19 Dicembre 2017
Fabrizio Cavallina
CITTÀ E TRASPORTI
19 Dicembre 2017
Fabrizio Cavallina

Spelacchio, la sostenibilità e la mala informazione.

Dalle polemiche sull'albero a Piazza Venezia si rende necessaria una riflessione più ampia. PEFC Italia smentisce i 5 luoghi comuni sull'albero di Natale più discusso del 2017.

Da anni a questa parte, ormai, i romani sono divenuti esperti in una miriade di ambiti: c’è chi si è specializzato nelle buche e nella costruzione del manto stradale, e chi a forza di aspettare l’inaugurazione della Metro C ha raggiunto un livello di conoscenza paragonabile a un laureato in archeologia. Fortunatamente siamo in un paese democratico, perciò tutti hanno la facoltà di esprimere la propria opinione; non sempre però, la frustrazione e l’indignazione sono sostenute da conoscenze così approfondite e in un bar, o sul web, c’è il rischio di incappare in luoghi comuni e puntualizzazioni lontane dalla realtà. Eliminata la nazionale italiana dai Mondiali di calcio 2018, lo sport nazionale sembra esser divenuto l’accanimento su quello che a un alieno, capitato per caso a Roma in questi giorni, apparirebbe come il più grande problema dei cittadini della capitale: l’abete piantato a Piazza Venezia in occasione delle feste natalizie. Per gli amici, Spelacchio. Basta, infatti, digitare il nome con l’hashtag su Twitter e trovarsi davanti di fronte a migliaia di messaggi relativi all’albero, definito il più delle volte “brutto, secco, non sostenibile”.

Scrive, ad esempio, il 9 dicembre Simona Ventura: “Questo è un #alertforspelacchio. Se il sindaco @Virginiaraggi non si offende , vorrei lanciare una petizione tra il milione dei miei followers. Se vi sono rimaste palline/luci/stelle/fiocchi (e succede sempre) vorrei donarle per #spelacchio . Che ne pensate?". Altri utenti sono più spietati: "E meno male che non hanno fatto il presepe vivente". Più sottile, invece, l’ironia di Alessandro Gassman che riassume gran parte dei tweet pubblicati commentando in romanesco: "Ma nun se potrebbe fa n’arbero finto che nun more, magari fatto de materiale riciclabbile, così lo riusiamo ogni anno, nun ammazzamo una pianta e nun spennemo 50.000 euro ogni vorta?".

PEFC Italia, organizzazione internazionale che certifica le foreste, ha pubblicato un resoconto sull’abete di Piazza Venezia con le cinque falsità più diffuse sul web e sui giornali “per smontarle e raccontare chi sia davvero Spelacchio”. Perché è “necessario fare chiarezza”, ha puntualizzato Antonio Brunori, segretario generale PEFC Italia, “per evitare di semplificare un tema delicato come quello della cura degli alberi e delle gestione sostenibile delle foreste di provenienza”. La vicenda di Spelacchio conduce ad un riflessione più ampia: "La serie di notizie errate o superficiali - ha proseguito Brunori - sono la testimonianza, ancora una volta, della necessità di affidare la gestione delle foreste e delle alberature solo a chi sia veramente esperto in materia. Siamo troppo abituati a vedere la perfezione (...) la natura è spesso imperfetta e va protetta e difesa, dalla cura nel trasporto di un abete alla lotta ai cambiamenti climatici".

Ecco le smentite alle 5 falsità più diffuse:
1. Dicono che: “Spelacchio ha pochi aghi perché è un larice e quindi perde le foglie d'inverno”.
Falso perché: È un abete rosso (Picea abies), specie alpina sempreverde, i cui aghi non cadono durante i mesi più freddi.

2. Dicono che: “Spelacchio soffre perché ha radici sottili dopo l'estirpazione”
Falso perché: Gli abeti di queste dimensioni sono sempre tagliati, non avrebbe alcun senso estirparli per ripiantarli poiché non attecchirebbero e avrebbero bisogno di un vaso di dimensioni improponibili.

3. Dicono che: “Tagliare gli alberi non è sostenibile. Sarebbe più ecologico un albero di plastica”.
Falso perché: gli alberi di plastica derivano dal petrolio e devono poi essere smaltiti come rifiuti speciali. Gli abeti “finti” sono erroneamente considerati i migliori per tutelare il nostro patrimonio boschivo ma in realtà – secondo uno studio di Coldiretti – i cinque milioni di alberi finti che vengono in media acquistati ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina.

4. Dicono che: “È una distruzione della Natura, non è sostenibile”.
Falso perché: il taglio di alberi di questo tipo viene sempre eseguito in modo responsabile e rispettando i ritmi naturali di crescita. La pianta viene scelta tra quelle mature, quelle in sovrannumero e seguendo dei piani di gestione del bosco o della foresta a cui appartiene, in questo caso quello della Magnifica Comunità della Val di Fiemme (in Trentino). L’albero di Piazza Venezia viene da un bosco certificato per la sua gestione sostenibile secondo due standard internazionali, cioè FSC e PEFC. Gli abeti che invece vengono collocati in casa provengono obbligatoriamente da vivai o da aree ad essi dedicate in aree ad economia marginale, come le aree interne dell’Appennino. La scelta sostenibile quindi è far si che i soldi vadano a chi gestisce la montagna piuttosto che a trasformatori di plastica spesso in altri continenti!

5. Dicono che: “Era una pianta che faceva fare brutta figura alla Magnifica Comunità di Fiemme. Per questo l’hanno data via!”.
Falso perché: La pianta era ricca di rami e aghi ed il proprietario l'aveva scelta per la sua bellezza, come per anni l’ha già fatto per piazza Venezia di Roma. Oltre ad una possibile rovina dovuta al trasporto forse incauto, è probabile che la pianta fosse stressata per la siccità che da 12 mesi ha colpito tutta l'Italia‎ con piovosità ridotta al 50% (gli aghi di piante in queste condizioni cascano più rapidamente dopo il taglio).

 

 

 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014