15 Novembre 2013
CAMBIAMENTO CLIMATICO
15 Novembre 2013

Cambiamento climatico, quando le evidenze superano lo scetticismo

Cronaca di Piero Pelizzaro* dal COP19 di Varsavia: un nuovo meccanismo internazionale per la perdita e i danni

Durante la seconda giornata della COP19, che si è svolta lo scorso 11 novembre, i paesi facenti parte al G77 e la Cina hanno rilanciato la proposta di approvare un meccanismo internazionale per le perdite ed i danni (loss and damage mechanism) derivanti dagli impatti ai cambiamenti climatici. La proposta presentata dal negoziatore delle settantasette nazioni è arrivato durante l’incontro, a porte aperte, del programma UN loss and damage.

I primi interventi dei paesi sviluppati (USA, EU, Norvegia, Svizzera) avevano confermato la loro disponibilità a contribuire a fondi internazionali per l’adattamento ai cambiamenti climatici – prevenzione – e per gli interventi di ricostruzione post-evento, senza però citare la proposta di un meccanismo internazionale per le perdite e i danni. Già lo scorso anno a Doha, i paesi membri della UN Framework Convention on Climate Change avevano discusso la possibilità di introdurre un meccanismo “loss and damage” senza graditi risultati.
Oggi molti paesi si aspettano di poter arrivare ad un accordo qui a Varsavia. Questa speranza nasce dalla sempre maggiore consapevolezza che finanziare solo le misure di adattamento non sia più sufficiente per contrastare l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione, l’acidificazione degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci.  Le conseguenze del cambiamento climatico affliggono già in modo evidente le comunità più vulnerabili nel mondo, quelle stesse comunità che non si posso ritenere responsabili delle crescenti emissioni di gas serra che provocano i mutamenti climatici.
Wael Hmaidan, direttore del Climate Action Network ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di nuove ambizioni, che fino ad ora non sembrano emergere dalle dichiarazioni fatte”.  I pericoli posti dagli eventi meteorologici estremi, come Haiyan, sono stati stilati in un rapporto pubblicato a margine del vertice. In quest’ultimo si sottolinea come le Filippine, Haiti e Pakistan siano stati tra i paesi più colpiti dalle calamità naturali nel 2012. Secondo il Germanwatch Policy Institute, negli ultimi 20 anni gli eventi meteorologici estremi hanno ucciso 30.000 persone, provocando $2,5 miliardi di danni. Lo scorso anno l’uragano Sandy ha causato ad Haiti perdite pari al 10% del suo PIL. “I nostri risultati sono in realtà un campanello d’allarme per far decollare la politica climatica internazionale e per gestire al meglio I disastri legati al clima”, ha detto Sonke Kreft del Germanwatch.
Mentre l’UNFCCC ha introdotto dei meccanismi e strumenti per la mitigazione, l’adattamento, la finanza a favore dello sviluppo di tecnologie pulite, non vi è alcun meccanismo specifico per affrontare le perdite e i danni. Questi meccanismi, infatti, non possono essere semplicemente inseriti in trattative e in accordi già esistenti. Dobbiamo, invece, aprire una ‘nuova era’ del cambiamento climatico al fianco, ed in aggiunta, della mitigazione e dell’adattamento.  Un nuovo meccanismo internazionale dedicato alle perdite e al danno è pertanto necessario, nell’ambito dell’UNFCCC, per valutare e affrontare gli impatti significativi del cambiamento climatico sui paesi più vulnerabili.
Molti paesi e stakeholder, presenti alla Conferenza, concordano che il meccanismo dovrebbe svolgere le seguenti funzioni:
1. monitorare e coordinare azioni a livello globale;
2. rafforzare la cooperazione, la collaborazione e i collegamenti con le istituzioni regionali e globali sulla perdita e i danni associati ai cambiamenti climatici; 3. migliorare lo sviluppo e lo scambio delle conoscenze;
3. rafforzare il supporto per l’ attuazione di una vasta gamma di approcci individuati per affrontare le perdite e i danni;
4. facilitare e catalizzare lo sviluppo di misure finanziarie innovative, comprese le misure per la riabilitazione del danno, il risarcimento delle perdite e altri risarcimenti per gli impatti di natura non economica.
Tale meccanismo, almeno inizialmente, sarebbe composto da due elementi operativi:
a) un programma di lavoro continuo su perdite e danni nell’ambito della convenzione UNFCCC.
b) un organo permanente di nuova costituzione sulle perdite e danni, secondo la convenzione UNFCCC.  Il Corpo Permanente avrebbe il compito di elaborare le modalità supplementari necessarie a rendere internazionale il meccanismo di perdita e danneggiamento operativo. Ed è su queste basi che 20 organizzazioni internazionali, appoggiando il G77 e la Cina, chiedono di spingere con forza sui negoziati di Varsavia per trovare un accordo su un meccanismo internazionale di “perdite e danno” (loss and damage), che potrebbe aiutare i paesi a compensare la distruzione provocata dal cambiamento climatico.  Anche se la questione rimane ancora profondamente controversa, un negoziatore latino americano – che ha preferito restare anonimo – ha detto che le richieste e proteste del filippino Sano avrebbero messo pressione sulle nazioni ricche per offrire qualcosa in cambio – magari nella forma di impegni unilaterali.

*Responsabile Cooperazione Internazionale di Kyoto Club

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