26 Novembre 2018
Giorgia Martino
CAMBIAMENTO CLIMATICO
26 Novembre 2018
Giorgia Martino

Il Rapporto degli scienziati USA sul clima non ha mezzi termini: "Danni irreversibili e permanenti"

I ricercatori dell'USGCRP contro le prese di posizione negazioniste di Donald Trump: rischio di aumento di temperatura oltre i 5° C, con conseguenze devastanti

Il rapporto “Fourth National Climate Assesment – Volume II: Impacts, Risks, and Adaptation in the United States" (Nca4) è stato pubblicato la scorsa settimana dall’USGCRP (U.S. Global Change Research Program), a cui partecipano NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e 13 dipartimenti e agenzie (tra cui NASA ed EPA) nonché centinaia di importanti scienziati e ricercatori statunitensi.

Si tratta di un documento che rappresenta l’esito di decenni di ricerche ambientali e delinea i risultati degli studi in corso sul clima, su come i cambiamenti influenzeranno l’ambiente, la società e l’economia, e cosa si dovrebbe fare al riguardo. L’USGCRP, dagli anni ’90, ha l’incarico di fare ricerche sui cambiamenti nel Pianeta e di presentare le proprie conclusioni ogni quattro anni al Presidente e al Congresso degli USA.

Il Rapporto si concentra sul benessere umano e sociale e sull’impatto dei cambiamenti climatici. Prende in considerazione i rischi osservati ed esamina quali strategie potrebbero funzionare per evitare il peggio, nonché cosa potrebbe accadere se non si agisse in tempo. L’obiettivo è quello di informare i politici, i funzionari della sanità pubblica, i pianificatori e le persone in generale dei pericoli che corriamo.

Il documento non va per il sottile, e afferma senza mezzi termini che il clima della Terra sta cambiando più velocemente che in qualsiasi altro momento della civiltà moderna, e questo purtroppo avverrebbe a causa delle attività umane. Gli effetti sarebbero già evidenti sotto forma di condizioni metereologiche estreme, come la siccità e i vari episodi di uragani nel 2017 nonché gli incendi boschivi che si sono verificati in California.

Il rapporto prevede che le temperature medie annuali negli Stati Uniti continueranno a salire, indipendentemente dagli eventuali sforzi umani di mitigazione. Lo scenario migliore indica che, entro la fine di questo secolo, le temperature aumenteranno di almeno 1,3°C rispetto alla media che si è avuta tra il 1986 e il 2015. Se le emissioni di carbonio continuano ad aumentare senza sosta, invece, il documento prevede aumenti di temperatura compresi fra i 3° e i 6,1° C, con conseguenze devastanti.

Inoltre, se il documento riconosce che gli Stati Uniti e altri Paesi stanno iniziando ad agire in modo tale da proteggere noi e le generazioni future dai peggiori effetti dei cambiamenti climatici, queste misure non saranno mai abbastanza per evitare danni sostanziali all’economia statunitense, all’ambiente e alla salute umana nei prossimi decenni.

Il rapporto afferma che aria e acqua pulita, coltivazioni e produzione del legno saranno rovinati da un aumento di incendi, inondazioni costiere e perdita di biodiversità. Una delle preoccupazioni maggiori sembra essere collegata alla disponibilità di acqua: l’aumento delle temperature sta alterando i cicli di pioggia e neve, e questo si traduce in periodi di intensa siccità interrotti da forti acquazzoni di breve durata che, anziché dare sollievo, causano inondazioni improvvise e degradano la qualità delle acque superficiali. Le conseguenze riguardano sia la carenza d’acqua che la potabilità della stessa, nonché la produzione di energia, considerando che l’acqua è fondamentale per i sistemi idroelettrici.

Ancora, si prevede un abbassamento di qualità delle rese delle colture e della salute degli animali, proprio a causa della minore disponibilità di acqua, ma anche degli aumenti di temperatura, del consumo del suolo e dell’aumento di epidemie e parassiti. Questo, a sua volta, porterebbe a minore disponibilità di cibo, con incremento di prezzi e difficoltà economiche per le comunità rurali.

