19 Febbraio 2015
Stefania Galli
CITTÀ E TRASPORTI
19 Febbraio 2015
Stefania Galli

Canapa nella bioedilizia: perché usarla?

Scopriamo le caratteristiche di questo materiale naturale e del suo utilizzo nel campo dell’edilizia sostenibile

Da un materiale semplice e dagli svariati utilizzi, come la canapa, unito alla calce o ad altre fibre naturali, è possibile creare abitazioni altamente performanti e ad impatto ridotto sull’ambiente. Paolo Ronchetti, amministratore unico Equilibrium, azienda che opera nel settore della bioedilizia, ci ha raccontato le caratteristiche di questo materiale naturale e delle sue qualità per un nuovo approccio all’edilizia sostenibile.

Dottor Ronchetti, partiamo dall’inizio. Perché la scelta di utilizzare la canapa nel campo edile?
La scelta nasce da quella che è prima di tutto la tradizione delle costruzioni, che unisce una componente vegetale a una componente minerale. Ancora oggi nei paesi in via di sviluppo i materiali per l’edilizia vengono costruiti in questo modo, attraverso l'unione tra l'argilla e la terra cruda, senza cottura, unita solo all'acqua e alla paglia. Utilizzando materiali a km zero, materiali prontamente disponibili in loco. L’utilizzo in particolare della canapa in edilizia è un'evoluzione molto più recente, che nasce in Francia circa quarant'anni fa, per opera di artigiani, ambientalisti e restauratori. Bisogna sottolineare che quando si parlava di canapa nel capo edile, si intendeva il truciolato di canapa, la parte legnosa dello stelo e non la sua fibra interna. In Francia, si sono resi conto che unendo questo truciolato di canapa, che chiamiamo canapolo, a una miscela a base di calce si otteneva un materiale isolante. È nata, quindi, una prima sperimentazione che nel corso degli anni si è, poi, rivelata molto performante da un punto di vista termico, acustico, di regolazione di umidità, della creazione di confort e di benessere. Ma anche di risparmio energetico e di impatto positivo sull’ambiente.

La bioedilizia in canapa è molto sviluppata nel nostro Paese? come siamo messi in confronto al resto dell’Europa?
Solo in Francia c’è stato inizialmente uno sviluppo di questo materiale. Uno sviluppo che però ha riguardato una nicchia molto ristretta di mercato, ovvero il consumatore ambientalista. Inoltre il modello francese si è sviluppato prevalentemente nel mondo artigianale, e poco in quello industriale. È solo a partire dagli anni ’90 che questa tecnologia varca i confini francesi per arrivare in Inghilterra, in Irlanda, in Spagna, in Belgio dove, anche se con qualche limite derivato soprattutto dal clima, comincia a prendere piede. In Italia, invece, inizia a svilupparsi recentemente, dal 2011. Si tratta ancora di un mercato di nicchia, ma visto l'impatto positivo dei materiali, le performance, e l'esigenza forte che il settore dell'edilizia ha di cambiare, di evolversi e di andare verso minori impatti ambientali, nel giro di poco tempo si è percorsa tanta strada e si sta già raggiungendo quello che è il volume del mercato francese con la previsione di superarlo nel giro di poco tempo.

Voi vi siete specializzati nella realizzazione del Biomattone. Che caratteristiche ha e che benefici comporta?
Il biomattone è un blocco pieno, quindi non forato, realizzato in biocomposito di canapa e calce. La sua caratteristica principale è di unire la funzione isolante a quella di muratura, permettendo di costruire edifici, senza il bisogno di andare ad aggiungere dei materiali isolanti. Trattandosi di un unico materiale, i benefici sono prima di tutto economici, ma anche di risparmio di tempo di posa per i diversi materiali. Il biomattone si utilizza anche per la realizzazione delle pareti interne di un abitazione: ambienti interni altamente confortevoli e salubri, dove, grazie alla caratteristica igroscopica della canapa, l'umidità è sempre costante, ugualmente alla temperatura.

Quanto si può risparmiare in termini di costi per l’energia con un edificio realizzato con questo materiale sostenibile?
Nella nuova costruzione, realizzare un edificio con biomattone, significa realizzare edifici passivi. Si tratta, infatti, di un edificio così ben isolato da un punto di vista termico, che non ha bisogno del termosifone per riscaldare l’ambiente o dell'aria condizionata d'estate per rinfrescare. I risparmi sono veramente importanti: una casa di 100/150 mq di superficie realizzata in biomattoni, avrà una spesa annuale, tra riscaldamento e raffrescamento, di circa 200/300 euro all'anno. Ma i risparmi non si vedono solo nelle nuove costruzioni: nella ristrutturazione si possono ottenere risparmi che si aggirano intorno al 40%.

La canapa, come materiale, ha un impatto zero per l’ambiente?
Si, anzi è un materiale a impatto negativo: la canapa, infatti, ha un impatto rigenerante rispetto all'ambiente. La pianta di canapa crescendo molto velocemente e arrivando in pochi mesi a 5/6 metri di altezza, ha una notevole capacità di assorbire Co2 dall’atmosfera rilasciando ossigeno e accumulando carbonio (legno). Secondo studi realizzati dal Politecnico di Milano sulla nostra filiera produttiva, 1 metro cubo di biotetto toglie 60kg di CO2 dall'atmosfera, mentre 1 metro cubo di biomattone ne toglie 20. In un settore come quello edile dove si creano le emissioni più importanti e l'impatto in termini di inquinamento più elevato del pianeta rispetto a tutti gli altri settori, questo è un dato molto importante.

Quanto può durare una casa in biomattoni?
La durata è illimitata nel tempo. i biocompositi di canapa e calce sono in grado di mantenere stabile quello che è la parte vegetale, ovvero la pianta di canapa, renderla inattaccabile ai batteri e alle muffe e agli agenti atmosferici e quindi all'invecchiamento del tempo. Non solo: altra caratteristica è la totale possibilità di riciclare questo materiale. Un biomattone, nel momento in cui si vuole fare una ristrutturazione o demolire l'edificio per ricostruirlo, lo si può triturare e rimpastare nuovamente e riutilizzare. Ma è anche un materiale totalmente biodegradabile: non è tossico e si può smaltire tranquillamente nell'ambiente.

 
 
 
 
 
 

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