24 Ottobre 2013
Redazione
CITTÀ E TRASPORTI
24 Ottobre 2013
Redazione

Le città (ir)respirabili, un viaggio alla scoperta di quelle italiane

L’Ispra ha diffuso il suo IX Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano. Dai dati forniti emerge un Bel Paese non proprio in apnea, ma dalle criticità diffuse. 

Un miscuglio di particelle emesse dai tubi di scappamento delle automobili , dai camini delle caldaie, da quelli industriali e dai caminetti per il riscaldamento domestico, è un nemico acerrimo dei nostri polmoni. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha fotografato un’Italia dai trend negativi in diminuzione, ma dove non mancano criticità. Il IX Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente urbano spiega che dal 2000 al 2010 si registra a livello nazionale una diminuzione del 37% circa di emissioni di PM10, la qualità dell’aria che respiriamo sembra migliorare  e le concentrazioni in atmosfera delle temutissime polveri sottili sono inferiori, ma sono ancora molte le città  dove si valicano i valori limite.
In particolare nel Centro-Nord, in Campania e in Sicilia, il PM10 e il biossido di azoto non rientrano nelle soglie di superamento. Nell'aprile 2008 l'Unione Europea ha adottato definitivamente una nuova direttiva (2008/50/EC) che detta limiti di qualità dell'aria. Il recepimento nella legislazione italiana ha stabilito che la media annuale non dovrebbe mai essere superiore ai 40 µg/m³, mentre il valore massimo giornaliero (24ore) deve essere inferiore ai 50 µg/m³; e, qualora dovesse oltrepassarsi, il numero massimo di superamenti consentiti in un anno è di 35 giorni.
Per fortuna si riscontrano riduzioni delle emissioni in tutti i settori, con eccezione del riscaldamento che registra un incremento di oltre il 33%.

La maggior parte delle emissioni di particolato proviene proprio dal riscaldamento domestico (pari a circa il 37%) e dal trasporto su strada (contributo stimato intorno al 31%). Analizzando più in dettaglio il dato, emerge come, in tutte le città considerate per il 2010, il contributo del riscaldamento alle emissioni di PM10 è maggiore di quello dei trasporti su strada a eccezione di Milano, Trieste, le città della Liguria e dell’Emilia Romagna, Prato, Terni e Roma (dove il traffico è responsabile del 56% delle emissioni di particolato). Anche per le concentrazioni in aria di biossido di azoto, dal 2006 al 2011, su un set di 83 stazioni, appartenenti al territorio di 34 città, è evidente un trend decrescente statisticamente significativo.
Il trasporto su strada, però, costituisce la principale sorgente emissiva di ossido d’azoto, in quanto risulta il contributo più importante per 49 città su 60, ed è addirittura superiore al 70% delle emissioni in 27 città su 60! Il trend delle emissioni complessive tra il 2000 e il 2010 è generalmente decrescente per le diverse città. Altra importante considerazione riguarda il peso complessivo delle aree urbane rispetto al totale nazionale, in questo caso si stima che il contributo delle sole 60 aree urbane considerate sia intorno al 25% del totale nazionale confermando l’importanza che le aree fortemente antropizzate hanno nel determinare il carico inquinante complessivo.

Da sottolineare i poco confortanti livelli di esposizione per la popolazione residente. In tutte e 60 le città considerate - tranne Livorno - nel 2011 le concentrazioni medie annue di PM10 sono state superiori al valore soglia per la protezione della salute umana consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (20 microgrammi/m3).

Dulcis in fundo, una buona notizia: il monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo non sembrano essere più un problema: non superano da anni i valori limite per le concentrazioni in aria e per quanto riguarda le emissioni in atmosfera il trend risulta per tutte le città in decrescita.

Gli effetti delle polveri atmosferiche sono dannosi per chiunque, ma non c’è dubbio che le persone anziane e coloro che soffrono di problemi cardiocircolatori e polmonari ne pagano conseguenze peggiori. Non si può certo evitare di rimanere esposti alle pericolose particelle, ma qualche piccola accortezza è possibile metterla in atto. Ad esempio, se si abita in zone particolarmente  trafficate e inquinate si può chiudere con un sigillante gli spifferi sia delle finestre che degli spazi muro-corsie tapparelle e spazi muro-telaio finestra. Per gli appassionati di corsa, bici e passeggiate è consigliabile scegliere percorsi a minor traffico. I polmoni ringrazieranno. E quando le concentrazioni di PM10 sono elevate, utilizzare maschere del tipo Filtro Facciale Protezione 3 (FFP3 questa sigla è stampigliata sulla mascherina), che proteggono da polveri tossiche.

 

 
 

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