12 Ottobre 2015
Samanta La Manna
CAMBIAMENTO CLIMATICO
12 Ottobre 2015
Samanta La Manna

In fuga dai cambiamenti climatici

In 6 anni oltre 157 milioni i migranti a causa degli effetti del riscaldamento globale

Oltre 157 milioni di persone dal 2008 al 2014 sono state costrette a spostarsi a causa di eventi metereologici estremi.
Secondo l’IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre) sono tempeste e alluvioni le principali responsabili di queste migrazioni forzate. Tra il 2008 e il 2014, l’85% delle migrazioni ambientali è stato causato da tempeste o alluvioni, con i terremoti e altri eventi estremi a comporre il restante 15%. Addirittura nel 2014 la percentuale delle migrazioni causate da alluvioni e tempeste è salito al 91%, principalmente per il crescere di frequenza e portata delle tempeste.
I dati sono contenuti nel rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico” che CeSPI, FOCSIV e WWF Italia hanno rilasciato in vista della COP di Parigi.

Il peggiore tra i possibili scenari prefigurati dagli scienziati dell’IPCC prevede per il 2100 un innalzamento del livello dei mari di 98 cm mentre il climatologo James Hansen, direttore del GISS (Global Insitute for Space Studies) della NASA), prevede un aumento del livello dei mari di 5 metri entro cinquanta anni, qualora si superassero i 2°C di aumento della temperatura.

A subirne le conseguenze sarebbero soprattutto le città costiere, le piccole isole e le regioni attorno ai delta dei fiumi, se poi si superassero i 4° (scenario estremo, ma purtroppo possibile) sarebbero a rischio aree come il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente, i Caraibi e i paesi dell’America Latina.
Tutte le attività umane sarebbero colpite, a cominciare dall’agricoltura, ed è chiaro che le vittime principali sarebbero i paesi più poveri e le fasce della popolazione più vulnerabili.

Già ora l’aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, il cambiamento delle precipitazioni per frequenza e intensità, l’innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione dei ghiacci stanno intensificando la competizione tra imprese, stati e popolazioni per il controllo e l’utilizzo delle risorse naturali.

E a queste si aggiungono quelle attività umane che non fanno che peggiorare una situazione già delicata, dal fenomeno del land grabbing, alla cementificazione alle politiche per la gestione delle risorse idriche, sono tanti gli “aiuti” che si stanno dando a queste migrazioni, che il report classifica in 5 tipologie: migrazioni di carattere internazionale; a carattere permanente e di spostamento di interi nuclei familiari; sfollati interni e profughi a livello internazionale a causa di calamità naturali improvvise; ricollocazione di intere comunità per ridurre la loro esposizione a grandi rischi naturali e climatici .

Attraverso il report CeSPI, FOCSIV e WWF Italia chiedono alle istituzioni  e propongono alla società civile "una riflessione sugli strumenti legali internazionali: affinché non siano discriminanti verso le persone in difficoltà o che hanno necessità di spostarsi,  ma riconosca i diritti a chi fugge dai sempre più frequenti disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici; occorre creare nuovi regimi dei flussi a livello regionale fondati sul riconoscimento dei diritti dei migranti, integrati nei piani di adattamento al cambiamento climatico."
A sostegno della riflessione auspicata anche il pellegrinaggio organizzato da FOCSIV “Una Terra. Una Famiglia Umana / People’s Pilgrimage”, guidato da Yeb Sano, ex - ministro ed ex-negoziatore per i cambiamenti climatici della Repubblica delle Filippine, che sta attraversando, in questi giorni, l’Italia alla volta di Parigi per la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di dicembre.

 
 

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