6 Dicembre 2012
Samanta La Manna
CICLO DEI RIFIUTI
6 Dicembre 2012
Samanta La Manna

Ronchi "Dipendere troppo dalle discariche vuol dire essere a rischio di emergenza"

Il 5 dicembre 2012, nella sala conferenze di Piazza Montecitorio è stato presentato il rapporto annuale sul riciclo ed il recupero dei rifiuti in Italia, elaborato da FISE UNIRE e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile il cui presidente, Edo Ronchi, ha spiegato che lo studio fa riferimento al 2011 “anno con ancora una buona tenuta e addirittura un generale miglioramento rispetto al 2010”, ma i primi dati parziali del 2012 mostrano gli effetti della crisi: diminuzione della produzione, calo dei consumi e conseguenti difficoltà nell’attività di riciclo.
Nella nostra Nazione “abbiamo ancora una quantità di rifiuti smaltiti in discarica troppo alta: il 48%, mentre sei Paesi europei: Germania Austria Danimarca Svezia Belgio e Paesi Bassi, sono quasi vicini allo zero” ha aggiunto Ronchi, rispondendo per Earth Day Italia, “questo significa che noi produciamo circa 15 milioni di tonnellate l’anno e loro riciclano o recuperano energeticamente quasi tutto”. Inoltre sappiamo che “dipendere troppo dalle discariche vuol dire essere a rischio di emergenza: prima o poi finiscono ed è sempre difficile aprirne di nuove nel territorio italiano, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno”.

Quale modello dovremmo seguire, Germania per esempio?

Il modello è ormai nitido: i Paesi europei che hanno quasi azzerato l’uso della discarica nella gestione dei rifiuti urbani (RU) hanno operato due scelte significative: hanno reso molto caro lo smaltimento in discarica e hanno incentivato il riciclo nelle filiere là dove il mercato non ne riconosce il vantaggio ambientale. Con queste due iniziative hanno portato il riciclo al 60-70% e il recupero energetico è cresciuto”.

Ostacoli normativi, finanziari ed economici, quali sono?

“Per quelli normativi, a mio parere non si colpisce abbastanza l’uso della discarica e non si incentiva come sarebbe necessario in alcuni settori il riciclo come priorità effettiva. Ci sono poi ostacoli nel completare il recepimento delle direttive europee, diversi decreti attuativi ancora tardano, in particolare il regolamento 333/2011 End of Waste (disciplina i criteri per stabilire quando i rottami di ferro, acciaio e alluminio, cessano di essere un rifiuto e diventano nuovamente un prodotto ndr). Evidenti esitazioni anche nei Green Public Procurement, gli acquisti pubblici verdi poco attivati dalle nostre amministrazioni. Servono misure che rendano conveniente il riciclaggio punto fondamentale non solo delle politiche ambientali sulla gestione dei rifiuti, ma anche di quelle industriali, poiché tendiamo a pagare sempre di più le materie prime e questo, ovviamente, è un costo per l’economia”
Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile pone in rilievo con rammarico: “Purtroppo le procedure d’infrazione aperte sono su ben 102 discariche e la richiesta della Commissione europea alla Corte di Giustizia è una multa di 56 milioni di euro per l’Italia più 250mila euro al giorno qualora fossimo condannati per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento. Si prospetta una bella sberla economica nella gestione dei rifiuti”.
Una serie di esternalità negative minaccia da tempo il Bel Paese e rimane circa “un anno e mezzo per darsi da fare”, lo sottolinea anche José Jorge Diaz del Castillo, Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, asserendo che risalgono a nove anni fa le procedure d’infrazione avviate dall’Europa di cui16 su discariche con rifiuti pericolosi.
Con un veloce zoom sui vari settori Ronchi illustra quello degli pneumatici fuori uso “ne abbiamo generati circa 350mila tonnellate, 180mila sono andate al recupero energetico e di cui 80mila esportate. La domanda è: perché mandare all’estero, i nostri pneumatici che potremmo recuperare energeticamente noi? Di questi pneumatici il 28% finisce in discarica o non si sa dove vada; son quantità enormi quindi c’è una elevata possibilità di ulteriore recupero e non avere quel 28% nella zona grigia. Insomma, ogni filiera ha le sue problematiche”. Così come ogni città ha i propri temi caldi, Roma ad esempio, precisa il Presidente, “è carente da diversi punti di vista: la raccolta differenziata è a ancora a livelli bassi e quella multi materiale è dispendiosa perché mischia vetro e plastica comportando aumento dei costi e riduzione dei rendimenti; non esiste un impianto di compostaggio che si possa chiamare tale e anche quello dei trattamenti funziona poco”
Ronchi individua una delle principali cause della non perfetta situazione italiana nella bassa tassazione per lo smaltimento in discarica e definisce il riciclo dei rifiuti un settore strategico della Green Economy. I contorni sono ben delineati, sappiamo quali sono le strade da intraprendere per far sì che entro il 2020 la gestione dei rifiuti sia gestita come una risorsa. Dunque si autoimpone maggiore disciplina ambientale, per le amministrazioni e per i cittadini

 
 

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