14 Settembre 2016
Giuliano Giulianini
CITTÀ E TRASPORTI
14 Settembre 2016
Giuliano Giulianini

FAO: malattie e parassiti arrivano via mare

L'organizzazione delle Nazioni Unite lancia l'allarme sulla contaminazione dei container commerciali. Animali e piante infestanti sbarcano ovunque, provocando più danni dei disastri naturali e delle fuoriuscite di petrolio.

Nel 1845 i raccolti di patate dell'Irlanda furono colpiti da un flagello sconosciuto. In tre anni si persero da un terzo alla totalità dei raccolti del tubero che, allora, era alla base della sopravvivenza alimentare di milioni di contadini. Oltre al danno economico, la "Grande Carestia", come fu chiamata, causò un drastico calo della popolazione irlandese, stimato nel 20%: in seguito a malattie e alla massiccia emigrazione di contadini ridotti alla disperazione, si passò in dieci anni da quasi 9 milioni a circa 6,5 milioni di abitanti. Decenni dopo si scoprì la causa della malattia che colpì le patate: un fungo, la peronospora, originario dell'America del sud e arrivato dagli Stati Uniti via nave. 

Poco meno di due secoli dopo il 90% del commercio mondiale avviene ancora via nave e, come allora, batteri, parassiti, insetti, piante e animali potenzialmente dannosi, si spostano da una parte all'altra del globo con le merci. "Una minaccia galleggiante", la definisce la FAO lanciando l'allarme e puntando l'attenzione sui container che salgono e scendono dalle navi transoceaniche.
Ogni giorno, 527 milioni di container solcano i mari con il loro carico, noto e ignoto, all'interno e all'esterno. Infatti gli invasori, che siano rospi o mosche, funghi o zanzare, non si nascondono soltanto all'interno dei container ma colonizzano anche l'esterno: uno studio effettuato in Nuova Zelanda ha stabilito che un container su dieci è più contaminato fuori che dentro. L'analisi, durata cinque anni, di circa 116 mila container sbarcati nei porti neozelandesi, ha portato alla scoperta di "clandestini" indesiderati come le formiche argentine, le lumache giganti africane e le cimici marmorate asiatiche.
Quest'ultima specie si accomoda per il viaggio nelle fessure di contenitori e macchinari d'acciaio e per il letargo si sposta nelle abitazioni umane. Attacca e devasta colture e frutteti di pregio, e si sta diffondendo in Europa: l'infestazione è partita da Zurigo, dove evidentemente era arrivata via terra con un carico contaminato. Più nota la storia del rospo delle canne: una specie sconsideratamente introdotta dall'uomo in Australia negli anni '30 per eliminare i parassiti delle canne da zucchero; in realtà ha proliferato indisturbata (la femmina è capace di deporre 40 mila uova in un anno) cibandosi di tutt'altro e divenendo a sua volta specie infestante. Ora un parente prossimo di quest'anfibio è sbarcato anche in Madagascar, uno degli ecosistemi più unici, ricchi e fragili del pianeta.

La FAO ritiene queste "fuoriuscite biologiche" delle navi da trasporto più pericolose, nel lungo periodo, persino delle perdite di petrolio. Secondo l'IPPC, la Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria, organo della FAO che si occupa di monitorare e combattere la diffusione di queste infestazioni, i danni alle produzioni globali di cibo e foraggio sono regolarmente tra il 20% e il 40%. Tra funghi, piante, insetti e animali nocivi, le perdite per l'intera economia mondiale sono stimate al 5%: l'equivalente di un decennio di disastri naturali. I pericoli non riguardano solo l'agricoltura: anche infrastrutture strategiche come le centrali elettriche e le reti idriche possono subire gravi danni a causa di "invasioni biologiche".

Come reagire? La FAO sollecita le autorità governative a comunicare puntualmente agli operatori commerciali i rischi connessi alla contaminazione dei container, e a incentivare le procedure di igienizzazione con bonus economici. Come esempio si cita l'esperienza della Nuova Zelanda che, in un decennio di applicazione di rigorosi protocolli di sicurezza biologica al momento dello sbarco dei container nei propri porti, ha visto diminuire del 90% i tassi di contaminazione rilevati.

Fonte dei dati: www.fao.org

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