Stazioni dismesse: volendo si possono recuperare

Adotta una stazione, la Rete Ferroviaria dello Stato mette a disposizione strutture in disuso per progetti di utilità sociale

Numerose sono le stazioni dismesse, abbandonate, impresenziate: in Italia se ne contano all’incirca mille e settecento. Molte sono a bassissima frequentazione, altre sono lasciate a loro stesse nel massimo degrado, altre ancora hanno smesso di funzionare.
In realtà queste stazioni rappresentano un grande patrimonio italiano e posseggono delle potenzialità importanti. Con un po’ di ritardo, da qualche anno, Le Ferrovie dello Stato hanno promosso dei progetti volti alla riqualificazione di questi luoghi che vengono trasformati, riorganizzati e destinati ad un nuovo uso.
Una politica di grande interesse per il solo fatto di differenziarsi da quella attuata dallo stesso soggetto gli edifici dei caselli e case cantonieri che per la quasi totalità abbandonate sono spesso in uno stato di grande degrado.
Uno di questi progetti si chiama “Adotta una stazione” e mira ad un piano di risistemazione ad opera di enti e associazioni no profit che si prendono carico di strutture ormai fuori uso e le utilizzano per portare avanti progetti sociali, per creare luoghi di ritrovo e di comunità, per promuovere eventi culturali, che vanno dall’arte, alla musica, alla danza “adottando” una stazione ferroviaria per un periodo che può variare da 5 a 9 anni.

La Rete Ferroviaria Italiana mette a disposizione tali strutture, in comodato d’uso gratuito, a tutte quelle realtà in possesso di bei progetti senza scopo di lucro, volti a migliorare la vita della società in cui si vive. I progetti, di stampo socio-culturale, propongono eventi, iniziative, incontri. In cambio, non si chiede altro che pulizia e manutenzione degli immobili. Molti sono divenuti in breve tempo veri e propri poli sociali garantendo servizi per la collettività, diventando luoghi di incontro tra persone, storie, situazioni, idee: caratteristiche che, in fin dei conti, dovrebbe avere una stazione.

Tra i diversi scopi anche il turismo sostenibile (alcuni segmenti ferroviari, infatti, si sono trasformati in piste ciclabili immerse nel verde e gli edifici sono a supporto di tale utilizzazione), attività a sostegno dell’artigianato locale e alla fruizione del territorio, manifestazioni espositive o museali o per attività bibliotecarie, orientamento giovanile allo studio o al lavoro, per laboratori e attività didattiche; insomma, per fini nuovi, originali e utili alla collettività.
Sono stati pubblicati diversi libri riguardante questo fenomeno, tra questi citiamo il dettagliato reportage a cura di Fabrizio Tortorella e Teresa Coltellese, dal titolo: “Le stazioni impresenziate sulla rete ferroviaria italiana - definire il fenomeno per definire le opportunità”. In questo libro sono riportati dati, situazioni e nuovi usi di tantissime stazioni dismesse presenti sul territorio italiano.

Un’altra pubblicazione molto interessante è quella a cura di Co.Mo.Do. (Confederazione Mobilità Dolce) e in collaborazione con il network delle associazioni che vi hanno partecipato, dal titolo: “La Ferrovie delle Meraviglie”, un testo che racconta il patrimonio ferroviario abbandonato e impresenziato, ieri, oggi e domani. Il libro raccoglie anche alcune fotografie e schede di binari e stazioni dismesse ad opera di soggetti e associazioni.
Evento molto particolare, che è tenuto domenica 8 marzo 2015 in Piemonte e in Veneto, è l’ottava edizione della Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, un’escursione lungo storiche ferrovie dismesse immerse nella natura.