3 Dicembre 2018
Giorgia Martino
CAMBIAMENTO CLIMATICO
3 Dicembre 2018
Giorgia Martino

COP24: in Polonia si discute delle sorti del Pianeta

E' iniziata la 24ma Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico. Guterres (ONU): "Non stiamo facendo abbastanza".

La COP24, la ventiquattresima Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, è partita ieri, domenica 2 dicembre, a Katowice, in Polonia, e si protrarrà fino al 14 dicembre prossimo, con i rappresentanti di circa 200 Paesi.

Proprio alcuni giorni dopo che le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme sui picchi di anidride carbonica nell’atmosfera, i governanti del mondo si stanno riunendo per definire come realizzare l’Accordo di Parigi ratificato nel 2015. In particolare, questo accordo prevede un impegno a mantenere entro fine secolo l’aumento della temperatura globale, comparata ai livelli pre industriali, al di sotto dei 2°C, possibilmente entro 1,5°C.

La 24ma COP ospiterà oltre 28 mila persone, tra cui capi di Stato, rappresentanti di aziende e di ONG, volontari, dipendenti e media che faranno di questa conferenza una riunione tecnica e non semplicemente formale e politica.

Lo spazio per le conferenze copre un’area di 100 mila metri quadrati, che sono stati allestiti da quasi 2 mila persone. Ben oltre 100 eventi metteranno in risalto l’azione necessaria per la sostenibilità dei trasporti, dell’acqua, dell’uso del suolo, dell’energia, del lavoro, dell'innovazione e delle industrie, andando a concentrarsi soprattutto sull’impatto che tutto ciò ha sul clima.

Secondo i delegati del Programma di Lavoro sull’Accordo di Parigi (PAWP), è fondamentale lavorare sodo per sviluppare linee guida comuni per spingere i paesi a ridurre le emissioni al fine di contenere il surriscaldamento globale.

Tuttavia, se la 24ma edizione della COP è appena iniziata, alcuni paesi hanno già definito la propria strategia contro il cambiamento climatico. Quelli dell’Unione Europea, ad esempio, hanno aggiornato gli strumenti comunitari fino al 2030, e hanno diffuso la dichiarazione di 16 capi di stato per rafforzare l’azione climatica. Sempre la Commissione Europea ha recentemente presentato un documento che stabilisce il modo per azzerare le emissioni nell’Europa entro il 2050.

Tra gli attori principali in Plonia, oltre all’UE, vi sono il Canada e la Cina: se il primo è importante per mantenere un dialogo con gli Stati Uniti, la Cina è uno stato che, se da un lato rappresenta un terzo delle emissioni mondiali, dall’altro sta dimostrando una certa propositività nel migliorare la situazione del pianeta.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sebbene Trump sia ostile all’Accordo di Parigi, vi sono alcuni stati federali che hanno deciso di rappresentare se stessi prendendo le distanze dalla linea del proprio Presidente. A questo proposito, occorre ricordare “We are still in”, una coalizione di 10 stati, 280 città e 2 mila imprese che si mostrano ben disposti nei confronti dell’Accordo di Parigi.

La cerimonia di apertura ha avuto luogo con circa 40 capi di stato e di governo, così come era presente il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Proprio lui ha sottolineato come il mondo si trovi lontano dal realizzare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi: “Anche se assistiamo a devastanti impatti climatici che causano il caos in tutto il mondo, non stiamo ancora facendo abbastanza, né ci muoviamo abbastanza velocemente, per prevenire un'interruzione climatica irreversibile e catastrofica”.

Di questa possibile catastrofe ha parlato anche sir David Attenborough, divulgatore scientifico e naturalista britannico che ha descritto il cambiamento climatico in atto come “la più grande minaccia del millennio per l’umanità”, avvertendo che potrebbe provocare la distruzione di gran parte del mondo naturale e delle civiltà.

Un appello viene anche dall’Istituto Superiore di Sanità: il presidente Walter Ricciardi, infatti, ha affermato che abbiamo solo 20 anni per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che può avere sull'ambiente e sulle persone. Continua Ricciardi: “Si corre il serio rischio che i nostri nipoti non possano più stare all'aria aperta per gran parte dell'anno a causa dell'aumento delle temperature: il pericolo concreto è che le ondate di calore, che nel 2003 hanno fatto 70 mila morti, possano passare da periodi limitati dell'anno a oltre 200 giorni l'anno in alcune parti del mondo”. Non a caso, Ricciardi menziona i dati dell’OMS che fanno ammontare a 7 milioni le morti connesse ai cambiamenti climatici, con il 12% dei ricoveri pediatrici in Italia dovuti all’inquinamento.

 
 

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