8 Dicembre 2013
Redazione
CICLO DEI RIFIUTI
8 Dicembre 2013
Redazione

Ok del governo al decreto sulla Terra dei fuochi

Da questo momento bruciare rifiuti sarà reato e chi appicca roghi a cumuli di rifiuti tossici abbandonati rischia da due a cinque anni di carcere: sono solo alcuni punti del decreto Terra dei fuochi che il governo ha varato lo scorso 3 dicembre

Lo scorso 3 dicembre il Governo ha varato il decreto sulla Terra dei Fuochi, quella zona tra Napoli e Caserta tristemente nota per essere diventata la discarica personale della criminalità organizzata che qui illegalmente sversa tutti i rifiuti, anche quelli tossici. Con delle gravissime ripercussioni non solo per l’inquinamento di questi territori, ma anche per i danni alla salute dei cittadini, che in questi anni hanno visto aumentare in maniera quasi esponenziale l’incidenza dei tumori; e anche per tutto il comparto agricolo: i terreni dove i rifiuti vengono debitamente sotterrati, in moltissimi casi sono campi agricoli dove vengono coltivati prodotti locali. È facilmente intuibile come molti di questi prodotti sono, quindi, tossici. Con danni ingenti all’intero comparto. Da anni i cittadini dei comuni colpiti e molte associazioni denunciano questa situazione ma nulla è stato fatto. Con questo decreto, ovviamente solo un primo timido passo per la risoluzione di questa situazione che il ministro Orlando ha definito “un'onta per tutti quanti”, si sta cercando di porre rimedio ad una situazione non più sostenibile.

Vediamo più nello specifico cosa prevede questo importante decreto legge. Come prima cosa vengono introdotte sanzioni penali per chi accende i roghi tossici che fino a questo momento erano sanzionabili solo con delle contravvenzioni. Si prevede dai due ai cinque anni di reclusione per chiunque appicchi il fuoco a rifiuti abbandonati. Nel caso i rifiuti in questione siano pericolosi la pena sale a sei anni. La pena può aumentare ulteriormente se il territorio o i territori in questione “siano stati interessati da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti (è il caso della Campania)”.

Il dl prevede anche l’estensione «dell’obbligo informativo previsto dall’art. 129 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale a fattispecie di reato in cui i fatti comportino delle conseguenze pregiudizievoli sull’ambiente, sulla salute e sulla qualità dei prodotti agroalimentari al fine di favorire un corretto raccordo tra l’Autorità giudiziaria e le amministrazioni competenti ad adottare i provvedimenti eventualmente ritenuti opportuni e necessari». Il che vuol dire che se durante un’inchiesta si viene a sapere di un interramento di veleni i magistrati dovranno mettere al corrente direttamente e immediatamente le istituzioni centrali e locali di quello che accade in modo tale da provvedere immediatamente all’adozione delle iniziative di competenza.

Previsto anche che il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Istituto superiore di sanità e l'Agenzia regionale per la protezione ambientale in Campania (Arpa Campania) svolgano delle indagini tecniche per la mappatura dei territori maggiormente interessati dall’inquinamento.

E' urgente e fondamentale acquisire una fotografia ufficiale della situazione attraverso una mappatura delle aree con l’obiettivo di localizzare quelle maggiormente interessate da fenomeni di inquinamento. Ma lo scopo è anche un altro: molto spesso il territorio Terra dei Fuochi viene erroneamente identificata con l’intera Regione Campania. Il che vuol dire che tutta la Regione è inquinata. Non c’è errore più grande. I risultati scientifici, quindi, consentiranno di sfatare per sempre e una volta per tutte gli infondati timori che tutti i prodotti della Campania siano contaminati e che tutti i terreni destinati all'agroalimentare della regione siano pregiudicati da gravi fenomeni di inquinamento.

Infine questa normativa si pone l’obiettivo di semplificare e accelerare le procedure per l’attuazione degli interventi di bonifica dei territori.

Molto soddisfatto il ministro Orlando: «si fa un passo significativo e decisivo: diamo strumenti più efficaci per il contrasto e la repressione prevedendo aggravanti e interventi più tempestivi». Il ministro si è anche rivolto ai cittadini ringraziandoli anche perché «molte delle cose messe nero su bianco» nel provvedimento, oltre al lavoro dei tecnici, sono «il frutto di un confronto continuo».  «L'allarme – ha aggiunto - ha fatto diventare la Terra dei fuochi un caso nazionale: la mobilitazione dei cittadini è stata importantissima. Così come quella dei cronisti locali. Li ringrazio per questo». In quei luoghi, conclude il ministro, «non solo c'è solo una grave crisi ambientale ma c'è stata anche un'interruzione del circuito democratico».

«Questo decreto è un punto di inizio per una nuova Campania, gli ha fatto eco il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo. «Una Campania dove la legalità è un valore applicato quotidianamente. Era un atto doveroso per i miei concittadini e per tutti quegli agricoltori onesti che sono schiacciati tra la Camorra e un danno di immagine spropositato».

Molto soddisfatta anche la Cia, Confederazione italiana agricoltori, che ha però sottolineato come «ora  non si può dimenticare “l’effetto psicosi” generato dal dramma della Terra dei Fuochi che solo nell’ultimo periodo ha fatto crollare del 35-40% le vendite dei prodotti tipici campani, dalla mozzarella di Bufala Dop all’ortofrutta, con danni a tutto il sistema agroalimentare regionale, che da solo “vale” 5 miliardi di euro l’anno».

«Ecco perché ora bisogna procedere in due direzioni, ha proseguito la Cia: da un lato occorre accelerare l’iter parlamentare del decreto legge ed evitare che si perda in mille rivoli. Dall’altro bisogna iniziare a pensare a serie misure di sostegno al reddito per tutti gli operatori della filiera agroalimentare che hanno subito perdite considerevoli, tenendo conto che la Campania è la terza regione in Italia per produzione agricola con oltre 136 mila aziende e 65 mila addetti impegnati nel settore».

 
 

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