefania Galli

Spreco lungo la filiera agroalimentare: quali strategie per contrastarlo?

Una chiacchierata con Francesca Giarè Ricercatrice dell’Inea, Istituto Nazionale di Economia Agraria

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, il tema dello spreco alimentare diventa centrale nel dibattito internazionale per suoi risvolti sociali e ambientali. La questione riguarda tutta la filiera agroalimentare e bisogna tornare ad una gestione più responsabile di ogni settore. In questo modo non solo si produce vantaggio economico per le imprese agricole ma si permette anche di evitare il consumo di risorse naturali. Francesca Giarè ricercatrice dell’Inea, Istituto Nazionale Economia Agraria ha risposto alle domande di Earth Day Italia intervenendo su A Conti Fatti, rubrica trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia

Dottoressa Giarè, partiamo dall’inizio: dove si produce lo spreco lungo la filiera agroalimentare?
Con caratteristiche diverse tra i Paesi, lo spreco si produce su tutta la filiera agroalimentare. In Italia, un paese con molte conoscenze scientifiche anche in campo agroalimentare, lo spreco è presente nella parte finale della filiera, cioè sulla tavola dei consumatori, mentre andando verso la produzione lo spreco si riduce. Diversamente per i Paesi in via di sviluppo, in quanto, mancando le tecnologie e le conoscenze per una produzione più sostenibile, lo spreco è maggiore in campo. Anche nel nostro Paese una certa quota di spreco si produce in campo, la cosiddetta perdita in campo di beni alimentari, e varia da regione a regione ma anche da produzione a produzione.

L’Inea ha avviato un’analisi sullo spreco alimentare, concentrando l’attenzione sulle perdite e gli sprechi lungo la filiera agroalimentare, con particolare attenzione alla fase di produzione, dove i dati sono più carenti. Che risultati avete riscontrato?
Dalle rilevazioni annuali dell’Istat abbiamo recepito i dati sulla perdita alimentare e, partendo da questi, abbiamo fatto elaborazioni per capire dove si presentano le maggiori perdite. Secondo L’Istat, nel 2011, si è registrato il 2,4% di spreco nella produzione totale, cioè oltre 13 milioni di quintali di cibo persi. Si evidenzia una perdita maggiore negli ortaggi che vengono coltivati in campi aperti in quanto più soggetti ad agenti atmosferici, grandine o siccità, o patologie virose che possono in qualche modo rovinare il prodotto che non trova, poi, collocazione sul mercato. Tra questi gli ortaggi hanno una perdita molto alta, circa il 28%, l'olivo il 22% , la vite il 15 %.

Quali sono le cause che determinano gli scarti e quali potrebbero essere le strategie da mettere in atto per diminuire le eccedenze e gli sprechi nel settore agroalimentare?
Le cause sono diverse: in alcuni casi si tratta di problemi dovuti a delle virosi, malattie delle piante, oppure ad agenti atmosferici come una grandinata. Capita a volte che il frutto sia troppo piccolo e non trova poi una collocazione sul mercato. Ma le cause possono essere anche legate allo stoccaggio del materiale, all'immagazzinamento, ma anche al trasporto in quanto anche in questa fase si può rovinare. In genere, gli alimenti freschi hanno una deperibilità molto facile e quindi se non vengono venduti e consumate subito, se ne può perdere una quantità abbastanza rilevante. Le cause, quindi, riguardano anche le modalità con cui gli alimenti vengono conservati.

Che conseguenze può avere lo spreco alimentare per l’ambiente e in particolare per le risorse acqua e terra?

Per l'ambiente lo spreco ha delle conseguenze molto gravi: innanzitutto c'è uno spreco proprio delle risorse acqua e terra, in quanto, se io coltivo un pezzo di terreno, consumo acqua, utilizzo anche degli agenti chimici per fertilizzare o diserbare, e poi non utilizzo il raccolto, ho già sprecato in partenza delle risorse fondamentali. L'eccedenza di cibo, inoltre, se non adeguatamente recuperata va a finire negli scarti producendo inquinamento. Inquinamento che va a colpire il terreno e anche le acque.

Ci sono, secondo lei, comportamenti virtuosi che il contadino può mettere in atto per ridurre gli sprechi?
Soprattutto per alcuni prodotti in cui si potrebbero presentare malattie da controllare, i servizi di sviluppo agricolo che vengono offerti dalla regione sicuramente possono fornire agli agricoltori delle conoscenze ulteriori su questi aspetti. Molti miglioramenti possono, inoltre, essere fatti dal punto di vista organizzativo- gestionale, promuovendo, ad esempio, la filiera corta che, caratterizzata per un numero ridotto di passaggi dal produttore al consumatore, prevede una minore deperibilità dei prodotti stessi. Si può variare, inoltre, la produzione: questo permetterebbe al terreno di essere più fertile, e al prodotto di trovare una collocazione con più facilità nel mercato.

 
 
 
 
 
 

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