CAMBIAMENTO CLIMATICO
9 Febbraio 2016
Gabriele Renzi

Il clima cambia. Come reagiranno le città italiane? Presentato il dossier Legambiente

Legambiente: mettere in sicurezza le città. Galletti: sul dissesto idrogeologico Governo investe risorse e credibilità

Secondo gli esperti dell’IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, saranno le aree urbane quelle destinate a pagare i costi sociali maggiori a causa del riscaldamento globale, in particolare nell’area del Mediterraneo.
È in città che si produce la maggior parte delle emissioni di Co2 ed è qui che si manifesta con più evidenza l’aumento, sia di frequenza che di intensità, degli eventi metereologici estremi. In città si registrano danni maggiori a edifici e infrastrutture, in città aumenta il numero di vittime umane potenziali.

Le nostre città sono pronte alla sfida lanciata dai cambiamenti climatici? È quanto si chiede il dossier "Le città italiane alla sfida del clima", presentato da Legambiente e dal Ministero dell’Ambiente.
I dati parlano chiaro: in Italia dal 2010 i fenomeni collegati ad eventi atmosferici estremi (allagamenti, frane, esondazioni) sono stai 204 distribuiti in 101 comuni. Secondo i dati del Cnr solo le inondazioni dal 2010 al 2015 hanno provocato nel nostro Paese la morte di 140 persone e l’evacuazione di oltre 32mila cittadini. 43, invece, i giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo.
E se l’eccessiva pioggia è un problema, non è da meno la preoccupazione legata alle sempre più violente ondate di calore. È noto, infatti, l’impatto che l’eccessivo calore può avere sulla nostra salute, in particolare nella fascia più anziana della popolazione.

A confermarlo gli studi presentati dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario nazionale della Regione Lazio, nell’ambito del “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.
Durante l’estate del 2015, quando le temperature hanno segnato un incremento fino a 4° rispetto alle medie nel periodo di luglio nelle città del Nord e del centro (dove la colonnina di mercurio ha sfiorato più volte i 41°), si è registrato negli over 65 un aumento della mortalità giornaliera con incrementi compresi tra il 15% e il 55%.

“I cambiamenti climatici stanno determinando impatti sempre più evidenti nelle nostre città, con rischi per le persone e le infrastrutture resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio – ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni - Serve un cambio di passo nelle politiche, con piani di intervento e risorse per l'adattamento al clima, come ci chiede anche l'Unione Europea, ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni, per mettere in sicurezza le aree più a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore.”.
Mettere in sicurezza il territorio, dunque. Investire nella lotta al dissesto idrogeologico, un tema su cui il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti accetta la sfida.
“Le città italiane - ha affermato il Ministro– fanno ormai i conti con condizioni atmosferiche inedite e violente, che ci portano in pochi giorni dalle frane per i nubifragi alla secca dei fiumi e alle cappe di smog: per questo c’è bisogno di adattare i nostri centri urbani con sempre maggiore rapidità a una situazione climatica in continua evoluzione, che modifica anche il contesto sociale e le prospettive economiche. Il successo reale dello storico accordo raggiunto alla Cop21 di Parigi passa in Italia per la lotta al dissesto idrogeologico, su cui il governo sta investendo risorse e credibilità politica, ma anche da una nuova cultura ambientale, che ci allontani da un passato di disinteresse verso il territorio, di spreco dissennato della risorsa suolo e di scempi edilizi. Riadattare le nostre città e le nostre abitudini a una nuova condizione climatica - ha concluso Galletti - è una sfida epocale che deve coinvolgere tutti: dalla politica agli imprenditori, a ciascun cittadino”.

Una bella sfida, se si pensa che l’81,2% dei comuni italiani si trova in aree a rischio di dissesto idrogeologico, e quasi 6 milioni di persone vivono invece in zone a forte rischio idrogeologico.
Per curare le ferite causate dal dissesto idrogeologico, secondo i dati di “Italia sicura”, spendiamo circa 3,5 miliardi l’anno tra risarcimenti e riparazioni di danni.
 Nelle cure siamo insomma tra i primi al mondo, ora investiamo nella prevenzione.

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