21 Novembre 2016
Giuliano Giulianini
CAMBIAMENTO CLIMATICO
21 Novembre 2016
Giuliano Giulianini

COP22: ottima teoria, scarsa pratica.

La Conferenza di Marrakesh termina con pochi risultati concreti e un encomiabile proclama all'azione: tutte le nazioni sono chiamate a fare di più per combattere i cambiamenti climatici.

"Noi, capi di stato, di governo e delegazioni, riuniti a Marrakesh per la 22a sessione della Conferenza delle Parti (...) pronunciamo questo proclama al fine di rappresentare un cambiamento verso una nuova era di opere e azioni in favore del clima e dello sviluppo sostenibile." 

Con queste, ed altre, solenni parole contenute nella "Marrakech Action Proclamation", si è conclusa la COP22 di Marrakesh che, in conseguenza all'esito imprevisto dell'elezione presidenziale negli Stati Uniti, ha rappresentato più un'occasione per ribadire le decisioni di Parigi 2015 e indirizzare di conseguenza le politiche future degli stati, che per decidere sui molti aspetti pratici lasciati in sospeso.
Passerà alla storia come il "Proclama di Marrakesh" (nella dicitura ufficiale si specifica: "per l'azione in favore del nostro clima e lo sviluppo sostenibile") e tra le righe si legge la consapevolezza che il successo sulla carta dell'Accordo di Parigi, già ratificato da un numero tale di nazioni da consentirne l'entrata in vigore prima della COP22 stessa, non ha ancora trovato corrispondenza in impegni certi e azioni concrete.
"Ci rallegriamo della rapida entrata in vigore dell'Accordo di Parigi - si legge nel proclama - (...) e affermiamo il nostro impegno per la sua completa messa in opera. In questo anno (dalla firma di Parigi alla conferenza di Marrakesh, ndr.) in effetti abbiamo assistito a uno slancio straordinario in tema di lotta contro i cambiamenti climatici, ovunque nel mondo (...) Questo slancio è irreversibile, guidato non solo dai governi ma anche dalla scienza, dal mondo delle imprese e da una mobilitazione mondiale di ogni genere e a tutti i livelli."
Traduzione: indietro non si torna; i cambiamenti climatici sono una realtà accertata e accettata da tutti i governi e dalla scienza. Inutile dunque negarli ancora, e pretendere di non rispettare gli impegni presi; e per essere più chiari: "Noi, paesi sviluppati, riaffermiamo il nostro obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari". Ovviamente è un monito a quel governo del secondo inquinatore mondiale, appena eletto, che in campagna elettorale ha ventilato l'ipotesi di togliere il supporto finanziario alla cooperazione internazionale messa in moto alla COP21.
"Questa è un appello a un impegno politico di massima risolutezza, al fine di lottare contro i cambiamenti climatici (...) E' una chiamata ad innalzare urgentemente le nostre ambizioni al fine di colmare la differenza tra le tendenze attuali delle emissioni (di CO2, ndr.) e quelle necessarie ad ottenere gli obiettivi a lungo termine di limitazione della temperatura fissati dall'Accordo di Parigi." Qui si legge la preoccupazione di molti (certezza di altri) che gli obiettivi fissati a Parigi in realtà non basteranno a fermare l'aumento della temperatura media globale ai fatidici 2 gradi, e men che meno ai più auspicabili 1,5.
In pratica la COP22 ha fatto pochissimi passi avanti. In sostanza il "Paris Agreement" di un anno fa aveva stabilito le mete da raggiungere: mantenere entro i 2 gradi l'aumento della temperatura media mondiale, e fare di tutto per non superare il +1,5; sostenere finanziariamente i paesi più deboli nella transizione verso economie sostenibili raccogliendo dai paesi più avanzati 100 miliardi all'anno; creare dei meccanismi di valutazione e risarcimento dei danni economici derivanti da disastri ambientali per risollevare le economie dei paesi colpiti. Marrakesh, secondo molti, avrebbe dovuto stabilire come arrivare a questi obiettivi, come valutare gli sforzi dei paesi ricchi, come sanzionare gli inadempienti, come finanziare il sostegno ai paesi più fragili.
Sul sistema di valutazione dei contributi dei singoli paesi si è soltanto disegnata una roadmap, un percorso che dovrebbe portare a criteri certi e condivisi; ma questo richiederà altre riunioni e summit, almeno per i prossimi due anni. Il finanziamento del famoso fondo di 100 miliardi non è stato in alcun modo definito; si è solo deciso come e quando se ne riparlerà. Stessa incertezza per il meccanismo risarcitorio, cosiddetto "Loss & Damage", per il quale si prospetta un'attesa di cinque anni.
Il risultato più concreto è venuto dal forum dei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici: 48 stati, tra i più poveri al mondo, che si sono impegnati a presentare entro il 2020 piani e strategie per arrivare al 100% di approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili. L'Unione Europea si era già impegnata a ridurre le emissioni di gas serra entro del 40% il 2030 rispetto ai livelli del 1990; un compito giudicato non particolarmente difficile se si valuta che già ora la riduzione tende "naturalmente" al 30%. Gli USA (pre Trump) hanno dichiarato l'intenzione di ridurre la propria produzione di gas serra dell'80% entro il 2050, rispetto però ai livelli del 2005. Nella scala della valutazione degli impegni presi dalle singole nazioni, pubblicata da istituti di ricerca indipendenti sul sito climateactiontracker.org, gli obiettivi proposti da Stati Uniti ed Unione Europea (e anche di Cina, India, Brasile ed altri paesi di questa caratura) rientrano in una fascia "media" di merito: ovvero rappresenterebbero il minimo indispensabile per mantenersi sotto i 2 gradi di aumento delle temperature, con buona probabilità di superare comunque il limite.
Volendo trarre un bilancio positivo della COP22 si può dire che, nonostante gli intoppi e la mancanza di risultati concreti, le parti non si stanno crogiolando nell'illusione che le cose andranno bene: il proclama lascia intuire che le resistenze da superare sono grandi e che gli sforzi promessi vanno non solo mantenuti ma anche moltiplicati. "La Conferenza di Marrakesh segna un importante punto di svolta nel nostro impegno di radunare l'intera comunità internazionale al fine di affrontare una delle più grandi sfide dei nostri tempi".

 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014