9 Giugno 2016
Redazione
CUSTODIRE IL CREATO
9 Giugno 2016
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Il bosco della memoria

Nel piccolo borgo di Lucciano la tradizione di piantare alberi in memoria dei defunti

Lucciano, frazione di Pieve Torina, è un piccolo nucleo di quaranta abitanti nell’entroterra maceratese, un borgo di edifici a schiera sistemati per gruppi e poche case in pietra arenaria a vista collocate a macchie nel territorio circostante.
In questa località immersa nella natura e distaccata dalle dinamiche metropolitane si è sviluppata la pratica del piantare alberi, già in una forma sviluppata o da seme, in memoria dei cari scomparsi.

La pratica è partita dalla singola esperienza di un uomo qualche anno fa, che ha pensato di riprendere un’atavica tradizione locale per rendere voto alla sorella che intendeva ricordare; piantò una quercia a suggellare il patto di comunanza e di continuità tra l’uomo e la natura. Poi un ulivo è stato piantato successivamente in sua memoria, e così via fino ad oggi, che l’evento viene praticato come modalità diffusa, richiamando la presenza e la partecipazione di gente al di fuori del nucleo originario del paese, persone che diventano nuovi ‘seminatori’ andando a rimpolpare e modificare fisicamente e socialmente l’assetto del piccolo borgo.

La celebrazione simbolica dell’evento viene fatta coincidere con la ricorrenza di San Giuseppe, molto sentita dalla comunità locale: ogni 19 Marzo  il sacerdote dall’altare della messa si fa promotore del ‘rinverdimento’ regalando ai fedeli i semi benedetti delle nuove piante che rappresenteranno la linfa prodotta dalla loro memoria.
Seguire la crescita dal seme, dalla nascita delle radici alla fioritura, esprime tutta la progettualità dell’intervento. Un progetto che in questo piccolo paese gli abitanti hanno cura di mettere in atto. La cura nella scelta della pianta dedicata ad una persona, la preparazione umana e botanica dell’offerta, garantiscono una continuità alla storia personale e generale.

Ma la poesia non si ferma alla costatazione dell’attenzione posta da chi pianta nei confronti degli alberi e della terra: tutta la profondità dell’atto si legge nella risposta che la terra rende all’uomo attraverso la casualità del ritorno di nuova vita, nello stesso tempo imprevedibile e perfetta nella matematica dell’equilibrio creatore.

 
 

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