15 Maggio 2019
Alessandra Impagliazzo
CAMBIAMENTO CLIMATICO
15 Maggio 2019
Alessandra Impagliazzo

Brasile: otto ex ministri contro Bolsonaro

Gli oppositori accusano l'attuale Governo di negazionismo climatico, con politiche che darebbero il via libera a deforestazioni in Amazzonia e comprometterebbero i diritti degli indios.

“Non c’è sviluppo senza protezione dell'ambiente”. Questo è l’accorato appello di ben otto ex ministri dell’ambiente brasiliani, che recentemente hanno condannato senza mezzi termini le politiche socio-ambientali del nuovo governo di Bolsonaro, dopo oltre 100 giorni dal suo insediamento. José Carlos Carvalho, Edson Duarte, José Sarney Filho, Gustavo Krause, Carlos Minc, Rubens Ricupero, Marina Silva e Izabella Teixeira, già ad ottobre, prima delle elezioni, avevano sottolineato l’importanza per il Brasile e per il suo sviluppo di rimanere nell’Accordo di Parigi; ma le scelte operate da Bolsonaro, secondo gli otto, stanno andando esattamente nella direzione opposta, minando la credibilità nazionale ed internazionale del Paese. 

Contrariamente a quanto previsto dalla costituzione brasiliana, denunciano gli oppositori del Presidente, sono state messe in atto una serie di azioni volte a ridurre le competenze del ministero dell’ambiente e conseguentemente la sua capacità di attuare politiche in linea con la precedente agenda ambientale brasiliana: la chiusura dell’agenzia nazionale per l’acqua; il passaggio del servizio forestale brasiliano sotto il controllo del ministero dell’agricoltura; il rischio di una perdita di tutele per le aree protette; il negazionismo sui cambiamenti climatici di alcune figure chiave dell’attuale amministrazione.
Inoltre il gruppo di politici denuncia il “rischio di una deforestazione incontrollata” in Amazzonia con “frequenti segnali contraddittori nella lotta contro la criminalità ambientale”. Viene poi affermato a chiare lettere che nel Paese si rafforza un senso di impunità, con discorsi che tentano di minare la credibilità delle agenzie di controllo ambientale e che possono trasmettere l’idea di una deforestazione fondamentale allo sviluppo dell'agricoltura brasiliana. A ciò si aggiunge la grande preoccupazione per le popolazioni indigene, soprattutto dopo uno dei primi provvedimenti di Bolsonaro che ha tolto al Funai, la Fundação Nacional do Índio, l'ente statale preposto a difendere i diritti degli indigeni, la gestione dei confini delle loro terre assegnandola al “suo” ministero dell'agricoltura.
Gli ex ministri hanno concluso l'appello auspicando che non venga meno il ruolo del Brasile come leader delle lotte ai cambiamenti climatici, per non vanificare tutti gli sforzi sino ad ora compiuti; e che il Paese rispetti gli impegni assunti a livello nazionale ed internazionale, che definisca un quadro normativo ed organizzativo atto a promuovere un reale sviluppo sostenibile e un deciso progresso dell’agenda socio-ambientale.

 
 

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