Tutto questo si ripercuote inevitabilmente anche sulla salute umana: possono aumentare i focolai di malattie, diffondendosi attraverso cibo e acqua di qualità scadente e tramite insetti portatori di malattie. Si prevede anche un aumento delle morti a causa del clima più caldo, con un aggravamento di reazioni allergiche come asma e raffreddore da fieno.

Di questo passo, si preannunciano anche condizioni metereologiche più estreme, e l’innalzamento del livello dei mari potrebbe incidere sui sistemi collegati a energia, trasporti, edilizia, infrastrutture e industria.

Il rapporto ammette che tutti questi problemi vengono combattuti su vari fronti, ma che, tuttavia, l’unico modo per evitare la materializzazione dello scenario peggiore è necessario ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica, in modo da rientrare nei limiti stabiliti nel 2015 dall’accordo di Parigi, ossia di non permettere aumenti di temperatura che superino i 2° C.

Il Rapporto sostiene che le decisioni che possono ridurre o aumentare le emissioni nei prossimi decenni avranno degli impatti che si ripercuoteranno anche per migliaia di anni, se non più a lungo. Solo delle strategie precoci e sostanziali offrono maggiori possibilità di raggiungere degli obiettivi a lungo termine, mentre ritardare l’azione anti-emissioni può avere solo l’effetto di mettere a repentaglio il raggiungimento di qualsiasi obiettivo a lungo termine. Il documento, infatti, fa una previsione molto nefasta: “E’ molto probabile che alcuni impatti fisici ed ecologici saranno irreversibili per migliaia di anni, mentre altri saranno permanenti”.

La data di pubblicazione del Rapporto, a ridosso del Black Friday e del Giorno del Ringraziamento, ha destato non pochi sospetti riguardanti la non casualità di tutto ciò. Infatti, Wenonah Hauter, direttrice esecutrice di Food & Water Watch, denuncia: “La decisione di pubblicare questo rapporto sui danni quando le famiglie stanno iniziando a celebrare le feste e le redazioni sono a corto di personale è un tentativo spudorato di nascondere all’opinione pubblica che dobbiamo agire ora per eliminare combustibili fossili e stabilizzare il clima”.

Il riferimento al ritiro di Trump nel giugno 2017 dall’accordo di Parigi è inevitabile. Ribadisce John Coequyt, direttore generale per le politiche climatiche di Sierra Club: “Gli americani di tutto il paese si sono riuniti con i loro cari per rendere grazie, ma non una sola persona è stata grata per un pianeta più caldo che sta causando tempeste e incendi più frequenti, la diffusione di siccità e malattie e comunità inquinate. Questa valutazione, presentata dal governo di Donald Trump, continua a chiarire che, se non agiamo ora, gli effetti catastrofici del cambiamento climatico ridisegneranno gli Stati Uniti e il mondo per quelli di noi che vivono oggi e per le generazioni a venire. Non possiamo permetterci leader che si ficcano la testa nella sabbia mentre gli americani soffrono e sono minacciati. Per evitare i peggiori effetti della crisi climatica, dobbiamo andare ora oltre i combustibili sporchi, verso un’economia alimentata al 100% da energia pulita e rinnovabile. Nessuna tipo di sonno indotto dal triptofano può impedirci di agire”.

La stessa posizione è quella del senatore democratico Sheldon Whitehouse, della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici: “Non importa quanto duramente ci provino, l’amministrazione Trump non può seppellire gli effetti del cambiamento climatico come fosse una notizia spazzatura del Black Friday”.

Aggiunge Kassie Siegel, direttore del Climate Law Institute del Center for Biological Diversity: “Il contrasto tra questo rapporto e le azioni dell’amministrazione Trump non potrebbe essere più forte. Gli stessi scienziati di Trump hanno tirato l’allarme antincendio, ma Trump sta semplicemente ridendo maniacalmente e versando più benzina sul fuoco. Esorto i democratici della Camera a respingere il suicida negazionismo climatico di Trump e a prevedere un Green New Deal che ci porti fuori dai combustibili fossili, decarbonizzi l’economia e faccia aumentare i lavori salariati”.

 
 

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