24 Novembre 2013
Redazione
CAMBIAMENTO CLIMATICO
24 Novembre 2013
Redazione

L’aria cattiva di Pechino fa fuggire l’ambasciatore Usa

Nello stesso giorno in cui Ban Ki Moon ribadisce la necessità di un impegno globale per salvare il clima si apprende che Gary Locke lascerà la Cina per via del troppo inquinamento

Gary Locke, l’inviato di Barack Obama in Cina, all’inizio del 2014 lascerà Pechino e il proprio incarico e farà ritorno a Seattle. La notizia è del 21 novembre scorso e sembra da leggersi come l’epilogo di una sconfitta. Secondo, infatti, quanto riportato dal Financial Times, l’ambasciatore torna negli Stati Uniti a causa dello straordinario inquinamento che grava sulla capitale cinese.
Pechino è tra le città peggiori al mondo per qualità dell’aria, il tasso di polveri sottili nell’aria schizza anche a 40 volte oltre la soglia dell’Organizzazione mondiale della sanità e la situazione continua a peggiorare, soprattutto per l’uso del carbone come fonte di energia. Proteste, denunce e i tentativi del Ministero per l’Ambiente di arginare l’allarme per ora non stanno sortendo l’effetto sperato. Ormai sono pubblici studi e ricerche sanitarie fino a poco tempo fa coperte dal segreto di Stato: negli ultimi 30 anni in Cina il tasso di mortalità di pazienti affetti da cancro al polmone ha visto un incremento del 465% (ha fatto scalpore il recentissimo caso della bambina di otto anni morta di cancro ai polmoni) e Paese del Dragone, secondo le statistiche, diventerà entro il 2025 la nazione con il più alto numero di malati da cancro al polmone.
Di fronte a questo scenario,chi può, specie se straniero, fugge. Così stanno facendo gran parte degli occidentali trasferitisi in Cina per affari o per diplomazia, così farà nei prossimi mesi lo stesso ambasciatore statunitense. È una notizia sconfortante e suona ancora più amara per la sua concomitanza con le dichiarazioni del segretario generale dell’Onu dal vertice sul clima in corso a Varsavia. Nello stesso 21 novembre in cui arrivava la notizia della resa dell’ambasciatore Usa a Pechino, infatti, Ban Ki Moon ribadiva la necessità di solidarietà globale per salvare il clima, affermando come “nessun Paese può risolvere questo problema da solo” e la lotta all’emissione di CO2 debba essere senza quartiere. Ma le parole ora devono passare ai fatti.

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