22 Ottobre 2015
Federica Licata
CAMBIAMENTO CLIMATICO
22 Ottobre 2015
Federica Licata

Emissioni: Ue anticipa il traguardo 2020 e guarda avanti

La nuova proposta da portare a Parigi: meno 50% per 2050 e 100% per 2100

Entro il 2020 ridurre del 20% le emissioni di gas serra rispetto al 1990. Era questo l’obbiettivo dell’Ue e non molti si aspettavano che questo fosse raggiunto in anticipo: tra il 1990 e il 2014, la Comunità europea è riuscita a ridurre i suoi livelli di emissioni del 23%, superando così in anticipo di cinque anni l’obbiettivo del 20%. 

Il commissario Ue del dipartimento azione per il clima e l'energia, Miguel Arias Canete, si è così pronunciato: “L'Europa è riuscita a tagliare le sue emissioni del 23% fra il 1990 e il 2014, mentre nello stesso periodo la sua economia è cresciuta di oltre il 46%; un segnale forte in vista della conferenza sul clima di Parigi”.

Non a caso, Canete ha deciso di esprimersi sulla questione dell’impegno internazionale nel ridurre le proprie emissioni in concomitanza dei negoziati tecnici Onu sul clima in corso a Bonn, preludio di Parigi: qui l’Ue, secondo il piano d’azione stabilito lo scorso 18 settembre a Bruxelles dai ministri dell'ambiente dei 28 Paesi membri, intende siglare un accordo vincolante a livello globale che includa l'obiettivo di ridurre inizialmente la CO2 del 50%, per il 2050, e successivamente ridurla quasi a zero entro il 2100; per rendere quest’impegno concreto, si intende poi avviare un meccanismo di revisione chiaro e trasparente che ogni cinque anni possa supervisionare e mettere a registro i  progressi fatti.

A seguito dell’incontro svoltosi a settembre il ministro dell'ambiente lussemburghese e per la presidenza di turno dell’Ue, Carole Dieschbourg, ha dichiarato: “Per la prima volta l'Ue traduce l'obiettivo di rimanere entro la soglia dei due gradi di riscaldamento globale a investitori e imprese”.

Gli ha fatto eco  Canete che ha aggiunto: "L'Ue non firmerà un accordo qualsiasi, sappiamo già che gli attuali contributi di riduzione delle emissioni non saranno sufficienti”; il Commissario ha inoltre sottolineato che per adesso "abbiamo gli impegni di 62 Paesi, che coprono quasi il 70% delle emissioni globali”.

Dunque saranno questi i nuovi obbiettivi da trattare al prossimo summit Onu di Parigi insieme ai paesi finora “negligenti”, come Cina e Stati Uniti: su tali elementi, secondo fonti Ue, "la bozza è ancora troppo vaga" e inoltre gli impegni sulle riduzioni assunti finora a livello mondiale, per il commissario Canete, "non sono sufficienti: secondo le stime porteranno il Pianeta ad un riscaldamento di almeno tre gradi", soprattutto sapendo che il “tetto massimo”, da non superare, è di 2°C. 

Il direttore esecutivo dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), Hans Bruyninckx, si è espresso positivamente nei confronti della “condotta europea” che ha dimostrato di saper cambiare, includendo tra i target prefissati anche rinnovabili ed efficienza energetica, ma non basta: lo steso direttore Aea ha detto anche che "per centrare i nostri obiettivi per il 2030 e 2050 sono invece necessari cambiamenti fondamentali nel modo in cui produciamo e usiamo energia in Europa". 

Stando alle proiezioni dell’Aea nel 2030, impiegando solo le misure attuali, l’Europa arriverà ad un taglio di emissioni del 24% e aggiungendo a queste quelle già pianificate si raggiungerà il 25%: questo sarà possibile grazie anche alla media diminuzione annua dell’1% rispettata  nell’arco degli scorsi ventiquattr’anni dall'Unione dei 28.

Ma cosa fare per raggiungere il 40% in meno entro il 2030? E’ necessario che si spinga sull’acceleratore dei cambiamenti energetici per entrare in un ritmo di riduzioni entro l’1,4% annuo; una volta avviato il processo basterà compiere uno scatto finale dal 2030 fino al 2050 fra il 3,3% e il 4,6% l’anno.

 
 

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