12 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina
CITTÀ E TRASPORTI
12 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina

La mobilità è (anche) ciclistica per legge

Con la Legge sulla Mobilità Ciclistica la bicicletta assume pari dignità rispetto agli altri mezzi. Dal Ministero erogati 14,8 milioni per la messa in sicurezza delle piste ciclabili.

Per avere sempre più ciclisti dobbiamo avere più piste ciclabili e più sicure”. Con queste parole Graziano Delrio, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha presentato a dicembre l’approvazione della Legge sulla Mobilità Ciclistica: intervento con il quale il Ministero dei Trasporti si assume il compito di sviluppare la mobilità in bicicletta, ma soprattutto le riconosce lo stesso grado d’importanza rispetto alle altre forme di locomozione. Un decreto che inoltre ripartisce alle Regioni 14,8 milioni di euro da dedicare al miglioramento della sicurezza stradale per i ciclisti; azione fondamentale e necessaria, nell’ottica di rendere la mobilità sostenibile una scelta sempre più convincente per i cittadini. Incentivare e incoraggiare la mobilità ciclistica, infatti, è una priorità per disegnare le nuove smart cities di domani e “finalmente – ha commentato Delrio – è diventata legge”.

Con i 14,8 milioni erogati, dal Ministero potranno essere selezionati interventi che prevedano:
1) La realizzazione di piste ciclabili
2) La messa in sicurezza di percorsi ciclabili
3) La creazione di percorsi protetti o con l’esclusione del traffico motorizzato

La Cenerentola della mobilità, la bicicletta, assume pari dignità in città, in periferia e nei percorsi turistici, rispetto agli altri mezzi e guida il cambiamento verso una mobilità alternativa e dolce” ha sintetizzato ancora Delrio. Il primo articolo della legge, ad esempio, promuove “l’uso della biciletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative, al fine di migliorare l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo”. A livello legislativo, si tratta di una novità assoluta. Il codice della strada, infatti, nell’articolo 9 della nuova legge quadro, non si limita più a garantire il solo “principio della sicurezza stradale”; il comma è stato sostituito con “ai princìpi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile”. E dopo la parola “fluidità della circolazione”, inoltre, è stato inserito la promozione “dell’uso dei velocipedi”. I Comuni dovranno adottare piani urbani della mobilità ciclistica, con alcuni obiettivi da conseguire: incentivare spostamenti casa-scuola e casa-lavoro, favorire l’integrazione con il trasporto pubblico, contrastare il furto delle biciclette e destinare spazi alla sosta delle stesse. Il Ministro dovrà presentare entro il 30 giugno ogni anno alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge. 

Non è la primo intervento relativo allo sviluppo di una ciclabilità integrata. Con il Decreto Ministeriale 481 approvato nel 2016, dal Ministero sono stati forniti alle Regioni 12,4 milioni per la realizzazione di percorsi e strade ciclabili: grazie ai fondi erogati, 70 interventi pianificati sul territorio consentiranno di realizzare “60 km tra piste ciclabili e percorsi ciclo-pedonali, quasi 10 km di percorsi pedonali, e circa 60 attraversamenti stradali critici per pedoni e biciclette”. Uno scatto culturale votato al rispetto dell’ambiente che a richiedere sono gli stessi cittadini: secondo una recente indagine, il 36% degli italiani per recarsi a lavoro sostituirebbe la propria macchina con una bicicletta, a patto di un servizio adeguato di bike-sharing elettrico nelle città.

 
 

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