7 Novembre 2013
Redazione
CICLO DEI RIFIUTI
7 Novembre 2013
Redazione

Rifiuti, una questione non solo ambientale

I molti approcci e le tante proposte per affrontare il problema dei rifiuti, tutti esaminati nel corso della prima giornata di lavori del X  Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura organizzato a Napoli dall’associazione Greenaccord

Napoli e i rifiuti, un binomio che, purtroppo, racconta di una situazione, ben nota alla cronaca, che sicuramente non rende onore al nostro civile Paese. Questa volta però si vuole parlare di rifiuti non per denunciare fatti già noti ma per cercare di trovare una soluzione a questo annoso problema. A Napoli, a partire da ieri, sta avendo luogo il decimo Forum internazionale per la Salvaguardia della Natura organizzato dall’associazione Greenaccord in collaborazione con il Comune di Napoli. Il tema della prima giornata di lavori è stato proprio il problema rifiuti. E gli interventi sono stati tanti e tutti di rilievo.

Un primo quadro della situazione, che ovviamente non è solo locale ma è anche globale, l’ha dato nel corso del suo intervento, William Rees, docente della British Columbia University. E i dati che escono fuori sono a dir poco impressionanti: le economie urbane producono quantitativi di rifiuti mai visti finora. 11 tonnellate pro capite da ogni cittadino giapponese. Addirittura 25 tonnellate per ogni cittadino degli Stati Uniti d’America. Nel frattempo, il 30% del terreno agricolo è diventato improduttivo a causa del consumo di suolo, che continua a ritmi fino a 40 volte più veloci di quanto la Terra può sopportare. E la situazione non è migliore negli oceani: l’82% degli stock di pesce sono sovrasfruttati, depauperando le risorse ittiche mondiali.

Ha confermato tale situazione anche l’economista ecologico, docente di Public Policy all’Australian National University, Robert Costanza che ha affermato come “molte variabili naturali stanno ormai raggiungendo il punto di non ritorno: l’acidificazione degli oceani, l’uso di risorse idriche, il consumo di suolo, lo sfruttamento di biodiversità. Purtroppo tendiamo ancora a ignorare questo problema, perché questo è un film che l’opinione pubblica mondiale non vuole andare a vedere”. È fondamentale capire allora, prosegue l’economista, che “il cambio di paradigma è indispensabile per non soccombere come avvenuto in passato ad altre società umane. In primo luogo, abbandonando l’idea secondo cui la crescita economica sia potenzialmente infinita”.

Ma Costanza è anche ottimista: secondo lui, infatti, si può costruire una società che finalmente sappia calcolare gli effetti negativi della produzione dei rifiuti sul benessere umano. Per fare ciò occorre prima di tutto, propone l’economista, aggiornare gli strumenti che misurano lo sviluppo, partendo da quello più importante per un paese, ovvero il Prodotto interno lordo. “Paradossalmente, il Pil cresce se ci sono più rifiuti, se l’uomo deve intervenire quando una nave sversa petrolio in mare o quando le emissioni di gas nocivi raggiungono livelli intollerabili per la salute pubblica”. I nuovi indicatori devono invece iniziare a includere le esternalità prodotte da ogni attività umana, calcolando i costi sociali di un prodotto. “Sarebbe una spinta eccezionale a produrre meno scarti perché essi sarebbero un danno per i bilanci aziendali e degli Stati”.

Anche se è un problema globale, quello dei rifiuti potrà trovare delle vere risposte solo partendo dal locale. Ha affermato Friederich Hinterberger, ricercatore del SERI (Sustainable Europe Research Institute) di Vienna, che è proprio dalle comunità locali che può partire un nuovo modo di pensare il benessere. Ad esempio rispolverando il vecchio concetto di condivisione dei beni. “Ripensare lo stile di consumi è cruciale se vogliamo far ripartire il mondo” spiega il ricercatore. “Penso al car sharing, assai diffuso nella città in cui vivo. O la condivisione di elettrodomestici da collocare negli spazi comuni degli edifici. Dobbiamo partire dalla nostra impronta ecologica, per capire davvero quanto consumiamo. E, al tempo stesso, dobbiamo capire da dove arrivano le risorse che consumiamo. Solo abbracciando una nuova idea di uso comune delle risorse e dei beni potremmo guardare al futuro con rinnovata fiducia”. 

Il problema dei rifiuti non è solo un problema di tipo ambientale ed economico ma anche sociale e culturale: per questo motivo occorre un approccio multidisciplinare alla sua risoluzione, dove ogni contributo diventa essenziale. 

 
 

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