6 Settembre 2019
Redazione
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6 Settembre 2019
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FAO: nel mondo 152 milioni di lavoratori minorenni

L'agenzia dell'ONU denuncia l'aumento del fenomeno su scala mondiale. La maggioranza dei minori lavoratori sono sfruttati per l'agricoltura. Le cause? Povertà, negazione dei diritti e mancanza di alternative.

A troppi bambini è negato il diritto a un'infanzia orientata alla formazione fisica e culturale. In tutto il mondo infatti 152 milioni di giovani tra i 5 e i 17 anni sono sfruttati per lavori manuali. Oltre il 70% di loro viene sfruttato in agricoltura, allevamento, pesca e silvicoltura; una percentuale che sale all'85% in Africa.

Con queste statistiche la FAO ha recentemente denunciato la grande parte di responsabilità dei produttori di cibo nella piaga del lavoro minorile. I giovani mandati nei campi, sui pescherecci, nelle foreste o sui pascoli prima di diventare adulti, non solo perdono l'opportunità di istruirsi a sufficienza per migliorare le proprie condizioni di vita, ma corrono anche il rischio di non svilupparsi correttamente nel fisico a causa dell'eccessiva fatica e dei possibili infortuni che comportano per loro questi lavori manuali.

La FAO, nell'appello diramato da Bruxelles, ha anche sottolineato che le risorse destinate alla lotta al lavoro minorile dai paesi e dalle organizzazioni internazionali, sono troppo concentrate sulle catene di approvvigionamento globale, mentre si trascurano i piccoli produttori che sfruttano allo stesso modo questa forza lavoro a basso costo.
Il fenomeno purtroppo è in aumento, visto che dal 2012 il numero di giovani sfruttati in agricoltura è cresciuto di 10 milioni.

Le cause all'origine del lavoro minorile in zone rurali sono, come è facile immaginare, lo stato di povertà delle famiglie, le scarse alternative di sostentamento, il ridotto accesso all'istruzione, l'inesistenza o la mancata applicazione di norme sui diritti dei lavoratori.

 
 

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