14 Marzo 2018
Dario Caputo
CITTÀ E TRASPORTI
14 Marzo 2018
Dario Caputo

Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile: lo strumento concreto per cambiare le città

Il documento pubblicato da ASviS e Urban@it indirizza le politiche urbane future per rendere le città più sicure, resilienti e sostenibili, come previsto dall’Agenda 2030 dell’ONU.

L’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenivile (ASviS) e il Centro Nazionale di Studi per le Politiche Urbane (Urban@it) hanno pubblicato l’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile. Alla base del progetto vi è la consapevolezza del grande contributo che le città possono dare per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 individuati dalle Nazioni Unite, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla povertà, l’abbandono scolastico, la qualità dell’aria, la disponibilità di aree verdi, la qualità delle reti idriche, il consumo di suolo, il disagio abitativo, la mobilità e la cultura. Il documento mostra inoltre come anche i sindaci possono trarre ispirazione dall’Agenda 2030 per affrontare problemi cruciali che vanno dalla lotta alla povertà all’inclusione sociale, passando per la mobilità sostenibile e la qualità dell’aria. Con questo documento infatti, come sottolineato dal sindaco di Bari, nonché presidente dell’Anci, Antonio Decaro, “tutti i comuni del nostro paese si impegnano ad accettare la sfida posta dagli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e ribadiscono l’urgenza dell’adozione di una Agenda urbana nazionale”.

L’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile, che può essere scaricata dal sito www.asvis.it, si articola in tre capitoli. Nel primo si riconosce la necessità che il Governo definisca, insieme agli enti locali, un’agenda urbana nazionale basata sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, che possa essere uno strumento di lavoro concreto per migliorare le città. Se si pensa ad esempio alla qualità dell’aria del nostro paese comprendiamo quanto lavoro c’è ancora da fare in questo delicato settore: nel 2014 infatti ben il 20,1% della popolazione urbana italiana è stato esposto a concentrazioni eccessive di polveri sottili (Pm 2,5 e Pm 10). Nelle altre città europee la percentuale media era del 15,9%; l’Italia vantava inoltre un altro triste primato, relativo al più alto numero di morti premature correlate al Pm 2,5 (quasi 60mila) e agli altri inquinanti atmosferici come l’ozono e il biossido d’azoto. L’Agenda propone come obiettivo per le aree urbane il rispetto del limite massimo stabilito dall’Oms per il particolato sottile (2,5 µg/mc, più restrittivo di quello europeo) entro il 2025, da realizzare attraverso una serie di azioni, tra cui un Piano di azione nazionale integrato che coinvolga i trasporti, gli impianti di riscaldamento delle abitazioni, l’industria e le infrastrutture verdi. 

Il secondo capitolo dell’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile riguarda invece le varie definizioni di territorio urbano e chiarisce i motivi per i quali gli esperti hanno optato per la definizione dell’Eurostat basata sul “grado di urbanizzazione” (Degree of urbanisation), che consente di superare le classiche separazioni tra grandi e piccole città. Il terzo capitolo si articola in paragrafi che corrispondono ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; per ogni obiettivo sono state individuate le corrispondenze con i 12 temi prioritari dell’Agenda urbana per l’Unione Europea (il cosiddetto “Patto di Amsterdam”) e con gli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, e sono stati illustrati i target internazionali, la posizione attuale dell’Italia, gli obiettivi nazionali e le azioni necessarie per raggiungerli.

Oltre alla qualità dell’aria, in Italia, tanto deve essere fatto anche in tema di povertà e inclusione sociale: la situazione in cui verte il nostro paese oltre ad essere più critica di quella della media europea, è in netto peggioramento. Rispetto al 2008 le persone che vivono in condizioni di povertà e di esclusione sociale sono aumentate di tre milioni, mentre l’obiettivo nazionale della “Strategia Europa 2020” era la loro riduzione di 2,2 milioni. Ciò che si propone l’Agenda è di ridurre questo numero di 1,7 milioni di persone entro il 2025 attraverso l’estensione e il potenziamento del reddito di inclusione, assicurando la qualità dei servizi di accompagnamento in tutte le regioni d’Italia, lo sviluppo del welfare locale e l’elaborazione del Piano nazionale di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. 

Situazione critica anche per le abitazioni: nel 2015 l’11,3% della popolazione italiana viveva in condizione di grave disagio abitativo, a fronte di una media europea del 5,2%. L’obiettivo proposto dall’Agenda è di portare questo valore, entro il 2030, al 4% attraverso l’elaborazione di un Piano strategico per le città italiane a 10 anni, come evoluzione dell’esperienza dei bandi per le periferie, di una Strategianazionale per la rigenerazione urbana e le periferie per gli aspetti sociali, di sicurezza e di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, potenziando il Piano casa e attuando l’accordo Governo–Anci per l’accoglienza dei rifugiati.

 
 

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