11 Febbraio 2016
Giuliano Giulianini
CAMBIAMENTO CLIMATICO
11 Febbraio 2016
Giuliano Giulianini

60 milioni di persone minacciate da El Niño

L'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l'allarme per un 2016 in cui si prevedono emergenze climatiche, sanitarie ed umanitarie.

Il fenomeno che ai più è noto col nome di El Niño è in realtà una combinazione di condizioni delle temperature del mare e dell'atmosfera nelle fasce tropicali dell'oceano Pacifico che, periodicamente, raggiunge un punto critico, scatenando eventi climatici dalle gravose conseguenze. Quando il fenomeno si manifesta, colpisce i paesi che si affacciano sul Pacifico, principalmente nell'emisfero meridionale e ai tropici: Africa, America latina, sud est Asiatico, Oceania; ma le conseguenze si fanno sentire anche altrove. 

Tutto inizia con il riscaldamento delle acque del pacifico orientale, dalle coste cilene, peruviane, boliviane, ecuadoriane, e dell'America Centrale; poi il riscaldamento si sposta verso ovest, verso il centro dell'oceano. Le puntuali conseguenze sono l'aumento delle precipitazioni, più frequenti, abbondanti e violente del normale in alcune regioni della Terra, e periodi di anomala siccità in altre zone.
Il fenomeno del Niño è ciclico: non si innesca tutti gli anni ma si presenta sempre tra dicembre e gennaio, in media ogni 5 anni, e dura per qualche mese. Quest'anno si sta verificando, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un monito ai governi del pianeta per non sottovalutarne le conseguenze. In una precedente occasione, ricorda l'appello dell'OMS, El Niño si manifestò tra il dicembre del 1997 e il gennaio del 1998: a subire i danni maggiori fu l'Africa orientale, dove piogge eccessive e inondazioni portarono epidemie di malaria, colera e "febbre della Rift Valley": un virus che colpisce gli animali da allevamento ma, occasionalmente, può passare all'uomo.

Secondo gli esperti di Ginevra, dove ha sede l'OMS, il fenomeno di quest'anno è più intenso di quello del '97-98: ha raggiunto il picco a gennaio e continuerà fino ad aprile; ma le conseguenze dannose si faranno sentire per tutto il 2016 in diversi paesi: ondate di calore e siccità prolungate, piogge persistenti e inondazioni, avranno come effetto riduzioni delle scorte di cibo e acqua, focolai di epidemie, malnutrizione diffusa e collassi dei servizi sanitari nei paesi meno preparati alle emergenze.
Un recente rapporto dell'OMS stima in 60 milioni le persone minacciate direttamente dal fenomeno climatico e predice per molte di esse implicazioni sul piano sanitario. Il documento elenca sette nazioni particolarmente a rischio: Etiopia, Lesotho, Kenya, Papua Nuova Guinea, Somalia, Tanzania e Uganda; paesi che hanno già richiesto aiuti internazionali per 76 milioni di dollari a fronte delle prime crisi, ma sarebbe solo l'inizio: "Dall'Etiopia ad Haiti e alla Papua New Guinea stiamo assistendo ai danni di El Niño, e crediamo che l'impatto sulla salute pubblica ed è probabile che continuerà per tutto il 2016, anche quando El Niño cesserà" ha dichiarato Richard Brennan, direttore del dipartimento dell'OMS che gestisce le emergenze e gli aiuti umanitari. Brennan ha anche indicato anche la strategia di risposta alla crisi: "Per prevenire morti inutili e malattie i governi devono investire ora per migliorare la loro preparazione e rendere più efficaci i rimedi all'emergenza." Gli investimenti dovrebbero riguardare principalmente i servizi sanitari dei paesi più bisognosi: più controlli, vaccinazioni e trattamenti immediati, soprattutto ai bambini malnutriti. "Senza una preparazione adeguata, efficiente e tempestiva, potrebbero volerci anni per rimediare ai danni" ha ammonito Brennan.

Con El Niño in piena attività, questa ha tutta l'apparenza di una corsa contro il tempo, cronologico e atmosferico. Infatti diluvi e inondazioni hanno già colpito l'Africa orientale: un'epidemia di colera scoppiata in Tanzania ha infettato più di 12 mila persone, e c'è il rischio che possa diffondersi nei paesi vicini. Nel '97/98, sempre in Tanzania, si registrarono 40 mila casi di colera. In questa prima metà del 2016 il fenomeno opposto, l'estrema siccità e l'impoverimento delle fonti d'acqua sta minacciando altri milioni di persone in Africa meridionale e nel sud est asiatico. Sull'altra sponda del Pacifico, in centro America, oltre 4 milioni di persone resteranno con limitate scorte d'acqua per le coltivazioni fino ai raccolti della prossima estate; in Paraguay le inondazioni di dicembre hanno causato il trasferimento di 100.000 persone in zone più sicure e condizioni meteo ancor più estreme sono previste nei prossimi mesi in Perù ,Bolivia ed Ecuador.

Altre misure auspicate dall'OMS per evitare disastri peggiori sono: campagne d'informazione sulla prevenzione e sull'igiene nei paesi a rischio; un coordinamento internazionale per pianificare strategie di risposta all'emergenza, collaborazione già instaurata con l'Onu e i governi di Ecuador, Haiti, Kenya, Malawi, Papua Nuova Guinea, Somalia, Sudan e Uganda; assistenza internazionale ai servizi meteorologici nazionali dei paesi interessati, per fornire alle popolazioni allerte meteo più precise e tempestive a livello locale; ed infine l'invio di personale medico e tecnico in aree a rischio: i primi esperti sono partiti per Etiopia, Somalia, Tanzania, Indonesia, Papua Nuova Guinea e diverse altre isole del Pacifico.

 
 

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