5 Novembre 2015
Domenica 8 novembre a Roma la Marcia per la Terra in difesa del clima e dei più fragili
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5 Novembre 2015

Disastro di Maccarese: un anno dopo.

Una storia di volontariato e impegno per la salvaguardia della natura e dell'economia sostenibile.

Mi chiamo Alessandro Polinori, sono Responsabile del Centro Habitat Mediterraneo Lipu di Ostia e Consigliere Nazionale della Lega Italiana Protezione Uccelli, ma soprattutto sono un volontario Lipu da oltre trent’anni. 

Esattamente un anno fa avveniva il "Disastro di Maccarese": durante la notte due tentativi di furto all’oledotto Fiumicino-Civitavecchia provocarono la fuoriuscita incontrollata di cherosene per diverse ore, in quello che è uno scrigno di campagna e biodiversità, incastonato tra la costa tirrenica e l’aeroporto di Fiumicino, miracolosamente scampato alla cementificazione e compreso all’interno della Riserva Naturale Statale Litorale Romano. In questa zona le condotte corrono nella campagna coltivata e purtroppo il cherosene finì per riversarsi in due canali della zona, diffondendosi nella piana circostante, fino al mare, nei pressi di Fregene.
La scena, al mattino, era raccapricciante: acque iridescenti di idrocarburi, sponde dei canali con la vegetazione "bruciata”, migliaia di pesci, uccelli, anfibi e mammiferi morti o agonizzanti nell’acqua dei canali o sui campi vicini. L'allarme arrivò subito al nostro Centro, che si trova poco distante, sul litorale di Ostia, e in mattinata eravamo già sul posto per organizzare un intervento di salvataggio. Il CHM di Ostia lo abbiamo creato noi volontari della LIPU, con l’appoggio dei cittadini di Ostia, recuperando quella che era una discarica abusiva in riva al mare e ricostruendo al suo posto una zona umida, divenuta un paradiso per decine e decine di specie di uccelli ed un fondamentale punto d’aggregazione sociale.
Non potevamo esitare. L'urgenza era non solo di trovare animali ancora vivi da mandare al Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu di Roma con la speranza di poterli salvare, ma anche di raccogliere quelli morti, a migliaia, per evitare che altri animali se ne cibassero, attirati da una sorta di banchetto avvelenato a cielo aperto. Un disastro ambientale, infatti, si ripercuote per molto tempo dopo l'incidente iniziale: il pesce galleggia sull'acqua contaminata, il gabbiano lo mangia e vola via per morire su un campo lontano, una volpe o un ratto mangiano il gabbiano e a loro volta si intossicano; alla fine i resti di questi veleni, attraverso i canali, arrivano a chilometri di distanza dal luogo del disastro.
Ho ricordi struggenti di quei dieci giorni trascorsi sui canali: quell’odore pungente, sui vestiti, sulla pelle; i drammatici tentativi di salvare animali innocenti, colpevoli solo di aver incontrato sul loro cammino una mano criminale; il conteggio quotidiano dei cadaveri di animali raccolti ed inviati ai laboratori di analisi; i visi disperati degli abitanti della zona. Ricordo le grida di dolore di una nutria, tra le braccia di Paolo, uno dei nostri volontari, e poi il suo ultimo sospiro, durante la disperata corsa tra i campi; quei campi che si erano improvvisamente trasformati in luoghi di morte.
Ma ricordo anche, a qualche settimana dal disastro, l’avvistamento di un martin pescatore che era tornato a frequentare la zona, ricordo la mia speranza che non gli accadesse quello che era accaduto a molti suoi simili, e al tempo stesso l’emozione nel vedere come la natura riesca ad andare oltre la violenza che, troppo spesso, l’uomo perpetra ai suoi danni ed ai danni di tutti i suoi abitanti, animali ed umani.
Oltre agli animali, infatti, vittime di simili casi sono gli agricoltori e i residenti della zona. Li abbiamo incontrati, in quelle ore drammatiche, non ancora soccorsi da nessuno e incerti sul loro futuro.
A Maccarese ci sono molte aziende agricole, spesso a carattere familiare, che coltivano la fertile piana del Tevere. In gran parte le colture sono quelle tradizionali e biologiche dell'agro romano, che riforniscono di prodotti freschi e stagionali i mercati e i negozi di Roma, per un circuito virtuoso di prodotti a km zero.
Ciò che mi rimane è lo sdegno e la consapevolezza che le azioni umane, in questo caso criminali, e l'invadenza di strutture industriali nei contesti naturali, possano cancellare in un attimo secoli di sviluppo di un ambiente, naturale e sociale. Negli occhi degli agricoltori ho letto lo sconforto e il timore che, in un istante, anni e generazioni di lavoro potessero finire nel nulla. Ma c'è anche un aspetto positivo in tutta questa vicenda: il gran numero di volontari accorsi in difesa dell'ambiente, degli animali e delle coltivazioni, decine di studenti, famiglie, semplici cittadini, e tanti volontari Lipu, provenienti dal CHM, dal Centro Recupero di Roma, da Civitavecchia e dall'Oasi di Castel di Guido; in quelle ore frenetiche, siamo stati i primi a cercare di porre rimedio al disastro, precedendo le istituzioni e le strutture di tutela del territorio. Una dimostrazione di coraggio e abnegazione che ha stupito e commosso gli stessi agricoltori e abitanti della zona, che si prodigavano con affetto per farci sentire il loro sostegno: portandoci una bottiglia d’acqua dopo ore di lavoro ininterrotto o magari, più semplicemente, regalandoci un sorriso riconoscente, così prezioso in un momento in cui negli occhi avevamo solo scene di morte.
Il ricordo di quel fatto, ad un anno esatto di distanza, mi accompagnerà durante la Marcia per la Terra, insieme ai sorrisi degli abitanti di Maccarese ed alle drammatiche immagini della natura violata dal cherosene. L’8 novembre saremo lì anche per loro, “insieme per gli uccelli e per la gente”, per chiedere, a chi ci governa, rispetto e tutela per l'ambiente e per tutti i suoi abitanti, e per costruire, tutti insieme, un pezzo di mondo migliore, sempre più grande.

Nella foto: Un germano reale salvato da una volontaria della Lipu dalle acque inquinate di un canale a Maccarese - Foto Centro Habitat Mediterraneo LIPU di Ostia

 
 

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