11 Gennaio 2019
Giorgia Martino
CAMBIAMENTO CLIMATICO
11 Gennaio 2019
Giorgia Martino

Allarme degli scienziati: 2018 l'anno più caldo per gli oceani, di questo passo sempre più uragani e disastri

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista "Science", il riscaldamento degli oceani prosegue a livelli molto veloci, e l'unico modo per rallentare questo processo è ridurre le emissioni di gas serra

Un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Science analizza alcuni studi sulle temperature oceaniche effettuati nell’ultimo decennio, e conferma che il riscaldamento degli oceani del mondo si sta velocizzando in modo preoccupante.

Secondo questo articolo, capire come sono cambiate le temperature degli oceani è fondamentale per comprendere il cambiamento climatico: come si legge, circa il 93% del calore in eccesso proveniente dalle emissioni di gas serra viene immagazzinato negli oceani, e questo squilibrio energetico nei mari può dar vita a conseguenze devastanti, andando a rendere gli uragani più violenti e frequenti, a portare alla distruzione delle barriere coralline, a provocare un calo dei livelli di ossigeno e ad innalzare il livello del mare.

Inoltre, l’importanza delle temperature degli oceani per ‘misurare’ il riscaldamento climatico viene ribadita dal commento di Gavin Schmidt, uno dei principali scienziati del clima dell’Università della Columbia. Per Schmidt il cambiamento delle temperature degli oceani è il modo migliore per comprendere lo squilibrio energetico globale dell’intero Pianeta, anche perché le temperature oceaniche sono molto meno variabili di quelle superficiali e, non oscillando di anno in anno, possono dare segnali più chiari e precisi dell’andamento del riscaldamento globale.

Il nuovo documento afferma che il calore degli oceani continuerà a salire per diversi decenni, ma se vi fossero meno emissioni globali di gas serra, la situazione potrebbe essere più controllata. Infatti, in uno scenario ad alte emissioni, si rischierebbe un aumento di temperatura oceanica di circa 0,8 gradi Celsius rispetto alle condizioni attuali, con un innalzamento dei mari di un piede, ossia più di 30 centimetri, entro fine secolo.

Proprio per questo, sebbene il riscaldamento globale sia già in atto, è fondamentale controllarlo, come ha sostenuto uno degli autori dell’articolo, Kevin Trenberth, scienziato del clima presso il National Center for Atmospheric Research: “Il riscaldamento globale è qui, ha conseguenze pesanti e sarà molto difficile riuscire a tenere tutto sotto controllo. Ciò non significa che non dobbiamo provarci perché, ogni volta che possiamo rallentarlo, possiamo adattarci ad esso, fare programmi e affrontare molto meglio alcune delle conseguenze previste”.

Zeke Hausfather, co-autore dell’articolo e ricercatore dell’Università di Berkeley, sostiene che la tendenza al riscaldamento degli oceani è proseguita anche nel 2018, rendendolo l’anno più caldo in assoluto a livello del mare: “Sebbene il 2018 sia il quarto anno più caldo sulla superficie terrestre, è stato sicuramente il più caldo mai registrato per gli oceani come lo sono stati prima il 2017 e il 2016. Il riscaldamento globale è molto più facile da rilevare negli oceani che sulla superficie”.

 
 
 
 
 
 

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