CITTÀ E TRASPORTI
8 Gennaio 2015
Stefania Galli

Mobilità ciclistica: passato, presente e futuro di una normativa in cambiamento

Al momento è piuttosto lacunosa e per molti aspetti lontana dagli standard degli altri Paesi dell’Ue. In questo ultimo anno si è operato per modificarla: vediamo quali sono gli aspetti più innovativi 

Dalla rubrica Smart City realizzata in collaborazione con ToDay.it

L’Italia non si può ancora definire un paese per ciclisti, anche se di passi avanti se ne sono fatti. Come afferma l’Istat nel rapporto Mobilità Urbana pubblicato lo scorso maggio, è aumentato il numero delle piste ciclabili nello Stivale: nel 2012 (periodo di riferimento del rapporto) nel complesso dei capoluoghi si contano in media 17,4 km per 100 km2 di superficie (+4,6% rispetto al 2011). Nonostante ciò, solo in alcune località della penisola, in modo particolare nel Nord, la bici rappresenta la vera alternativa alla macchina. Sono tanti i motivi alla base di questa situazione: una sensibilità poco accentuata nei confronti della tematica della mobilità sostenibile, prima di tutto, ma anche una normativa per certi aspetti ancora molto lacunosa che certamente non aiuta. In Italia, oltre che dal Codice della Strada, la mobilità ciclistica è stata fortemente sostenuta con l’approvazione della legge 366/1998. Questa prevede la “realizzazione di reti di piste ciclabili e ciclopedonali; di ponti e sottopassi ciclabili; di dotazioni infrastrutturali utili alla sicurezza del traffico ciclistico negli incroci con il traffico motorizzato; costruzione e dotazione di parcheggi attrezzati, liberi e custoditi, e di centri di noleggio riservati alle biciclette; messa in opera di segnaletica luminosa, verticale e orizzontale, specializzata per il traffico ciclistico; predisposizione di strutture mobili e di infrastrutture atte a realizzare l'intermodalità tra biciclette e mezzi di trasporto pubblico; redazione di cartografia specializzata; posa in opera di cartelli segnaletici degli itinerari ciclabili; attivazione presso gli enti preposti al turismo di servizi di informazione per cicloturisti; realizzazione di conferenze, attività culturali ed iniziative educative atte a promuovere la conversione dal trasporto motorizzato a quello ciclistico; progettazione e realizzazione di itinerari ciclabili turistici e delle infrastrutture ad essi connesse”.

A questa ha fatto seguito la 557/ 1999, norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, dove viene messa in rilievo, appunto, come debba essere fatta una pista ciclabile che sia a norma. In questi ultimi mesi si sta lavorando ad una revisione di questa norma, ma anche, e soprattutto, del Codice della Strada, con lo scopo di incentivare sempre più lo sviluppo della ciclabilità nel nostro Paese, cercando di raggiungere gli standard degli altri paesi europei. Per il Codice della Strada, l’obiettivo è quello di uno snellimento e una semplificazione degli articoli, partendo dal presupposto che la bicicletta è il mezzo di trasporto urbano da valorizzare. Dopo l’approvazione lo scorso 9 ottobre alla Camera, ora il testo è fermo al Senato. Entro l’Epifania l’aula dovrebbe varare la legge delega, dopodiché il Governo ha un anno di tempo per scrivere il testo e farlo approvare ai due rami del Parlamento. Insomma la strada è ancora lunga. Molto probabilmente la nuova legge ci sarà per il prossimo Natale. Tante le novità per gli amanti della due ruote ecologica: nel testo approvato dalla camera c’è l’attribuzione dello status di utenti vulnerabili, oltre agli utilizzatori di ciclomotori e motocicli, anche ai ciclisti, il che rappresenta una vera e propria rivoluzione. Si prevede, inoltre, la circolazione sulle corsie preferenziali, quelle destinate ad esempio agli autobus, alle biciclette e motocicli. L’obiettivo è quello di separare quando possibile i soggetti “deboli” dal traffico su quattro ruote. Sono previste, inoltre, le "case avanzate", una sorta di area protetta riservata alle bici prossima ai semafori, localizzata più avanti rispetto alle auto, per favorire la ripartenza immediata con semaforo verde ed evitare ai cicloamatori di respirare i gas di scarico delle auto; la svolta continua a destra; limite di velocità a 30 km/h nei centri urbani.

Non è invece passata alla Camera la modifica che avrebbe previsto la legalizzazione anche nel nostro Paese del controsenso ciclabile nelle strade con velocità massima pari a 30 km/h. In altre parole la possibilità per i ciclisti di transitare in controsenso, sempre. Da tempo la Fiab – Federazione Italiana Amici della Bicicletta richiedeva uno sviluppo della normativa nella direzione della sicurezza, in questo senso l’Italia non può ancora definirsi un paese amico delle biciclette, ma qualcosa sta cambiando. Speriamo.
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