29 Gennaio 2019
Giorgia Martino
CAMBIAMENTO CLIMATICO
29 Gennaio 2019
Giorgia Martino

Clima, migrazioni e conflitti: un pericoloso circolo vizioso

I cambiamenti climatici possono favorire le migrazioni, causando indirettamente dei conflitti: per Rosemary DiCarlo, sottosegretario generale per gli affari politici dell’ONU,  occorre rafforzare partenariati per contrastare questo dramma

Il cambiamento climatico influenza le migrazioni e quindi, indirettamente, i conflitti: lo conferma l’ennesimo studio al riguardo, pubblicato sul Global Environmental Change  e intitolato “Climate, conflict and forced migration”.

L’analisi è stata effettuata da un team di ricercatori dell’Iiasa, l’International Institute for Applied System Analysis, che ricordano quanto negli ultimi decenni vi siano stati “numerosi esempi in cui le condizioni climatiche sono state accusate di creare disordini politici, guerre civili e, successivamente, ondate migratorie. Uno dei principali esempi è il conflitto in corso in Siria, iniziato nel 2011. Anche molti Paesi costieri europei del Mediterraneo vengono inondati da profughi in fuga dai conflitti in Africa, che arrivano via mare”.

Il nesso causale tra cambiamento climatico e migrazione viene spiegato dagli studiosi sottolineando che, in circostanze critiche, le condizioni climatiche portano ad un aumento della migrazione, e questo può portare indirettamente a conflitti. Non a caso, i richiedenti asilo generalmente provengono da Paesi colpiti da guerre.

Il team dell’Iiasa, costituito da Guy Abel (Asian Demographic Research Institute della  Shanghai University), Jesus Crespo Cuaresma (Vienna University of Economics and Business), Raya Muttarak University of East Anglia) e Michael Brottrager (Johannes Kepler University Linz),  ha utilizzato i dati delle domande di asilo provenienti da 157 Paesi nel periodo che va dal 2006 al 2015, forniti dall’Unhcr (United Nations High Commissions for Human Rights).

Questi dati sono stati comparati con quelli delle condizioni climatiche dei Paesi dei richiedenti asilo, per cui i ricercatori hanno utilizzato l’indicatore Spei (Standardised Precipitation-Evapotranspiration Index) che misura la siccità. Per valutare i conflitti, sono stati registrati i morti in battaglia, grazie ai dati Ucdp (Uppsala Conflict Data Program).

Valutando tutti questi parametri, i ricercatori sono giunti alla conclusione che “il cambiamento climatico ha avuto un ruolo significativo nella migrazione, con le siccità più gravi legate ai conflitti esacerbanti”. In particolare, questo avverrebbe in contesti di scarsa governance e con un livello medio-basso di democrazia”.

I ricercatori concludono: “Le preoccupazioni relative ai conflitti indotti dai cambiamenti climatici che portano alla migrazione dovrebbero essere prese in considerazione nel contesto degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Attualmente il legame tra cambiamento climatico e migrazione non è esplicito e non vengono trattati come interrelati. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio i flussi migratori”.

Proprio il 25 gennaio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito aperto per discutere l’impatto del cambiamento climatico su pace e sicurezza. Ha affermato Rosemary DiCarlo, sottosegretario generale per gli affari politici dell’ONU: “La relazione tra i rischi legati a clima e conflitti è complessa e spesso si interseca con fattori politici, sociali, economici e demografici. I rischi associati ai disastri legati al clima non rappresentano uno scenario di un lontano futuro. Sono già una realtà per milioni di persone in tutto il mondo”.

Sempre la DiCarlo ha insistito sulla necessità di concentrarsi su tre aree chiave: sviluppare metodi di valutazione dei rischi associati al cambiamento climatico, replicare le buone pratiche relative alla prevenzione e alla gestione del rischio climatico, e costruire e rafforzare i partenariati per sfruttare le capacità esistenti all’interno e fuori dal sistema delle Nazioni Unite.

“La cosa più importante, per tutti noi, è riconoscere che le azioni devono seguire le parole. Grandi eserciti e grandi imprese da tempo riconoscono la necessità di prepararsi per i rischi legati al clima, valutando giustamente il cambiamento climatico come un moltiplicatore di minacce” ha dichiarato la DiCarlo. “Non possiamo restare indietro. Dobbiamo agire ora, con un senso di urgenza e un impegno a mettere le persone, soprattutto quelle più emarginate e vulnerabili, al centro dei nostri sforzi”.

 
 

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