4 Novembre 2015
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CITTÀ E TRASPORTI
4 Novembre 2015

Quella donna che ha voluto “riprendersi” Roma

Dagli appelli nei licei di Rebecca Spitzmiller alle migliaia di volontari di Retake Roma, genesi di un cambiamento che parte dal basso

di Virginia Vitalone - Retake Roma

2009, ultimo anno di liceo. Incontrai Rebecca Spitzmiller, la fondatrice di Retake Roma, quando Retake ancora non esisteva e lei non sapeva quanto avrebbe significato per Roma. Un giorno Rebecca si presentò nella mia classe, con quel suo accento americano non ancora perso nonostante i trent’anni vissuti in Italia. Noi ragazzi facevamo chiasso mentre lei tentava di parlarci di un progetto.

Qualche giorno prima Rebecca aveva ripulito delle tag dai muri del suo palazzo, da sola, dopo aver chiesto per mesi all’amministrazione del condominio di farlo, senza successo. Tra lo sbuffo di un compagno e lo scherno di un altro, carpivo parole come rispetto per Roma, coscienza civica, amore per la propria città. Sembrava interessante, ma non abbastanza perché i soliti smettessero di fare più casino di tutti gli altri messi insieme. Rebecca era un’insegnante e non ebbe paura di affrontarli, ma un po’ perché loro erano davvero delle teste calde un po’ perché ti-pare-che-mi-metto-a-pulire-i-muri-di-Roma, quei pochi ebbero la meglio e Rebecca andò via scoraggiata e con un sogno infranto.
Rebecca non era riuscita nemmeno a contagiare dei liceali con il suo entusiasmo, come pretendeva di far capire ai suoi concittadini che c’era bisogno di un cambio di rotta prima che Roma, la capitale, sprofondasse nel degrado? Scoraggiata, vulnerabile dopo essersi schiantata contro l’indifferenza di quei ragazzi, Rebecca si sentì sconfitta. Questa è la parte della storia in cui Rebecca pensa che riprendersi Roma è e rimarrà soltanto un sogno. Rebecca andò via, ma qualcosa delle sue parole mi rimase impresso. Trovai la sua email e prima le chiesi scusa per il comportamento dei miei compagni, poi le dissi che nonostante il disinteresse di alcuni, i molti, silenziosi, volevano sapere di più di quel progetto.
Cominciammo riprendendoci le mura di una chiesa a Viale Libia. Eravamo in pochi, arrangiati alla bell’e meglio. Era il gennaio 2010. Riapro gli occhi ed è il 2015, Retake Roma è diventato un movimento che conta migliaia di volontari, e weekend con anche 10 eventi contemporanei in tutta Roma. Grazie a Rebecca centinaia di Romani hanno tirato un sospiro di sollievo, sapendo di non essere soli a voler fare qualcosa per la propria città. E tutto questo perché una donna, sei anni fa, ha avuto la dedizione di credere in un sogno quando era poco più di un barlume di speranza: Roma può migliorare, e migliorerà grazie ai Romani.
“Se sogni da solo, è un sogno, se sogni in due, è un progetto” diceva un uomo saggio. I Retakers aumentano, ci credono, progettano. E Rebecca è orgogliosissima. Rebecca non si sente più vulnerabile, Rebecca non è più fragile. Retake Roma, le piace credere, ci piace credere, cambierà Roma dal basso, grazie a tutti i cittadini che scenderanno in strada per prendersene cura, e dall’alto, premendo l’amministrazione, passate e future, perché difendano Roma da coloro che non meritano di chiamarla casa.

Questo è il nostro progetto, di riprenderci Roma. Retake Roma.
                                   

 
 

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