6 Marzo 2014
Redazione
CITTÀ E TRASPORTI
6 Marzo 2014
Redazione

Legambiente boccia l’efficienza energetica degli edifici italiani

Ben 13 sono le regioni in cui non vengono effettuati controlli sui certificati di prestazioni energetica. Bene invece Trentino e Lombardia

Come sono gli edifici italiani? Belli, accoglienti ma sicuramente poco efficienti da un punto di vista energetico. A dirlo Legambiente nel rapporto “Tutti in classe A” presentato ieri a Roma dal vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini. Si tratta di uno studio sulla qualità del patrimonio edilizio italiano che ha voluto mostrare problemi e buone pratiche legate all’efficienza energetica degli edifici. Spostandosi da nord a sud, un team di esperti ha fotografato con un’apparecchiatura termografica la situazione termica di oltre 500 edifici di ben 47 città, mettendo a confronto costruzioni recenti, firmate anche da note archistar, con palazzi costruiti nel dopoguerra e edifici dove sono stati realizzati interventi di riqualificazione energetica. Tutto questo con lo scopo di evidenziare come proprio una buona riqualificazione energetica possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici così da aiutare non solo i nostri portafogli ma soprattutto l’ambiente che ci circonda. Gli edifici, infatti, sono responsabili di una grossa fetta dei consumi energetici italiani e delle emissioni di gas serra. Con tutto ciò che ne comporta per l’ambiente.

Lo studio ha preso in esame edifici residenziali, scuole e uffici costruiti nel dopoguerra e altri più recenti. Sono state verificate anche le prestazioni di quelli già certificati di Classe A e di quelli ristrutturati, e di alcuni edifici costruiti dopo il 2000, ossia dopo l’adozione delle direttive europee in materia di risparmio energetico e isolamento. E il quadro che ne viene fuori non è certamente dei migliori: “da Milano a Torino, fino alla periferia di Bari, dal progetto C.A.S.E. a L’Aquila, al quartiere Parco Leonardo a Roma, si legge nel rapporto, si individuano problemi di elementi disperdenti, con distribuzione delle temperature superficiali estremamente eterogenee. Spesso anche per edifici che si promuovono come a basso consumo energetico”.

Ma ovviamente non mancano anche casi positivi di edifici ben costruiti come ad esempio il quartiere Casanova a Bolzano o alcuni immobili nuovi o ristrutturati a Firenze, Udine o Perugia.

“In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo il mercato immobiliare italiano, la sfida di innovazione proposta dall’Unione europea va assolutamente raccolta – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – perché attraverso la chiave dell’energia è possibile riqualificare gli edifici in cui viviamo e lavoriamo, per renderli oltre che meno energivori più belli, ospitali, salubri. E’ una opportunità che va colta fino in fondo, per arrivare ad azzerare le bollette delle famiglie, per creare lavoro in un campo ad alto tasso di occupazione e con importanti possibilità di ricerca applicata. Ma questa direzione di cambiamento responsabilizza tutti, dalla pubblica amministrazione agli imprenditori edili, dai progettisti ai cittadini.

Si legge inoltre nel rapporto che molto spesso neanche gli edifici ideati da architetti di fama internazionale e costruiti negli ultimi dieci anni sono stati progettati con un occhio di riguardo alla prestazione energetica. Parliamo di edifici progettati da Fuksas, Krier e Portoghesi, dove l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose.

Come evidenzia, infine, l’Associazione del cigno verde in ben 13 regioni non esistono controlli sui certificati di prestazione energetica. Bisogna assolutamente fare qualcosa, in quanto è un diritto dei cittadini essere correttamente informati sulle prestazioni energetiche e sulla sicurezza delle loro abitazioni. Ancora è troppo lontana l’eco edilizia nel nostro Paese.

 
 

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