15 Gennaio 2013
Ottavio Margini
CITTÀ E TRASPORTI
15 Gennaio 2013
Ottavio Margini

Smart Cities piacere di vita

La crisi dell’energia e i cambiamenti climatici degli ultimi anni ci hanno fatto capire che la qualità della nostra vita dipende molto di più dall’energia di ciò che credevamo in passato. É ovvio che come società dovremmo diventare energeticamente più efficienti. Costruiremo macchine molto più performanti, sistemi di mobilità a ridotto impatto ambientale, edifici a consumo zero, eccetera. Questa attitudine ad aumentare l’efficienza è utile e inevitabile.
La critica potrebbe essere che curiamo i sintomi piuttosto che la causa dei problemi, ovvero che anteponiamo il concetto tecnico dell’efficienza al concetto umano dell’efficacia. Quando si utilizza un sistema tecnico per risolvere problemi oggettivi senza una strategia che guidi le scelte, si finisce con il proporre soluzioni episodiche e di breve durata.
Una possibile alternativa è intendere l’energia di ciò che ci circonda non come una somma di singoli episodi, ma come un ciclo, visione che dovrebbe essere molto familiare, perché come esseri umani abbiamo un ciclo di vita. Tutto ciò che ci sta intorno ha un ciclo di vita: i nostri edifici, le nostre città, le nostre macchine, i nostri oggetti, l’ambiente, eccetera. Ognuna di queste cose contiene energia. In architettura l’energia si manifesta attraverso la definizione della forma e dello spazio, oltrechè del piacere di vita degli utenti, che possiamo migliorare solamente se entriamo in sintonia con l’ambiente in modo efficace, valorizzando ciò che ci potrà essere utile per il futuro e riducendo ciò che non ci potrà servire.
Così anche il concetto di Smart City, la città intelligente, termine di tendenza che non ha una definizione univoca e condivisa, viene spesso confuso con il miglioramento dei processi tecnologici di connessione e delle infrastrutture urbane, ma applicare una strategia smart significa prima di tutto migliorare la vita e il lifestyle dei cittadini, consapevoli del fatto che il processo di crescita in atto non potrà consentirci di mantenere ciò che abbiamo per le generazioni future.
Il concetto di Smart City deve essere quindi inteso come un processo urbanistico per riqualificare e progettare ambiti urbani di qualità: sposta l’obiettivo, finalizzandolo prima allo sviluppo urbano e poi al singolo edificio, sovrapponendo ai concetti urbanistici tradizionali il filtro della qualità della vita. Se guardiamo non soltanto un singolo edificio, ma un insieme di edifici e ottimizziamo le relazioni tra di loro è possibile aumentare notevolmente la qualità di vita a tutti i livelli: della città, del quartiere e, infine, della casa. La città è fatta da tanti quartieri, i quartieri da tante case: i risultati della modificazione saranno pertanto più rapidi ed efficaci. E’ possibile lavorare, pertanto, con qualità di base come il risparmio del territorio, la mobilità, le connessioni, le visuali, il diritto al sole, un piede nel verde, l’acqua, l’aria, l’energia grigia dei materiali e dei processi costruttivi. Nascono così criteri quantitativi, come l’energia primaria per la costruzione, e criteri qualitativi come l’aumento del piacere della vita. Avremo spazi della città a maggiore densità con un alta qualità di vita, risparmieremo terreni vergini, faremo attenzione a non allontanarci da infrastrutture esistenti, creeremo una mobilità adeguata al luogo, favorendo prima i pedoni e le biciclette, poi i bus e i treni e alla fine l’auto privata…

 
 

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