21 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina
CICLO DEI RIFIUTI
21 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina

WAS Report 2017: i rifuti valgono 10 miliardi di euro

La gestione dei rifiuti in Italia vale 10 miliardi di fatturato con un tasso di crescita doppio rispetto all’economia del paese. La raccolta però non è amica dell’ambiente

La gestione dei rifiuti e recupero dei materiali è un settore in cui si calcola, di anno in anno, un valore produttivo in costante aumento, con un tasso di crescita maggiore rispetto a quello dell’economia stessa. Le cifre complessive stimano, infatti, un fatturato totale pari a 10 miliardi di euro: circa la metà della manovra finanziaria appena approvata dal governo. Nonostante il grande potenziale finanziario, il sistema in Italia non favorisce ancora una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti, a fronte di tariffe non in linea con una visione “environmental friendly” ed ecotasse sulle discariche fin troppo basse rispetto al resto d’Europa.

A tracciare un quadro sul tema, in vista dei recenti obiettivi europei, è il Waste Strategy Annual Report 2017 elaborato da Althesys e presentato oggi a Roma nell’iniziativa “Rifiuti, una strategia nazionale verso il 2030”. Un rapporto che rileva una cifra intorno ai 7 miliardi di euro intorno al business della gestione dei rifiuti, considerando i soli top 100 player che lavorano negli agglomerati urbani; un aumento del 3,8% rispetto al 2015, il doppio della crescita economica totale del paese (all’1,5%). Prendendo in considerazione anche le 114 imprese dedite alla raccolta di materiale (cioè la selezione a valle della raccolta differenziata), il comparto totale raggiunge i 10 miliardi di fatturato. Il confine tra il settore della raccolta e della selezione e valorizzazione dei rifiuti – rileva il rapporto – si sta appunto assottigliando.

Il sistema di finanziamento dell’intero ciclo non appare, tuttavia, come un amico dell’ambiente. La tariffa puntuale – che dovrebbe incoraggiare comportamenti virtuosi da parte dei cittadini nella raccolta differenziata – pesa soltanto per il 3,3% sul totale delle entrate. Inoltre, le ecotasse sulle discariche sono molto più basse rispetto alle medie europee: meno di 127 milioni di euro, una media di 17 euro a tonnellata rispetto agli 80 del continente. Risultati molto lontani dai target europei sull’economia circolare, anche considerando che solo il 18% dei proventi derivate da queste tasse è riservato a interventi in ambito ambientale.

Il processo di consolidamento del waste management, soprattutto nel Nord Italia, è guidato dall’approccio industriale, mentre in alcune zone si riscontra un ruolo crescente dei Comuni e degli affidamenti in house. In altre aree, soprattutto al Sud, i servizi sono appaltati ad operatori privati, “senza una visione strategica territoriale ed un orizzonte temporale adeguato”. Necessaria – a detta del report – un coordinamento delle istituzioni che garantisca un’omogeneità in tutta Italia, per limare diversità sul territorio (per modelli industriali, perimetri regolati e sistemi di affidamento) fin troppo marcate.

Il settore italiano della gestione dei rifiuti sta attraversando una delicata fase di transizione. Necessaria una strategia che - oltre a prevedere stabilità normativa, un’Autorità di regolazione indipendente e un adeguato piano infrastrutturale - richiede uno sforzo notevole su più fronti: un forte aumento della quantità e qualità della raccolta differenziata e del riciclo, consistenti investimenti in nuova capacità di termovalorizzazione, di trattamento dell’organico e di valorizzazione delle matrici riciclabili” commenta Alessandro Marangoni di Althesys alla presentazione del Waste Strategy Annual Report. “Il tutto favorendo l’industrializzazione del settore – aggiunge – agevolando i processi di aggregazione e creando le condizioni per finanziare gli investimenti”.

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