Leaf Community: un'industria e il suo fiume

Dalle Marche un buon esempio di sviluppo industriale accompagnato al recupero e alla tutela dell'ambiente naturale.

Da che mondo è mondo le comunità umane si concentrano lungo i fiumi.

La tendenza non è cambiata con la rivoluzione industriale, i cui edifici di produzione e trasformazione, anzi, prima hanno sfruttato la forza motrice delle correnti, poi hanno usato l'acqua per raffreddare, alimentare, persino pulire i macchinari e smaltire gli scarti. Tutto questo, negli ultimi due secoli e mezzo, ha compromesso la maggior parte degli ecosistemi fluviali prossimi agli stabilimenti industriali e alle infrastrutture pesanti che li accompagnano; ma la moderna tecnologia, e una maggiore attenzione alla sostenibilità delle produzioni, permette oggi di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dell'economia e la tutela della Natura.

Earth Day Italia ha individuato diversi esempi di comunità o imprese che cercano di coniugare progresso e sostenibilità, presentandoli come nuovo modello di sviluppo nel progetto "Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia - Le comunità rurali e montane insegnano come mangiare tutti e mangiare bene", realizzato con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e presentato all'EXPO 2015.
Uno di questi esempi è la "Leaf Community" (vai al sito) che il Gruppo Loccioni ha realizzato sulle sponde del fiume Esino, ad Angeli di Rosora in provincia di Ancona. Con l'appoggio di partner come Enel, Nissan, Samsung e Banca Veneto, nel luogo dove Loccioni fa impresa nel campo dei sistemi di misurazione e controllo, è nato quello che viene definito un "laboratorio aperto di sostenibilità". Un embrione di smart city, dove ci si muove con mezzi alimentati ad energia elettrica, ricaricati da eco-stazioni i cui edifici simbolo sono il Leaf Lab e la Leaf House.

Il primo è un prototipo di impianto industriale di classe A+, dedicato alla sperimentazione e alla formazione professionale dei giovani.

La seconda è un esempio di edilizia residenziale dove il massimo comfort viene ricercato con l'utilizzo delle migliori tecnologie sostenibili, dal fotovoltaico alle pompe geotermiche, alle mini centrali idroelettriche costruite lungo il vicino fiume; sei appartamenti modello ispirati all'autonomia energetica degli antichi casali rurali, in cui si vive serviti dalla tecnologia ma evitando gli sprechi d'acqua e di energia.
Poi, circa un anno fa, uscendo dallo stabilimento e dalle mura delle case, si è posto un occhio a ciò che c'era accanto. Da circa un anno ha preso il via il progetto "Due chilometri di futuro": il recupero di 2000 metri di sponde del fiume Esino lungo i confini dello stabilimento. La sistemazione idrogeologica del fiume, il recupero dell'alveo e degli argini, eseguiti consultando mappe risalenti al medio evo, hanno così restituito un ambiente naturale rigenerato alla comunità che vive e lavora ad Angeli di Rosora.

Il percorso era però partito da lontano, 45 anni fa, quando Enrico Loccioni e sua moglie fondarono la società nell'ottica di farne una comunità in cui lavoro e produzione andassero di pari passo a progresso sociale e  formazione; un luogo dove: "i lavoratori si trovino bene e dove si tengano d'occhio i consumi e l'ambiente", secondo le parole del patron stesso, che recentemente è stato ricompensato con la nomina a Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica.

Un cammino durato decenni, a cui le nuove tecnologie ecologiche hanno dato una spinta decisiva. Nell'ultimo anno la Leaf Community è passata dal 22 al 55% di autonomia energetica. Questa è una formula che può favorire non solo l'interesse privato, ma anche riflettersi sulle comunità del territorio circostante: Loccioni ha investito 16 milioni di euro, coinvolgendo una ventina di enti e diverse decine di aziende locali; oltre 200 giovani professionisti hanno collaborato al progetto che ha portato a un centinaio di assunzioni. Un modello di integrazione, visitato ogni anno da migliaia di persone, in cui passato e futuro si incontrano e collaborano, come dimostra l'attività di Massimo il "selcino": un artigiano locale, custode dell'antico mestiere del fabbricare sampietrini, che continua  a tornare sulle sponde dell'Esino per ricavare la propria materia prima dalla pietre del fiume, di nuovo simbolo e protagonista della storia di questa terra.

Foto: www.loccioni.com