12 Dicembre 2018
Gabriele Renzi
CAMBIAMENTO CLIMATICO
12 Dicembre 2018
Gabriele Renzi

Clima, necessaria accelerazione della transizione climatica in Italia e in Europa. Ma serve una forte mobilitazione dal basso

In piena COP 24 e a tre anni dall’Accordo sul Clima di Parigi, Kyoto Club fa il punto sulla sfida climatica. Per avviare una decarbonizzazione della propria economia, l’Italia e i Paesi Ue dovranno puntare a un ambizioso Piano Clima ed Energia. 

Rimangono solo dodici anni per invertire la rotta e avviare quel processo di transizione ecologica che permetterebbe all’umanità di evitare l’innalzamento delle temperature terrestri oltre il limite dei 1,5-2 °C stabilito dall’Accordo di Parigi. 

È su questo monito, lanciato lo scorso ottobre dall’IPCC, che il Kyoto Club ha organizzato il convegno “Accordo di Parigi: quali prospettive di fronte all’aggravamento della crisi climatica”. 

L’obiettivo è quello di esplorare le strategie e la tabella di marcia per contenere il riscaldamento globale e salvare il Pianeta alla luce dell’evidente aumento delle conseguenze legate alla crisi climatica, testimoniata dall’aggravamento dei disastri naturali, ormai sempre più frequenti. 

 

L'Anniversario dell'Accordo di Parigi cade in un momento delicato caratterizzato da un livello record di CO2, pari a 37 miliardi di tonnellate annue, e da un indebolimento del fronte dei paesi in prima fila nelle politiche di riduzione – commenta in apertura di convegno Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto ClubIl rapido calo dei prezzi delle tecnologie "dirompenti", dalle rinnovabili alla mobilità elettrica, facilitano indubbiamente il percorso di riduzione, ma per accelerare il processo di decarbonizzazione occorrono politiche chiare, radicali, lungimiranti alimentate da un movimento di cittadini. L'Europa che si appresta ad alzare al 50-55% il target di riduzione delle emissioni al 2030 rispetto al 1990 può tornare a svolgere il ruolo di apripista che ha avuto in passato. Ma è indispensabile una forte mobilitazione dal basso, che in alcuni paesi sta già partendo. Occorre inoltre impegnarsi affinché la conversione ecologica dell'economia europea divenga un elemento centrale del dibattito in vista delle elezioni del prossimo anno”.

Il convegno si svolge mentre a Katowice in Polonia è in corso la seconda e decisiva settimana di negoziati della 24ma Conferenza delle parti sul clima delle Nazioni Unite (COP 24). La COP, che si era aperta con il grido di allarme del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guiterres, secondo cui quella climatica è una questione “di vita e di morte”, è attualmente in un momento molto delicato dopo la spaccatura consumatasi la scorsa settimana con il rifiuto da parte di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait di accettare l’ultimo report IPCC sugli scenari di un mondo a +1,5°. 

La COP24 non sarà una tappa fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici – dichiara Francesco Ferrante, Vicepresidente di Kyoto Club - Lo sappiamo già prima che finisca: un po’ perché la sede è la peggiore possibile (la Polonia del carbone), ma soprattutto perché è lo stesso ordine del giorno della Conferenza che si limita sostanzialmente alla definizione delle linee guida sulla base delle quali dovranno essere rivisti entro il 2020 gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni della CO2: ma il nulla di fatto è una brutta notizia. Infatti, non abbiamo tempo da perdere: le emissioni aumentano e l’obiettivo di contenimento dell’aumento della temperatura globale si allontana. E proprio questo avviene in un momento in cui l’innovazione tecnologica ci metterebbe a disposizione quegli strumenti necessari per affrontare la crisi climatica. Paradosso intollerabile.”

Le emissioni globali, intanto, sono tornate a crescere nel 2017 e saliranno anche nel 2018, come ricordano le principali organizzazioni internazionali che si occupano di energia e ambiente, dalla World Metereological Organization (WMO), alla International Energy Agency (IEA).

Un settore particolarmente sensibile quando si parla di decarbonizzazione è quello dei trasporti. Dopo le proteste in Francia, il tema ha acquisito particolare centralità anche in Italia, dove è stato approvato un emendamento alla Commissione Bilancio che introduce un sistema di bonus per le auto a basse emissioni di C02 ed un malus per quelle ad elevate emissioni di gas serra, che ha il grosso limite di non incentivare la rottamazione delle auto più vecchie. 

 “I Trasporti - con il loro 24% di emissioni di gas serra non ETS in Italia - hanno un peso decisivo per la lotta ai cambiamenti climatici e servono azioni molto decise per la decarbonizzazione che la strategia UE ha fissato a – 33% al 2030 ed emissioni zero al 2050 – afferma Anna Donati, responsabile del Gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club - Ma se vogliamo davvero raggiungere questo obiettivo dobbiamo da subito cominciare ridurre i veicoli privati circolanti, puntare sulla crescita del trasporti collettivi e su ferro, sulla mobilità ciclistica e la pedonalità, far crescere la sharing mobility e puntare su veicoli pubblici e privati elettrici. La missione di Kyoto Club è ridurre i gas serra, migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città e ottenere zero morti sulle nostre strade.”

Per migliorare l’impegno sul clima e attenersi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, gli organi comunitari, con l’appoggio di alcuni Paesi membri – tra cui l’Italia – hanno fissato il target al 2030 del 32% del consumo di energia finale coperto con energie rinnovabili. La strategia e gli strumenti per raggiungere tale obiettivo, dovranno essere declinati e delineati nel Piano nazionale "Clima ed energia", che dovrà essere messo a punto dai Paesi membri Ue, Italia compresa, entro la fine del 2018 e su cui si pronuncerà, con una valutazione, la Commissione europea in base a quanto questo sia coerente con gli obiettivi al 2030 e lo stesso Accordo di Parigi.

 “I miglioramenti introdotti nel decreto rinnovabili sono stati quantitativamente marginali, siamo troppo distanti dalle quantità necessarie a una prospettiva di decarbonizzazione, e, soprattutto, senza una visione chiara -  spiega Giuseppe Onufrio, Direttore Greenpeace Italia.-  Infatti, se la linea del Governo è quella del sottosegretario Crippa, che dichiara che l'Italia debba adottare per il 2030 un obiettivo al ribasso rispetto all'Europa siamo in piena continuità con i governi precedenti. E, comunque, non in linea né con l'Accordo di Parigi né tantomeno con l'allarme IPCC sulla necessità di non superare 1,5°C di riscaldamento globale.”

“Alexander Langer diceva che la conversione ecologica sarebbe stata possibile solo se socialmente desiderabile”. - Ricorda il Presidente di Fondazione SymbolaErmete Realacci in chiusura dell’incontro - “Allo stesso modo la battaglia del clima sarà vincente solo se è l’occasione per costruire un’economia più forte proprio perché più a misura d’uomo. L’Italia ha tutte le condizioni per essere in prima fila in questa sfida”.

 
 

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