26 Settembre 2013
CITTÀ E TRASPORTI
26 Settembre 2013

Bologna città resiliente. Verso un piano di adattamento ai cambiamenti climatici

L’obiettivo del progetto sostenuto anche da Kyoto Club è mettere in rete competenze e know-how, avvicinando cittadini e imprese alle emergenze ambientali attraverso un processo bottom-up

La Commissione europea, lo scorso aprile, ha presentato la Strategia europea per l’adattamento ai cambiamenti climatici, che rappresenta un ulteriore passo per la definizione di strategie a livello nazionale, regionale e locale. Oggi diviene fondamentale recepire questo strumento europeo per un adeguamento a livello nazionale delle indicazioni emanate dalla Commissione, al fine di mettere gli Enti locali del nostro Paese nelle condizioni di poterlo utilizzare come riferimento per l’avvio di politiche e azioni in chiave di adattamento sul nostro territorio.

È in tale contesto che il Comune di Bologna ha intrapreso un percorso verso la costruzione di una comunità resiliente, che vedrà l’implementazione di un Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici, con l’augurio che il nostro Governo agisca in tempi rapidi per l’adozione della SNA – Strategia Nazionale di Adattamento, in fase ultima di definizione. A giorni si dovrebbe infatti aprire la seconda consultazione pubblica sul documento redatto da circa 80 scienziati sotto il coordinamento del Professor Sergio Castellari.

Predisporre un Piano di adattamento significa mettere in rete competenze e know-how: il Comune realizzerà il piano partendo dall’obiettivo di coinvolgere cittadini e imprese, avvicinandoli al tema del cambiamento climatico con un particolare sguardo sulle vulnerabilità ed emergenze territoriali, attraverso un processo bottom-up. Ed è proprio dall’intento di fare rete che Bologna e le città di Padova, Alba, Ancona, Reggio Emilia e Venezia, le province di Genova e Catania, con i partner tecnici Ambiente Italia, Indica, Kyoto Club, EuroCube srl, IUAV, Assaica, avvertendo la necessità di avere un interlocutore regionale e nazionale, sono state le prime a ragionare sui temi dell’adattamento e, in particolare, su un network che permetta una condivisione di know-how e competenze multidisciplinari. Si tratta del network “Il clima cambia la città”, presentato venerdì 20 Settembre ’13 a Padova, nell’ambito della XV Assemblea nazionale del Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane.

 

“La strategia di adattamento ai cambiamenti climatici è, per sua natura, complessa e richiede una visione ‘osmotica’ del territorio - afferma Lorenzo Bono, Project manager di Ambiente Italia. Al tempo stesso, le misure che possono essere pianificate e realizzate in un’area urbana sono molto diverse tra loro e chiamano in causa diversi livelli decisionali. È quindi fondamentale che il Piano di adattamento abbia un vero approccio intersettoriale, capace di coinvolgere tutti i livelli di governance e, parallelamente, i principali stakeholder guidati da un’unica cabina di regia”.  

 

Aumento delle temperature estive, ondate di calore, siccità, flash flooding, agricoltura in difficoltà e raccolti infestati da nuovi parassiti, scarsità della risorsa idrica in tutto l’Appennino bolognese, nell’Arco Alpino e nel Bacino del Po, trombe d’aria e allagamenti. Sono solo alcuni degli eventi climatici stagionali che si fanno sempre più intensi e che negli ultimi anni stanno colpendo il nostro Paese.

Sulla scia del Comune di Ancona, che con il progetto Act e con la collaborazione scientifica di ISPRA rappresenta una città pioniera in tema di adattamento ai cambiamenti climatici, l’amministrazione felsinea ha deciso di dotarsi di un piano di adattamento grazie al progetto BLUE AP (LIFE 11 ENV/IT/119), finanziato nell’ambito del programma UE LIFE+, che vede come partner tecnico scientifici Arpa E.R., Ambiente Italia e Kyoto Club.

Obiettivo del progetto BLUE AP è iniziare un processo di comprensione delle politiche ambientali già avviate dall’amministrazione del Comune di Bologna e riuscire a delineare i punti fondamentali della propria strategia per la gestione dei rischi derivanti dai mutamenti climatici e per uno sviluppo sostenibile e sicuro.

In che modo quindi Bologna cercherà di diventare una città resiliente? Innanzitutto comprendendo le emergenze e le vulnerabilità territoriali e in seguito avviando sei azioni pilota:

-        inserire misure di adattamento nel Regolamento urbanistico edilizio per incentivare l’utilizzo di misure in grado di migliorare la gestione degli effetti dei cambiamenti climatici;

-         definire Linee guida per le infrastrutture a rischio in grado di migliorare la capacità di funzionamento delle infrastrutture in occasione di eventi meteorici estremi;

-        lanciare una campagna promozionale sui tetti verdi. Il Comune di Bologna insieme ad altre organizzazioni coinvolte nel progetto cercherà di promuovere la diffusione dei tetti verdi attraverso la realizzazione di punti informativi e altri strumenti di comunicazione;

-        migliorare le capacità di drenaggio di aree impermeabilizzate. Convertire un’area asfaltata, ad esempio un parcheggio, in una pavimentazione maggiormente permeabile permette un migliore drenaggio delle acque piovane limitando e rallentando il loro deflusso in rete fognaria e diminuendo il rischio di allagamenti;

-        realizzare sistemi di raccolta delle acque piovane: l’acqua piovana è una risorsa che, se filtrata e conservata, può essere impiegata per diversi usi come lo scarico del WC e l’irrigazione di aree verdi;

-        incentivare i meccanismi di assicurazione, informando imprese e cittadini sulle possibilità di assicurazione esistenti per affrontare i rischi derivanti da eventi climatici estremi attraverso partnership pubblico-private.

Ognuna di queste azioni mira a rafforzare la resilienza della comunità bolognese, al fine di migliorare la consapevolezza sui rischi connessi ai cambiamenti climatici, in una strategia che possa ricostruire il rapporto tra il cittadino e le risorse ambientali, con una particolare attenzione per l’acqua. Si tratta di in un percorso che toccherà anche la memoria, grazie a cui si potranno avviare dei processi di riqualificazione degli antichi canali bolognesi, solo per fare un esempio, e di valorizzazione di elementi di grande importanza storica e culturale per la città.

 
 

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