18 Dicembre 2012
Redazione
CICLO DEI RIFIUTI
18 Dicembre 2012
Redazione

Rifiuti in Italia: mancata efficienza e rischio multe onerose. Clini promette impegno

Recupero efficiente dei rifiuti, messa in regola di discariche abusive, normative nazionali più restrittive e meno adeguate di quelle comunitarie. Tutti temi difficili e urgenti. Clini tenta di migliorare la posizione italiana in Europa e promette impegno. Possiamo ben sperare?

 Che sull’Italia siano state aperte dall’Unione Europea procedure d’infrazione a causa della mancata bonifica delle discariche abusive è fatto ben noto da anni. Ora, però il Bel Paese rischia di dover pagare 56 milioni di provvisionale e 46 milioni ogni sei mesi.
Così il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini dichiara al commissario UE Janez Potočnik “L’Italia è impegnata a promuovere il recupero di materia e di energia dai rifiuti, attraverso l’estensione a tutte le regioni dei programmi per la raccolta differenziata e la riduzione progressiva delle discariche”. Sono proprio alcune Regioni ad essere molto in ritardo sia per scarsa efficienza nell’utilizzo delle risorse economiche disponibile sia per l’attuazione di procedure poco ortodosse nel concedere permessi per gli interventi necessari.
Il Ministro sottolinea l’impellenza della questione: “è necessario adottare misure urgenti a livello nazionale che erano all’esame del Parlamento e che invece rischiano di essere vanificate per la chiusura anticipata della legislatura”.
Molto è stato fatto (le discariche sono passate da 5mila a 214), ma tanto resta ancora da fare. Le multe che il nostro stivale potrebbe dover pagare sono onerose. Ad esempio per la non corretta gestione dei rifiuti in Campania sono previste sanzioni di circa 180 milioni l’anno. La Regione ha presentato all’Unione Europea un programma che presume un’entrata a regime nel 2016, ma nello stesso tempo non sono state adottate tutte le decisioni in merito alla localizzazione degli impianti, in particolare per l’opposizione del Comune di Napoli, mentre la raccolta differenziata procede a rilento. Anche Roma preoccupa, sulla città sono state avviate due procedure di infrazione: l’uso quasi esclusivo della discarica come sistema di smaltimento dei rifiuti, per lo più non trattati; lo scarso livello di raccolta differenziata e l’ancora più bassa percentuale di recupero di materia ed energia creano le condizioni per sanzioni molto onerose a carico dell’Italia.
Ombre grigie oscurano il settore dei rifiuti: qualora il Parlamento non fosse in grado di aggiornare la normativa, potrebbe essere considerato ineludibile emanare un decreto legge con disposizioni urgenti.
Quali? Un vincolo generalizzato per la raccolta differenziata a carico delle autorità competenti, sostenuto da sanzioni a carico degli amministratori inadempienti, e la previsione di impiego degli impianti fuori regione per il recupero di materia e di energia dai rifiuti in impianti a tecnologia complessa per tempi limitati all’adeguamento dei singoli sistemi regionali e a condizione di non pregiudicare la corretta gestione dei rifiuti nelle regioni di destinazione.
Era stato posto in essere un provvedimento per aggiornare gli obiettivi e gli strumenti per la raccolta differenziata e il recupero di materia e di energia dai rifiuti, modificando il decreto legislativo 152 del 2006, per assicurare il raggiungimento omogeneo degli obiettivi a livello nazionale. Ma pare che qualcosa ne abbia impedito il raggiungimento e le mete immaginate sono rimaste su carta.
Esiste poi un altro paradosso: l’Italia potrebbe farcela a raggiungere gli obiettivi imposti dall’UE se non ci fosse ha una normativa nazionale più restrittiva di quella comunitaria. Le regole europee infatti impongono di conseguire l’autosufficienza a livello nazionale. Solo l’Italia ha invece previsto che tale autosufficienza debba attuarsi in ambito regionale e non nazionale, con il risultato paradossale dell’esportazione dei rifiuti all’estero. (fonte: Ministero dell’Ambiente)

 
 

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