Riqualificazione urbana, il punto sugli ecoquartieri: l'Italia è indietro

I più famosi si trovano a Linz (Solarcity), Friburgo (Vauban), Hannover (Kronsberg), Amsterdam (GWL Terrani) e Londra (BedZed). Per il nostro Paese il quadro è fatto di luci e ombre ma qualcosa si comincia a muovere

Dalla rubrica Smart City realizzata in collaborazione con ToDay.it

A partire dagli anni novanta in Europa sono state attuate diverse opere di riqualificazione urbana basate sul principio della sostenibilità ambientale e comprese nell’ambito della progettazione delle smart cities. Opere che si sono concretizzate sotto forma di aree urbane a zero emissioni. Parliamo degli ecoquartieri, quartieri storici o residenziali rigenerati, oppure, in molti casi, di aree completamente nuove e moderne, il cui obiettivo principale è quello di attuare una rigenerazione urbana rendendola motore dello sviluppo sostenibile.

La realizzazione di ecoquartieri infatti si pone gli obiettivi di rilanciare l’economia, creare nuovi posti di lavoro, contrastare il rischio di degrado delle città e migliorare la qualità della vita. Il termine ecoquartiere si riferisce a un progetto di edilizia urbana che si pone l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, ma integrando progetti di sviluppo sostenibile, includendo quindi la dimensione dello sviluppo umano (culturale, sociale ed economica, e non solo ambientale). Da qui l’importanza che nella progettazione dei quartieri si da alla partecipazione dei cittadini e alla storia del quartiere stesso. Allo stesso modo viene tenuto in grande considerazione il progetto più ampio di sviluppo urbano, in modo che gli ecoquartieri non risultino aree isolate dal resto della città.

Diversi paesi europei Francia, Germania, Svezia, Olanda e Austria presentano già esempi di questi quartieri ecologici, i più famosi si trovano a Linz (Solarcity), Friburgo (Vauban), Hannover (Kronsberg), Amsterdam (GWL Terrani) e Londra (BedZed).

L’Italia è rimasta indietro per diverso tempo, e dal secondo dopoguerra in poi le aree urbane italiane hanno subito una lenta ma progressiva crisi strutturale. Negli ultimi quarant’anni abbiamo avuto solo alcuni timidi tentativi di riqualificazione urbana, ma ciò che è mancato finora è una strategia nazionale a sostegno di simili progetti estesi per tutto il territorio.

Tuttavia, da alcuni anni qualcosa sta iniziando a muoversi, grazie soprattutto alla Carta di Lipsia delle città europee sostenibili (2007), che impegna la Commissione Europea e gli Stati membri a risanare le periferie e che ha fornito le premesse del progetto “Ecoquartieri in Italia”.

Promosso nel 2011 da Legambiente, Gbc (Green building council) e Audis (Associazione aree urbane dismesse), il progetto intende fornire una risposta concreta alle problematiche legate al degrado urbano e ambientale, attraverso la realizzazione di ecoquartieri che rispettino determinati parametri. Secondo il manifesto, sono particolarmente importanti la sostenibilità sociale, quella culturale e quella economica, oltre che ambientale. Solo con l’integrazione di queste quattro dimensioni della sostenibilità sarà possibile raggiungere gli obiettivi prefissati, ad esempio quello di realizzare almeno un ecoquartiere in cento città italiane entro un periodo massimo di dieci anni.

È quindi evidente la scelta di attribuire alla presenza di luoghi d’integrazione e di aggregazione sociale la stessa importanza data ai miglioramenti ambientali quali lo sviluppo di aree verdi, l’incremento del trasporto pubblico e ciclistico, la riduzione al minimo degli sprechi energetici, il riciclo delle acque e dei rifiuti la preferenza per materiali come il legno al posto del cemento e la tutela della salute.

Ciò che contraddistingue il progetto italiano da molti esempi europei è la volontà di prediligere la rigenerazione di aree dismesse e di quartieri residenziali costruiti tra gli anni '50 e '80 ormai entrati in crisi. Si tratta quindi di “costruire sul costruito”, facendo in modo di non occupare nuovo suolo, ma di sfruttare aree che hanno una storia alle proprie spalle e migliorare gli strumenti già disponibili.

Il progetto non è rivolto soltanto alle istituzioni, ma anche ai soggetti economici e finanziari e ai cittadini. Questi ultimi in particolare rivestono un ruolo fondamentale, in quanto destinatari ultimi dei progetti di riqualificazione delle aree abitate. Alcuni esempi di ecoquartieri realizzati in Italia sono il complesso Le Albere a Trento (progettato nel 2013 dall’architetto Renzo Piano), CasaNova a Bolzano e Quattro Passi a Villorba (Treviso). Ancora in via di attuazione sono San Salvario a Torino e San Rocco a Faenza.
La strada è tracciata, ma i problemi purtroppo non mancano: molti progetti non vengono ultimati, inoltre non sempre gli ecoquartieri hanno fornito reali vantaggi a chi è destinato ad abitarvi, e non solo in termini teorici. Nel caso di Le Albere per esempio si tratta di appartamenti il cui prezzo di vendita non è alla portata della maggior parte dei cittadini. La domanda è poca, quindi si è optato per la possibilità di affittare, ma il quartiere non è ancora pienamente popolato.

In altre situazioni, inoltre, si ha un sostanziale scarto tra i consumi previsti e quelli effettivi. Bisogna infatti valutare anche le abitudini dei cittadini e fornire loro tutte le informazioni che saranno necessarie a dare il via ad un circolo virtuoso che vada a vantaggio di tutti.

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