16 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina
CITTÀ E TRASPORTI
16 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina

Lo smog aumenta il rischio di attacchi cardiaci

Una ricerca americana dimostra che i picchi di inquinamento possono causare rischi maggiori per i cardiopatici con sangue dei gruppi A, B e AB.

Ci sono gruppi di persone in particolare a cui è seriamente sconsigliato uscire di casa a fronte dei picchi nei livelli d’inquinamento? La risposta è sì. Ad affermarlo sono recenti studi medici che rilevano una stretta connessione tra determinati gruppi sanguigni e la probabilità di subire attacchi cardiaci durante periodi di smog elevato. Soggetti infatti appartenenti ai gruppi sanguigni A, B, o AB, dimostrano un maggiore rischio di incorrere in infarti o incidenti cardiaci nel corso delle giornate di intenso inquinamento atmosferico, rispetto a coloro che appartengono al gruppo 0. Sono queste le conclusioni raggiunte da un team di ricerca dell’Intermountain Medical Center Heart Institute (Utah) che ha indicato nel gene ABO – presente nei gruppi sanguigni più esposti – la causa del problema.
Non è la prima volta che degli studi medici individuano legami tra l’eccessivo inquinamento di polveri sottili (PM2,5) e lo svilupparsi di problemi cardiaci. Questo studio si differenzia dagli altri nel mettere insieme tutti i risultati precedenti e testare l’influenza di una variazione: appunto le conseguenze nell’appartenere o meno ad un determinato gruppo sanguigno.

Il team di ricerca, guidato da Benjamin Horne, ha utilizzato dati clinici di pazienti dell’Intermountain Healhcare tra il 1993 e il 2007. Per ogni 10 microgrammi in più di particelle di PM2,5 per metro cubo, i ricercatori hanno quantificato un aumento del 25% per quanto riguarda i problemi cardiaci di persone aventi gruppi sanguigni A, B, o AB; i soggetti appartenenti al gruppo 0 non risultano però completamente esenti dal problema, avendo riscontrato in loro un aumento del 10% di pericolo ogni 10 microgrammi in più. Sopra la soglia di 25 microgrammi di particelle fini per metro cubo d’aria, infatti, il rischio sale per tutti.

E’ necessario comunque avere anche una malattia coronarica pregressa per avere un attacco di cuore – ha affermato il dott. Horne, a capo della ricerca – L’associazione tra infarto e inquinamento nei pazienti con sangue non 0 non deve far scattare il panico, ma deve essere qualcosa di cui essere consapevoli”. Quindi, a detta del dottore, l’inquinamento risulta pericoloso soprattutto per i soggetti aventi già patologie cardiache: il gruppo sanguigno, dunque, è una variabile da tenere in considerazione se consci del problema. Ancora il dott. Horne: “Nelle informazioni che forniamo ai nostri pazienti sull’inquinamento, sottolineiamo che possono far qualcosa per ridurre i rischi: rimanere al chiuso, praticare ginnastica dentro, e assicurarsi che siano in regola con l’assunzione di farmaci per il cuore”.

 
 

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