26 Luglio 2017
Giuliano Giulianini
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26 Luglio 2017
Giuliano Giulianini

Fuoco e vacanzieri minacciano il fratino... e ciò che resta della duna costiera

Il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia nei pressi di Roma è in pericolo a causa degli incendi, dell'invadenza, della criminalità, della mancanza di fondi e di strutture. Mobilitazione di naturalisti e residenti per salvare una famiglia di uccelli acquatici.

Molti lettori avranno visto "Piper", ultimo capolavoro della Pixar che ha vinto l'Oscar 2017 per i cortometraggi di animazione, raccontando la storia della nascita e delle prime esperienze su una spiaggia di un simpatico uccellino, alle prese con un nuovo mondo da scoprire. Forse non tutti sanno che il "personaggio" non è inventato: è un piovanello, una specie che appartiene ai cosiddetti limicoli, ovvero gli uccelli che vivono e prosperano vicino alle acque basse, dolci o salate. 

Questi animali, che si nutrono di invertebrati come vermi, molluschi e piccoli crostacei, hanno bisogno di habitat caratterizzati da acque ferme: le pozze, gli stagni, i laghetti non troppo profondi e le paludi costiere. In Italia questo genere di ambiente naturale caratterizzava gran parte dei litorali tirrenico e adriatico, prima che la mano dell'uomo cambiasse il paesaggio perseguendo i suoi scopi. Edilizia costiera, "bonifica" delle paludi, costruzioni di argini, porti e canali fluviali e marini, hanno via via ridotto a poche oasi naturali i numerosi habitat originari.
Uno di questi residuati di palude costiera si trova nei pressi di Roma, sul litorale di Ladispoli dove, a brevissima distanza dall'abitato si trova il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia. Qui l'ex Provincia, ora Città Metropolitana di Roma Capitale, ente gestore, e il WWF locale, insieme a residenti ed educatori scolastici lungimiranti, naturalisti e volontari, tra scarsità di finanziamenti e di mezzi, si adoperano per preservare qualche lembo di territorio dove ancora è possibile ammirare la quasi scomparsa duna mediterranea della Maremma laziale, con il suo aspetto selvatico caratterizzato da arbusti tenaci. Le dune separano la palude dalla linea di costa, e questo equilibrio permette la presenza di numerose specie che altrove, laddove gli stabilimenti balneari e le spiagge "arate" dai trattori hanno cancellato l'ambiente naturale, non hanno trovato asilo. Nelle poche decine di ettari rimasti, gli amanti della natura possono ancora ammirare allo stato selvatico anatre, germani, aironi, passeriformi tipici delle paludi come il migliarino e la cannaiola, e, appunto, uccelli limicoli come il piro piro, il cavaliere d'Italia, il corriere piccolo e il fratino.

Quest'ultimo, parente prossimo e abbastanza somigliante al piovanello che ha conquistato Hollywood, è protagonista di una storia di passione e pericolo che sarebbe anch'essa degna di un film. Il set è proprio su questo lido, le "riprese" sono ancora in pieno svolgimento, e il finale è ancora aperto. Il fratino è un uccello tipico ma piuttosto difficile da incontrare sul litorale romano, per i motivi già accennati. Nella primavera scorsa una coppia è tornata a nidificare tra le dune di Torre Flavia, immediatamente segnalata da esperti, naturalisti e birdwatcher che hanno capito l'importanza dell'evento: i due fratini avrebbero presto deposto le uova sulla sabbia, e poi presidiato il nido fino alla schiusa; poi avrebbero nutrito i piccoli, sorvegliando le loro prime scorrerie nei dintorni (proprio come si vede nel cortometraggio). A giugno, una seconda nidiata si è avvicendata alla prima, i cui piccoli si erano già "involati". Ma la zona è piena di pericoli: naturali come gabbiani, rettili e predatori vari; e artificiali, causati dall'uomo. Un'area di poche decine di metri intorno al nido è stata transennata per impedire alle persone di avvicinarsi al nido e disturbare la cova, e un gruppo di volontari si è dato il cambio per settimane per difendere il sito. Purtroppo non tutti sono sensibili alla tutela della natura e la vita della famiglia di fratini, che nel frattempo si è arricchita di altri due piccoli, è stata di volta in volta minacciata da: escursionisti più o meno inconsapevoli di violare un'area protetta; bagnanti invadenti o prepotenti, che hanno iniziato a frequentare la spiaggia con l'arrivo dell'estate; cani vaganti o lasciati colpevolmente liberi dai proprietari; e in ultimo dagli incendi che hanno portato il fuoco anche a Torre Flavia.

Lo scorso 16 luglio, uno dei roghi che stanno martoriando il litorale romano, ha lambito Torre Flavia, incenerendo canneti e arbusti di quella vegetazione che protegge le aree interne della palude dalle intemperie e dal mare. Le fiamme, per fortuna relativamente contenute, hanno ovviamente rappresentato una seria minaccia anche per la nidiata dei fratini. Venti forti e mareggiate dei giorni scorsi, inoltre, hanno danneggiato le strutture che rendono fruibile e delimitata l'area protetta: staccionate, pannelli e transenne. Il gruppo di persone che sta tenacemente difendendo i fratini dai pericoli "innaturali" del mondo che li circonda, ha lanciato un appello alle istituzioni, che riassume le difficoltà e le ristrettezze in cui si trova chi cerca di difendere la natura e l'ambiente nei fatti, non solo con gli attestati di solidarietà o sui social network. "Il personale del Parco - si legge nel documento - da venti anni (1997-2017) fa il possibile con mezzi irrisori per garantire: la pulizia della spiaggia [...], la manutenzione dei sentieri, l’installazione e sostituzione delle staccionate e della pannellistica (regolarmente vandalizzata durante i mesi estivi), le attività di didattica ambientale, l’approvvigionamento di acqua della Palude, la tutela e il monitoraggio della biodiversità".

Ai problemi di gestione "ordinaria" si aggiungono infrazioni, abusi e reati, ancor più odiosi se riferiti a un'area naturale dall'equilibrio così precario: dall'accumulo di rifiuti al transito di veicoli a motore sulle dune; dal sorvolo di veicoli ultraleggeri al bracconaggio. Tutte pratiche moleste, quando non criminali, che mettono in pericolo la vita stessa delle 500 specie di piante e animali, tra cui ben 180 di uccelli, abitanti di quest'oasi che, in teoria, è una Zona di Protezione Speciale secondo una direttiva comunitaria e una Stazione di ricerca scientifica LTER (Long Term Ecological Research) del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. L'appello è sottoscritto dal WWF e dalla LIPU, i cui volontari partecipano al campo di monitoraggio del nido, ma anche da una moltitudine di cittadini del litorale che capiscono quale patrimonio rischia di perdere il loro territorio. Che fine faranno i fratini di Torre Flavia? Il lieto fine hollywoodiano non è garantito.

Foto: Andrea Benvenuti Photography

 
 
 
 
 
 

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