16 Luglio 2013
Roberta Cafarotti
CAMBIAMENTO CLIMATICO
16 Luglio 2013
Roberta Cafarotti

Comunicazione e cambiamenti climatici

Obama stimola un nuovo approccio alle questioni ambientali

Dopo la presentazione del piano d’azione di Obama contro i cambiamenti climatici, avvenuto il 25 Giugno alla Georgetown University, ci sono stati detrattori e sostenitori, come era facile prevedere. Ma al di là delle questioni meramente tecniche e delle opinioni registrate da tutte le testate nazionali e internazionali, ci preme soffermarci sul cambio di registro che il Presidente ha introdotto nella sua comunicazione.
Infatti in quel discorso esistono molti elementi di novità, oltre alla linea politica che tratteggia. “La domanda - ha detto il presidente - non è se dobbiamo agire o meno; il giudizio della scienza, della chimica, della fisica e di milioni di misurazioni ha già dato una risposta. Adesso il 97% degli scienziati, inclusi alcuni che all'inizio non erano convinti che il cambiamento climatico fosse una realtà, riconoscono che il pianeta si sta surriscaldando e che l'attività umana ha contribuito a questo riscaldamento". Si reputa quindi completamente superata la diatriba se il cambiamento climatico esista oppure no.

Obama chiama vistosamente all’azione, ma in una nota marginale del documento che ha accompagnato il discorso c’è un passaggio importante che stigmatizza un cambio di rotta per la comunicazione e che sintetizza bene il valore culturale di questa iniziativa: per la prima volta si dice che occorre focalizzare gli sforzi non più sulla disseminazione di informazioni scientifiche ma nella traduzione di queste in conoscenza pratica e usabile per aiutare i decisori ad anticipare e reagire a specifici impatti dei cambiamenti climatici.
Si tratta di un cambiamento importante che il Presidente ha già fatto proprio in uno dei paesi maggiormente responsabili di emissioni di CO2, con un’opinione pubblica che ancora non riconosce il problema. Il Pew Research Center in un’indagine su 39 Stati ha registrato come solo il 40% degli americani racconta del cambiamento climatico come una reale preoccupazione contro il 54% del resto del mondo.

Certo le questioni energetiche sono complesse e hanno necessità di competenze tecniche trasversali in ambito scientifico, finanziario, tecnologico e di politica internazionale che difficilmente il pubblico ha, con la ovvia conseguenza che pochi capiscono il tema, figurarci le politiche di gestione. In un’indagine del 2012 si scoprì che più della metà degli americani non sapeva citare il nome di un tipo di energia rinnovabile, e quasi il 40% non sapeva cosa fosse il carburante fossile.
Quindi come ha scelto il Presidente di presentare il suo Piano? Ragionando sulle evidenze e andando incontro all'opinione pubblica.
Uno dei punti centrali riguardava il tenere sotto controllo e mitigare le emissioni delle centrali già esistenti, come approvato in alcune indagini di opinione dal 74% degli americani. Chi può negare che le centrali inquinano?
Il presidente ha poi richiamato gli Americani alla responsabilità verso le future generazioni. Chi ha dimenticato Katrina e l’uragano Sandy?

Certo qualcuno tenta ancora la tesi negazionista ma fa parte di quelle note di folclore nero, che trattano di clima e ambiente alla stregua del Santo Graal e delle profezie di Nostradamus . Infatti qualcuno prova a dire che i dati sulle emissioni delle centrali non sono certi, ma diventano tecnicismi che qualche volta conquistano le prime pagine dei giornali, fanno salire la preoccupazione per un paio di giorni ma poi scompaiono ingoiati dal buon senso e dalle evidenze.

 
 

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