15 Settembre 2017
CAMBIAMENTO CLIMATICO
15 Settembre 2017

Desertificazione e degrado di suolo, in Cina si studiano le soluzioni

Il fenomeno incide sulla vita di 1,5 miliardi di persone

É in corso a Ordos in Cina la la tredicesima conferenza delle parti, COP13, dell’UNCCD, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione. L’obiettivo è la definizione di strategie atte, da una parte al contrasto del degrado di suolo, e dall’altra al ripristino di suoli degradati.

La degradazione del suolo è quel processo che per cause naturali o di origine antropica, cioè legate all’attività umana, porta ad una graduale perdita di fertilità e a lungo termine alla desertificazione. Il suo contenimento è uno dei target del 15mo degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Life on land: proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica), ma, ovviamente un miglioramento della qualità della terra incide positivamente anche su altri obiettivi, dall’obiettivo “Fame zero” (n°2) all’”Accesso all’acqua” (n°6) , alla “Lotta al cambiamento climatico” (n°13).

 
La degradazione del suolo impatta sulla salute e sui mezzi di sussistenza di circa un miliardo e mezzo di persone concentrate nelle aree più povere del mondo (il 40% della terra degradata si trova in aree ad alta incidenza di povertà) ed ha un costo stimato in circa 490 miliardi di dollari annui, un costo esorbitante, superiore rispetto ai costi stimati per la prevenzione.

Per contrastare il fenomeno diventa fondamentale capire quale sia il punto di partenza, ossia raccogliere dati per una corretta valutazione dello stato del terreno e formulare politiche di ripristino del suolo e di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
É per questo che, grazie ad una partnership con Google finanziata da Germania e Unione Europea, la FAO, come annunciato in uno degli eventi della Cop, si sta impegnando nella collezione ed analisi dei dati relativi al degrado del suolo in 30 paesi.

L’obiettivo entro la metà del 2018 e quello di individuare le tendenze globali riguardo la disponibilità e la produttività del suolo, strumenti utili  ai policy makers  per la definizione delle migliori strategie nazionali per una gestione sostenibile del territorio e contrastare il fenomeno della desertificazione.

 
Particolare attenzione viene posta alla situazione dei piccoli stati insulari in via di sviluppo (i cosiddetti SIDS, Small Island Developing States) che sono tra i soggetti più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare potrebbe infatti sommergere tanti dei paradisi tropicali (Samoa, Grenada, Vanuatu, Maldive, etc) cui ognuno di noi pensa quando immagina la vacanza perfetta. Non è un caso che questi stati, che insieme rappresentano il 5% della popolazione mondiale, siano stati tra i più attivi durante la COP di Parigi che nel 2015 ha portato alla stesura del primo accordo globale sul clima.

 
 

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