18 Maggio 2018
Redazione
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18 Maggio 2018
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A Guadalupe nasce la chiesa centramericana

Il ruolo della Madonna di Guadalupe nell'evangelizzazione dei popoli aztechi nell'opera Treccani "Maria. Il culto da Oriente a Occidente"

Quando il 22 aprile 1519 Hernán Cortés sbarcò sulle coste dell’odierno Messico trovò una civiltà molto avanzata, con l’imperatore Montezuma II a dominare tutta l’area oggi delimitata dagli stati di Messico, Guatemala e Honduras.
La conquista spagnola dell’impero Mexìca non fu certo indolore, tutt’altro, molto storici la descrivono come una delle più sanguinose tra quelle compiute dagli spagnoli nelle Americhe.
La religione ebbe un peso importante in questo contesto, se in una fase iniziale la conversione forzata dei popoli indigeni esprimeva a pieno l’irruenza con cui gli europei avevano deciso di assimilare la cultura indigena, successivamente essa divenne luogo di incontro e di unione, principalmente intorno alla figura di Maria.
E’ un fattore questo che emerge bene in “La Madonna di Guadalupe”,  saggio di Josè Omar Larios Valencia contenuto nell’opera “Maria. Il culto tra Oriente e Occidente”, opera edita da Treccani con cui l’Istituto ripercorre la storia dell’iconografia a del culto mariano in diverse epoche storiche e contesti culturali.
 
Si legge nel testo: “I missionari e i conquistatori erano dunque permeati del culto della Vergine e lo diffusero con immagini e devozioni popolari. Quando giunsero in America si sentirono assistiti e difesi da Maria, e alla loro missione diedero un significato spirituale non privo di conseguenze sociali, economiche e culturali. Molto presto la presenza di Maria diede dignità agli oppressi, speranza agli sfruttati e ragione d’essere a tutti i popoli emarginati. Fra gli eventi che cambiarono la prospettiva della devozione a Maria ebbe particolare rilevanza l’apparizione della Vergine di Guadalupe”.
 
Secondo la tradizione nel dicembre 1531 Maria apparve più volte a Tepeyac, una collina nei pressi dell’odierna Città del Messico, ad un azteco convertito Juan Diego Cuauhtlatoatzin , per chiedergli di costruire un tempio in suo onore. Nell’ultima delle sue apparizioni, la Madonna promise al fedele, che non riusciva a convincere il vescovo locale ad edificare la chiesa, un segno a testimonianza dell’autenticità della sua storia.
Il segno era costituito da alcuni fiori che Juan pose sotto il suo mantello per mostrarli al vescovo, al cui cospetto però, una volta aperto il mantello stesso apparve al posto dei fiori l’immagine della Vergine che gettò il vescovo, ormai convinto, in ginocchio.
 
Sono diversi gli elementi del miracolo della Madonna di Guadalupe che lasciano comprendere come Maria vada a costituire quel ponte e quella continuità tra l’antica cultura indigena e quella europea che vi si sta costituendo. Il saggio ne presenta diversi:
“Nelle apparizioni e nei miracoli di Guadalupe vi sono momenti molto significativi di riconciliazione e di unità. L’immagine denota un’armonia perfetta tra le culture e i simboli che tramandano la verità, ma sono soprattutto importanti, per indigeni e cristiani, l’effigie sulla tilma e la collocazione nella ‘casetta sacra’. Nella cultura indigena la tilma rifletteva la posizione sociale: era a tinta unita quella dei contadini, colorata o ricca di ornamenti quella dei nobili e delle persone appartenenti a un rango sociale elevato. Aveva anche una forte caratteristica culturale: rappresentava protezione, matrimonio e consacrazione, ed era utilizzata per la raccolta dei frutti della terra, tutti elementi attinenti al messaggio guadalupano.
Per gli indigeni, nell’imprimere la propria immagine sulla tilma di Juan Diego, la Vergine attribuisce una dignità nuova, più elevata, alle persone comuni, soprattutto agli indigeni. Vi è di più, santa Maria di Guadalupe sulla tilma di Juan Diego pone tutti nella stessa casa, la Chiesa. Il laico, come Juan Diego, acquisisce un posto importante e decisivo nella Chiesa e nella sua missione evangelizzatrice. “
 
Inoltre emerge dal saggio l’importanza simbolica di Juan Bernardino, zio paterno di Juan Diego. A causa delle condizioni dello zio morente, infatti, Juan Diego disertò un appuntamento con la Madonna per andare a cercare un sacerdote che accompagnasse lo zio al trapasso. In una delle sue apparizioni Maria tuttavia lo rincuora per la salute del parente cui era contemporaneamente apparsa.
 “Per la sua posizione di anziano, benché indebolita a causa della conversione al cristianesimo, Juan Bernardino   rappresentava la comunità indigena sia nel sapere collettivo, sia nella sua identità, e poiché la malattia e la morte imminente erano una situazione comune per molti, la sua guarigione rappresentò anche una ripresa e un rinnovamento spirituale.
Il fatto che la Vergine abbia rivelato il suo nome a Juan Bernardino ha due effetti che si intersecano: ripristinare il suo ruolo di anziano della comunità, testimone di speranza per i sofferenti, con una rinnovata saggezza cristiana da trasmettere; divulgare il nome della Vergine di Guadalupe nella conoscenza collettiva degli indigeni, offrendo loro il modo di invocare la sua intercessione ed essere spiritualmente guariti sperando nella sua promessa. Si tratta di un vero cambiamento della condizione della persona nella società e della scoperta di una nuova cultura, che rafforza la tradizione senza rinnegarla.
In tale contesto, il nome della Vergine e quello di Juan Diego sono significativi nell’indicare la necessità di un accordo tra popoli di diverse culture e, in particolare, l’importanza dell’inculturazione per conseguire questa riconciliazione.”
 
È significativo pure che la Vergine abbia scelto un laico come messaggero, per sottolineare l’importanza del ministero laico in seno alla Chiesa, e che la scelta sia ricaduta su Juan Diego Cuauhtlatoatzin «aquila che parla». Per gli Aztechi l’aquila era araldo della loro civiltà e simbolo della divinità patrona, il dio del sole. Infatti, secondo le profezie, essi avrebbero eretto il tempio e iniziato la loro civiltà laddove avessero trovato un’aquila posata su un fico d’India nell’atto di divorare un serpente e ciò si verificò nel 1325 quando, dopo molte traversie, fondarono Tenochtitlán. […]. Juan Diego Cuauhtlatoatzin è quindi «il messaggero delle cose divine, il messaggero della nuova civiltà».
E’ un cerchio che si chiude, un cerchio in cui Maria è il centro, la stella polare che guida l’uomo alla scoperta di Dio, come ricorda il saggio citando San Giovanni Paolo II :
“Maria Vergine, immagine e madre della Chiesa, come ha affermato san Giovanni Paolo II, è stata ed è la vera «stella dell’evangelizzazione». Il Vangelo è stato annunciato ai popoli latino-americani presentando la Vergine Maria come la sua realizzazione più alta. Ella rappresenta il grande simbolo, il volto materno e misericordioso della vicinanza al Padre e a Cristo, con i quali invita a essere in comunione. Maria si è fatta portavoce, lungo tutta la storia della Chiesa, della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In Lei s’incontrano, in misteriosa fecondità, il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio."

 
 

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