8 Agosto 2018
CAMBIAMENTO CLIMATICO
8 Agosto 2018

Morire di caldo: decessi triplicati entro il 2080 secondo uno studio

I ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine attribuiscono questo pericolo all'aumento incontrollato delle emissioni di gas serra

Ogni anno le vittime del gran caldo non si fanno attendere e, purtroppo, con il riscaldamento globale la situazione potrebbe peggiorare. Ne sono quasi certi i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine che, con uno studio pubblicato da Plos Medicine, hanno realizzato che entro il 2080 il numero dei decessi da caldo estremo triplicherà. I dati sono stati raccolti in 412 comunità in 20 Paesi, e il periodo di riferimento è quello tra il 2031 e il 2080.

Antonio Gasparrini, coautore della ricerca, ha affermato: “Il modello da noi sviluppato è utile per quantificare le differenze geografiche degli impatti del cambiamento climatico e per capire quale possa essere il guadagno in salute legato a politiche di contenimento delle emissioni e adattamento ai rischi delle ondate di calore. I risultati principali indicano un aumento significativo delle morti, in particolare in scenari di aumento incontrollato delle emissioni di gas serra”.

Proprio queste parole fanno capire che una buona notizia c’è, ed è anche una possibile soluzione. Infatti continua Gasparrini: “L’aumento delle morti sarebbe uniformemente molto più contenuto in scenari in cui si implementino strategie di contenimento delle emissioni”. Per tale ragione, gli autori dello studio continuano a sollevare l’attenzione sul ridurre le emissioni dei gas serra, tra gli elementi responsabili del cambiamento climatico.

 “In Italia, assumendo un crescita demografica media, le morti in più legate alle ondate di calore nel 2031-2080 – rispetto al 1971-2020 – potrebbero triplicarsi (+208%) nello scenario più estremo (nessun controllo delle emissioni); oppure potrebbero aumentare del 64% nello scenario più ottimista (controllo rigido delle emissioni)” continua l’autore.

Le zone che destano più preoccupazione sono le regioni tropicali e subtropicali, oltre che l’Australia, l’Europa e gli Stati Uniti.

 
 

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